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“L’anno che verrà è come un libro di 365 pagine bianche. Spetta a te scrivere la storia e colorarla di emozioni”. È il suggestivo post di una certa Luisa Marcangeli (non ho idea di chi sia), scritto nel 2009 e facilmente rintracciabile su internet (Link). Deve averlo scovato anche Juncker, ed averlo trovato così ispiratore da fargli balenare la geniale idea di costruire un intero Libro Bianco; e visto che è il Presidente della Commissione Europea, lo ha intitolato Libro Bianco sul futuro dell’Europa.

Già, perché la storia dell’Europa è ancora tutta da scrivere. È vero: le pagine bianche sono magiche. Permettono di scrivere la storia. Se una pagina è già scritta, non la si può cambiare. Se è bianca, la storia si apre alla fantasia, alla creatività, all’inventiva.

Meglio allora lasciare alla fantasia, alla creatività, all’inventiva di altri attori l’onore e l’onere di scrivere la storia dell’integrazione europea da oggi in poi. Che sia qualcun altro a prendersi la responsabilità di decidere in quale direzione andare. Quali strategie adottare per cambiare un’Unione Europea che rischia l’implosione o, ancora peggio, la rassegnazione. Mica è una responsabilità dell’organo di governo dell’Unione. Non sia mai.

Certo, tra le righe, nelle pieghe delle frasi, nelle allusioni e nei pesi cromatici degli aggettivi, nell’uso accorto degli avverbi e nella scelta dei verbi stessi si può immaginare che la Commissione Europea abbia assunto un atteggiamento invece coraggioso, mostrando che in realtà predilige uno dei cinque scenari individuati. Ma con cautela, appunto, in punta di piedi, quasi che gli attori veri, i governi nazionali, non possano e non debbano essere disturbati mentre scrivono la storia dell’integrazione europea. Mentre decidono se andare avanti, procedendo rapidamente ed urgentemente verso una genuina democrazia sovranazionale; o se continuare a piccoli passi, con prudenza, con un occhio di riguardo alle elezioni nazionali.

Sia chiaro, in altri tempi, il documento della Commissione sarebbe stato importante, presentando lucidamente e con freddezza ai Capi di Stato e di Governo dei possibili scenari alternativi. In altri tempi.

Si, perché è proprio questo che colpisce. Ossia il fatto che in un momento come questo, col rischio concreto che le forze politiche anti-europee prendano il potere in paesi chiave dell’Unione (anche e soprattutto grazie proprio a questi atteggiamenti prudenti e pavidi), la Commissione abbia deciso di tenere un profilo così basso che anche un bruco farebbe fatica a distinguerlo.

Va bene, l’Unione Europea funziona così: è il Consiglio che prende davvero le decisioni, che sceglie per i cittadini, o meglio per gli Stati, o meglio ancora per la conservazione dei privilegi delle classi dirigenti nei vari Stati, che si guardano bene dal rinunciare anche ad un briciolo di potere (non di sovranità, quella l’hanno già persa) per risolvere i problemi dei loro cittadini, costruendo un sistema multilivello di tipo federale per affrontare uniti le sfide globali in un mondo sempre più complesso e agguerrito.

E poi, il Parlamento ha già detto cosa fare nell’immediato (a Trattati costanti) e nel medio periodo (con la riforma dei Trattati), con i tre rapporti approvati a metà febbraio. Perché quindi, in fondo, aggiungere un altro parere da parte della Commissione?

In questo clima surreale, nel quale sembra una volta di più che nessuno sia in grado di esercitare una leadership all’altezza dei compiti storici che l’Unione Europea ha di fronte, il Libro Bianco appare esattamente per quello che è: un insieme di pagine bianche, che lasciano aperte le porte a qualsiasi scelta.

Basta che la faccia qualcun altro.

Un Libro Bianco… di pagine bianche

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