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Un tempo la strategia di Putin sembrava quasi fantapolitica, sembrava la strategia di un uomo che non si era tolto ancora i panni dell’agente del Kgb. Putin si era prefisso di rompere il fronte occidentale, riportare il proprio Paese ad essere una potenza mondiale. Ma per quanto fantascientifici i suoi propositi potessero apparire, già durante il primo mandato presidenziale era riuscito ad avere dalla sua alleati di peso come la Germania dell’allora cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder e la Francia del presidente Jacques Chirac, i quali si erano coalizzati insieme a lui contro l’intervento in Iraq voluto dall’allora capo di Stato americano George W. Bush. Gli ex paesi satelliti dell’Urss, in procinto di entrare nell’Ue l’anno successivo, si erano schierati dalla parte dell’alleato americano.

Nel frattempo, come si sa, non solo il premier ungherese Viktor Orban confida maggiormente in una alleanza con il Cremlino, ma Putin potrà forse contare su un alleato addirittura nella Casa Bianca che verrà. Donald Trump che vi si insedierà come presidente degli Stati Uniti il 20 di gennaio prossimo, ha designato l’attuale Ceo della ExxonMobil, Rex Tillerson, come futuro Segretario di Stato. E Tillerson non solo ha profuso negli ultimi anni molte energie affinché il colosso energetico da lui diretto, si espandesse in Russia, ma si è anche sempre espresso decisamente contro le sanzioni imposte da Washington e Bruxelles alla Russia dopo il suo intervento in Ucraina e l’annessione della Crimea. Anche alla Turchia di Erdogan non spiace una liaison più stretta con l’inquilino del Cremlino, e così strada facendo si è vieppiù sfoltita la schiera di coloro che non intendono piegarsi o farsi manipolare da Putin.

Tra questi spicca la Germania. La Kanzlerin Angela Merkel fino a ora non ha mai dato segni di volersi scostare nemmeno di un millimetro dalla sua posizione dura nei confronti della Russia di Putin, contrastando anche una opposizione interna alla coalizione di governo, opposizione fatta soprattutto da una parte dei socialdemocratici. Ma mentre l’Spd è contraria per una questione di diverso approccio politico al problema Russia il fronte sempre più scontento degli imprenditori lo è ovviamente per altri motivi. Secondo i dati diffusi dal think tank Ostausschuss, il massimo centro studi dell’area est Europa e in particolare della Russia, tra il 2014 e il 2015 la produzione in Germania è scesa in seguito alle sanzione contro la Russia, per un valore complessivo di 13,5 miliardi di euro (il che equivale a una perdita di 60mila posti di lavoro), senza avere al tempo stesso sortito gli effetti desiderati sul piano politico (a iniziare dal conflitto in Crimea).

Chissà, forse Merkel avrebbe potuto anche cedere da qui a poco, su questo fronte o per lo meno alleviare la pressione sanzionatoria, non fosse che un paio di settimane fa Wikileas ha pubblicato atti che hanno spazzato via ogni tentazione di ammorbidimento. Gli atti pubblicati risalirebbero a un periodo che va dalla primavera del 2014 al gennaio 2015 e riguarderebbero documenti rubati molto probabilmente nel corso di un attacco hacker operato dai servizi segreti russi contro il Bundestag, questo almeno avanza come ipotesi la Commissione parlamentare Usa istituita sul caso NSA. E questo suggerisce anche un alto funzionario dei servizi tedeschi in una intervista pubblicata nel domenicale Frankfurter Allgemeine am Sonntag (F.A.S.).

Giusto per ricordare: la Commissione parlamentare Usa è stata istituita per indagare sull’attività di spionaggio messa in campo dai servizi americani interni NSA contro alleati Occidentali, tra questi per anni anche i capi di Stato francesi da Chirac a Hollande, e la Kanzlerin Merkel. Al tempo stesso la Commissione indaga sul ruolo dei servizi tedeschi, BND, i quali, stando a quel che è emerso fino a oggi, si sono a suo tempo mostrati molto collaborativi nei confronti dei colleghi dell’NSA. I documenti del Bundestag sarebbero stati sottratti più o meno contemporaneamente a quelli sottratti al Partito democratico americano. Ma mentre i documenti tedeschi trafugati erano classificati di “grado di segretezza minore” (come scrive la F.A.S), quelli americani pubblicati poi su Wikileaks insinuavano la possibilità che il candidato alle presidenziali Bernie Sanders fosse stato discriminato a vantaggio di Hillary Clinton, motivo per cui l’allora capo dei Democrats Debbie Wasserman Schulz, si era dimessa. Secondo quanto appreso fino a ora, sia i documenti del Bundestag che quelli dei Democratici Usa, sarebbero stati sottratti dai servizi segreti russi.

Il che spiega l’allerta crescente del BND in previsione delle politiche del settembre 2017 in Germania. Sulla capacità dei social media di esercitare pressioni o addirittura indirizzare il voto vericolando notizie false (“fake news”) si è già scritto molto a proposito dell’esito delle presidenziali americane. E se in un primo momento il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg aveva rigettato questo “potere”, analisi dei suoi più stretti collaboratori l’hanno fatto, almeno in parte ricredere.

L’allarme del BND è dunque più che giustificato. Perché escludere un cyber attacco russo l’anno prossimo. E così ci si prova ad attrezzare: il BND insieme al Verfassungsschutz, i servizi interni, ha condotto uno studio accurato su quanto sia alto il pericolo di attacchi cyber e di campagne di disinformazione da parte russa. I risultati di questo studio dovrebbero essere resi noti, stando alle fonti consultate dalla F.A.S, all’inizio del prossimo anno. Ed è sulla base di questo rapporto che il governo deciderà le misure per contrastare la minaccia.

germania, merkel

Tutte le paure politiche della Germania per attacchi cyber alle elezioni

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