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L’operazione finanziaria dell’anno, se non addirittura del decennio, salta: Intesa Sanpaolo non unirà il proprio destino a quello delle Assicurazioni Generali. Una decisione, quella presa dalla banca guidata da Carlo Messina, che ormai, dato il (troppo) tempo trascorso dall’annuncio dello studio un’operazione di combinazione del business (necessario a seguito della fuga di notizie), era attesa dal mercato.

IL PASSO INDIETRO

Così, in una nota ufficiale arrivata venerdì sera, Intesa ha fatto sapere di non avere “individuato opportunità rispondenti ai criteri – di creazione e distribuzione i valore per i propri azionisti – con cui valuta regolarmente le opzioni di crescita”. Nello stesso comunicato, la banca ha confermato l’impegno alla distribuzione di dieci miliardi di euro di dividendi cash per il quadriennio 2014-2017. Un impegno che diviene sempre più ambizioso se lo si inserisce nell’attuale contesto, caratterizzato da una crisi che in Italia continua a mordere più che altrove e da una Bce sempre più rigida (c’è chi ritiene giustamente e chi meno) nelle sue richieste di solidità, e quindi di patrimonializzazione, agli istituti vigilanti.

QUAL ERA L’OBIETTIVO DELLA BANCA

È anche per questo motivo che qualcuno ritiene che la mossa che Intesa stava (è ormai il caso di parlarne al passato) studiando sulle Generali avesse una finalità squisitamente patrimoniale. Come? Attraverso quello che in gergo si chiama il “compromesso danese” che, in sintesi estrema, consente a una banca di conteggiare una eventuale partecipazione in un gruppo assicurativo tra le attività ponderate per il rischio (risk weighted asset), con annesso beneficio degli indici che misurano la robustezza del patrimonio. Solo che Intesa, essendo una banca definita “conglomerato finanziario”, avrebbe potuto beneficiare del compromesso danese, mentre Mediobanca, che infatti entro il 2019 dovrà dedurre la sua quota di oltre il 13% nelle Generali dalle attività ponderate per il rischio, no.

I MOTIVI DEL DIETROFRONT 

Ma per Intesa non ci sarà alcun beneficio patrimoniale, perché ha appena annunciato di non essere più interessata al gruppo del Leone. Ma quali sono i motivi del dietrofront? Si possono individuare alcune ipotesi. Innanzitutto – col senno di poi lo si può affermare – l’uscita sul quotidiano La Stampa delle indiscrezioni, poi confermate, di un interesse della banca per le Generali hanno non soltanto scombussolato ma anche intaccato di fatto i piani e il lavoro di Messina, che in questo era certamente sostenuto dal presidente emerito di Intesa, Giovanni Bazoli. In primo luogo, perché l’uscita sulla stampa delle indiscrezioni ha innescato l’immediata difesa – dietro la regia della rivale di Intesa, Mediobanca – del gruppo assicurativo guidato da Philippe Donnet. Che, con una operazione di prestito titoli di recente trasformata in un vero e proprio acquisto di azioni, ha messo sul piatto oltre 1,1 miliardi di euro per salire al 3,4% di Intesa, proprio in chiave anti-scalata. In questo modo, per mettere le mani sulle Generali, la banca avrebbe dovuto lanciare un’offerta pubblica – prevalentemente di scambio, hanno fin da subito sostenuto analisti e addetti ai lavori, perché un’operazione cash sarebbe stata troppo costosa – su almeno il 60% del gruppo triestino.

IL PROBLEMA DEI PREZZI

Ma qui arriva il secondo rilevante problema provocato a Intesa dall’uscita delle indiscrezioni: non appena si sa dell’operazione allo studio da parte di Ca’ de Sass, si allarga la forbice di prezzo di Borsa delle azioni, a tutto svantaggio di Intesa che avrebbe dovuto scambiare un maggiore numero di propri titoli per aggiudicarsi le Generali. Basti pensare che dall’uscita delle indiscrezioni, scrive Marco Ferrando sul Sole 24 Ore, Intesa ha perso quasi il 16%, mentre Generali hanno guadagnato quasi il 3 per cento. Secondo Alessandro Graziani del Sole 24 Ore, il divario di olte 5 miliardi venutosi a creare in termine di capitalizzazione tra i due gruppi, “ha fatto vacillare uno dei paletti posti da Intesa perché l’operazione si realizzasse: la compatibilità patrimoniale e la tutela dei dividendi futuri per gli azionisti”.

ORA CHE ACCADRÀ?

Sempre secondo Graziani, a far saltare l’operazione sarebbe stata anche la recente mossa della francese Axa che, data nei mesi scorsi in manovra su Trieste, ha dichiarato di non essere interessata al Leone. Sarà vero che il gruppo assicurativo francese ha deciso di accantonare il dossier Generali? Quel che è verosimile è che ora i prezzi delle Generali, saliti molto sull’onda delle febbre da scalata e di una guerra tra Intesa e Mediobanca per il controllo, possano ripiegare. Ritornando magari in quell’area 11-12 euro (se non meno) che potrebbe di nuovo alimentare l’interesse di qualche compratore, italiano o straniero. Intesa, al contrario, potrebbe recuperare un po’ di terreno in Borsa dopo la batosta dell’operazione sulle Generali. Che avendo in portafoglio oltre il 3% della banca non potranno che gioirne.

Vincenzo La Via, Carlo Messina

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