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Chi pensava che il ruolo istituzionale ne avrebbe attutito l’approccio da “Trump contro tutti” della campagna elettorale, resterà deluso, ma non sorpreso. Nella sua prima uscita da presidente, è stato l’attacco la miglior difesa mostrata da “the Donald”, che sconta ancora le critiche di chi non l’ha votato e la diffidenza del resto del mondo in buona sua parte. Perciò, forse per sottolineare che non si farà condizionare da nessuno, eccolo reagire con parole forti e con un piglio da trincea. Ne ha avute per tutti, dunque. Da Obama, il presidente uscente di cui ha contestato la riforma sanitaria, al Messico, a cui Trump conta di addebitare l’allargamento del muro al confine tra i due Paesi. Ai russi, che riconosce essere stati “dietro gli hacker”, augurandosi però un buon rapporto con Putin e precisando che il nuovo inquilino della Casa Bianca “non è ricattabile”. Con Putin Trump spera di intensificare la lotta all’Isis, altro tema che rimprovera -l’eccessiva debolezza contro il terrorismo-, a chi l’ha preceduto.

Prima conferenza-stampa ufficiale e conferma dell’atteggiamento un po’ guascone, rifiutandosi di rispondere alle domande della Cnn, “perché voi siete fake news”, cioè divulgatori di notizie false.

Naturalmente, non bisogna prendere per buono né per vero tutto ciò che Donald Trump ha voluto dire all’universo mondo che l’ascoltava, quasi a testimoniare che lui non è cambiato: e per questo cambierà l’America. Anche le pur bellicose intenzioni, e molti degli annunci che, si può giurarlo, ne seguiranno da qui a quando eserciterà con pieni poteri il suo nuovo compito, dovranno essere giudicati sulla base degli atti e dei fatti. Nella democrazia americana neanche un presidente così intraprendente per prerogative istituzionali, oltre che per tracimante personalità, può agire ignorando il Congresso e i molti altri vertici che agiscono sul piano interno e internazionale. Ma non c’è dubbio che la prima uscita pirotecnica di Trump già ci dice una cosa: che la sua America intende essere protagonista in modo molto diverso da quella di Obama. Che l’interesse degli americani rappresenterà una preferenza permanente nella geopolitica del nuovo arrivato, e perciò l’Europa deve prepararsi a un ruolo più attivo, impegnandosi contro il rischio di isolazionismo d’Oltreoceano. Trump ha una sua visione delle cose, molto singolare per troppi aspetti, molto criticabile per altri. Ma con la quale il mondo dovrà imparare, presto, a fare i conti.

(Articolo pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi e tratto dal sito www.federicoguiglia.com)

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