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Secondo il professor John Blaxland, docente di studi strategici presso la Australian National University, la scorsa settimana, in Europa, gli Stati Uniti hanno lanciato un messaggio chiaro e potente: sono pronti a sconvolgere l’ordine globale stabilito per riguadagnare il loro vantaggio competitivo. La strategia emergente non riguarda un ritiro dall’arena internazionale, ma un riequilibrio dei rapporti di forza, adattandosi a un mondo sempre più multipolare.

Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha sorpreso la platea della Conferenza di Sicurezza di Monaco dichiarando che l’Europa ha un “nemico interno”, identificato nei leader che ignorano le preoccupazioni e i valori dei loro cittadini. Ha inoltre sottolineato la necessità di integrare i gruppi politici di destra nel mainstream politico, suggerendo un cambiamento radicale nella configurazione politica europea.

Parallelamente, il Segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha invocato un ritorno all’uso della forza militare e del “warrior ethos”, esortando i membri della Nato a destinare fino al 5% del loro Pil alla difesa, ben oltre l’attuale obiettivo del 2%. Queste dichiarazioni evidenziano un cambiamento di approccio: gli Stati Uniti chiedono agli alleati di fare di più per garantire la propria sicurezza, lasciando intendere che il ruolo di garante globale della sicurezza non sarà più un compito esclusivo di Washington.

Il presidente Donald Trump ha adottato una nuova visione transazionale delle alleanze, basata non sui valori condivisi, ma sugli interessi cosiddetti sovrapposti. La sua richiesta all’Ucraina di un significativo contributo economico per il supporto militare americano rappresenta un chiaro esempio di questo approccio pragmatico.

L’amministrazione Trump sta cercando di rimodellare le relazioni internazionali in base a sfere di influenza e a rapporti di forza multipolari, spostandosi da un modello multilaterale a uno in cui le potenze competono e cooperano secondo i propri interessi nazionali. La dottrina dell’“America First” sta ridefinendo quindi l’equilibrio geopolitico globale, con un impatto diretto su Europa, Asia e Medio Oriente.

Questo nuovo assetto geopolitico impone all’Europa di ripensare la propria strategia internazionale. Per troppo tempo, l’Europa ha dato per scontata la protezione americana sotto l’ombrello Nato, senza sviluppare una propria visione strategica coerente. Ora, con gli Stati Uniti più concentrati sui propri interessi e sulla competizione con la Cina, l’Europa deve colmare il vuoto geopolitico e diventare un attore globale indipendente. L’Europa deve riconoscere che il nuovo ordine multipolare richiede una maggiore autonomia strategica, un aumento delle spese per la difesa e una politica estera più assertiva. Per fare ciò, dovrà rafforzare le proprie capacità militari, diversificare le proprie alleanze economiche e tecnologiche, e sviluppare una narrativa geopolitica che unisca i suoi Stati membri attorno a interessi comuni.

Nonostante il nuovo pragmatismo americano, gli interessi di sicurezza e prosperità di Stati Uniti ed Europa restano fortemente interconnessi. Per affrontare le sfide globali, tra cui l’ascesa della Cina e l’aggressività russa, è necessario un rinnovo dell’alleanza transatlantica su basi più paritarie. Questo richiede un’Europa più forte e coesa, capace di contribuire attivamente alla sicurezza globale. Un dialogo strategico più franco e una condivisione più equa degli oneri militari potrebbero ridefinire il rapporto Usa-Europa, trasformandolo in una vera partnership strategica in grado di influenzare il nuovo ordine multipolare.

La nuova geostrategia americana non è solo una sfida, ma un’opportunità per l’Europa di emanciparsi come attore globale autonomo. In un mondo multipolare, l’Europa ha la possibilità di ridefinire il proprio ruolo, rafforzando le proprie capacità strategiche e sviluppando una politica estera più dinamica. Se riuscirà a farlo, l’Europa non sarà più solo un terreno di competizione tra grandi potenze, ma diventerà essa stessa uno dei poli del nuovo ordine mondiale. La chiave per il futuro sta nell’accettare la realtà multipolare e nell’abbracciare una strategia geopolitica flessibile, pragmatica e orientata agli interessi comuni.

L’Europa di fronte alla dottrina Trump, sfida o opportunità? Il punto di Preziosa

Di Pasquale Preziosa

Alla Conferenza di Monaco, l’amministrazione Trump ha inviato un messaggio chiaro all’Europa: è tempo di aumentare la spesa per la difesa e assumere maggiori responsabilità. Mentre Washington si concentra sulla competizione con la Cina, l’Europa deve sviluppare una strategia autonoma per rafforzare la propria posizione geopolitica. La ridefinizione dell’alleanza transatlantica potrebbe trasformarla in una partnership più equa e strategica. L’analisi del generale Pasquale Preziosa

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