Skip to main content

Se il piano Calenda è stato un primo tassello istituzionale e di sistema nella lunga marcia verso l’Industria 4.0, il contratto nazionale del settore metalmeccanico firmato oggi è un deciso passo concreto nella sua implementazione. Non che il rinnovo affronti in maniera diretta e specifica il tema della nuova manifattura digitale. Tuttavia la positiva chiusura della contesa sul contratto, e cioè del quadro economico e normativo di riferimento per fare impresa nella meccanica, consentirà ora alle parti sociali di concentrare i propri sforzi sulla attuazione del piano nazionale per Industria 4.0 forti di una intesa unitaria dopo ben otto anni di contratto separato.

Lunghi mesi di contrattazione, a partire da quella proposta di rinnovamento (e non di mero rinnovo) avanzata con forza da Federmeccanica, che hanno innescato un ampio confronto sulle nuove sfide delle relazioni industriali ben oltre i confini della meccanica e della manifattura. Una firma forse inaspettata, almeno nei tempi, in un Paese paralizzato in attesa di conoscere, con l’esito del quesito referendario del 4 dicembre, le sorti del governo di Matteo Renzi. Ed è per questo che non esitiamo a parlare di un coraggioso esempio di autonomia da parte dei corpi intermedi e della rappresentanza del lavoro e delle imprese, come peraltro confermano le recenti intese per il settore
del terziario e per l’artigianato, che hanno saputo prendere posizione evitando opportunismi di comodo. Un deciso passo in avanti verso un rinnovato sistema di relazioni industriali, dunque; e ancor di più nel rilanciare il nostro Paese nella sfida della competizione globale che ha dato avvio a quella nuova grande trasformazione del lavoro che tanto incide sui fattori della produzione e della distribuzione della ricchezza.

Sono diversi gli aspetti che ci portano a leggere questo rinnovo in termini di elemento di innesco, anche nel nostro Paese, della quarta Rivoluzione industriale. A chi già lo colloca tra le ineludibili premesse per l’atteso “patto della fabbrica” annunciato da Vicenzo Boccia ci permettiamo di segnalare che il contratto dei meccanici è già, per definizione, il patto della fabbrica, là dove ora la vera sfida posta dalla digitalizzazione del lavoro e dall’internet delle cose è la progressiva integrazione tra industria e servizi e con essa la nascita di modelli rivoluzionari di business tanto nella produzione che nella distribuzione. E questo perchè la quarta Rivoluzione Industriale non è la banale automazione dei processi di produzione, presente nelle nostre fabbriche da almeno trent’anni, ma piuttosto l’interazione costante e circolare tra produttori (lavoratori e imprese) e consumatori grazie a nuovi servizi e fenomeni di mass customization dei prodotti. Questo fa sì che il patto di cui abbiamo ora bisogno non è più quello della fabbrica ma semmai un nuovo e più esteso “contratto sociale” che, nel superare anche sul piano della infrastruttura normativa e istituzionale il Novecento industriale, spiani la strada ad una convinta attuazione del Piano nazionale per Industria 4.0 che, a ben vedere, è il vero Jobs Act di cui l’Italia ha tanto bisogno.

Se così è, pare a noi ben evidente, e sicuramente lo hanno capito per prime le parti firmatarie, che la quarta Rivoluzione industriale non sarà guidata in termini deterministici dalle c.d. tecnologie abilitanti e da vertici aziendali più o meno illuminati, quanto dalle competenze e dalla professionalità di tutti i lavoratori e con essi da relazioni industriali di tipo sostanzialmente collaborativo e di reale prossimità ai luoghi della produzione. Non pochi, nell’accordo appena firmato, sono i segnali che vanno in questa direzione, e che liberano ora le energie della alleanza dei produttori negli ambienti di lavoro, a partire dal riconoscimento del diritto post moderno alla formazione che in mercati globali del valore come quelli contemporanei, fluidi e segmentati, ha la funzione di surroga di quell’arcaico
articolo 18 proprio di sistemi di produzione statici tipici della impresa fordista. Al di là di valutazioni meramente quantitative, le 24 ore annuali per i lavoratori non coinvolti in piani di formazione aziendali rappresentano una svolta culturale di non poco conto all’interno di una evoluzione delle imprese, anche di piccole dimensioni, verso un modello di produzione in cui il ruolo della persona formata e competente sarà sempre più fondamentale. E la formazione è direttamente connessa con la produttività, ben più della mera deregolazione del quadro regolatorio
del lavoro avviata con il Jobs Act, perché dipende non solo dalla organizzazione del lavoro e dall’esercizio dei poteri di comando e controllo del datore di lavoro, quanto dalla presenza di capitale umano qualificato in grado di costruire e non solo governare l’innovazione.

Su questo fronte non si può che auspicare che i rinnovati spazi per la contrattazione aziendale possano aprire spazi ad accordi che davvero valorizzino i concreti aumenti di produttività e non solo, come ancora troppo spesso accade in ambigue attuazioni delle misure di detassazione del salario variabile, semplici aumenti automatici. In questo scenario sono due gli aspetti che occorrerà monitorare e che potranno, nei quattro anni di durata del contratto, aiutare a cogliere e vincere la sfida che pone Industria 4.0. Il primo, e forse il più importante, è la volontà di riformare la classificazione contrattuale del lavoro rispetto ai vigenti sistemi di inquadramento che, come si legge nella intesa, sono ancora fermi agli anni Settanta, e che oggi rappresentano uno dei principali vincoli alla digitalizzazione del lavoro che frantuma ruoli statici e modelli di retribuzione standardizzati su mansioni fisse.

Il secondo è la consonanza sul ruolo centrale delle politiche attive del lavoro e di sostegno ai percorsi reali di occupabilità della persona e riqualificazione professionale che diventano componente centrale, anche nella gestione delle politiche passive, di quello che deve essere un moderno sistema di welfare. Si tratta di due aspetti a ben vedere complementari sui quali si gioca la centralità del sistema industriale italiano anche nella sua capacità di allontanare lo spettro di scenari futuristici da fine del lavoro. E questo perché un modello stereotipo di regolazione dei rapporti di lavoro, che veda la formazione come investimento possibile unicamente in presenza di rapporti di lavoro
di lunga durata, oggi rischia di essere vano in mercati caratterizzati da estrema velocità e flessibilità.

Solo moderne professionalità, figlie di inquadramenti professionali non schematici ed in continua evoluzione con le tecnologie e i nuovi processi produttivi sollecitati dai consumatori, possono concorrere alla creazione costante di valore. Il sistema di politiche attive e di valorizzazione della occupabilità è, in questo scenario, il canale principale con il quale accompagnare la nuova grande trasformazione del lavoro.

La firma del rinnovo del contratto è, in questa prospettiva di analisi, un chiaro segnale anche per il governo che, dopo aver smantellato le vecchie tutele della fabbrica fordista basata su logiche di comando e controllo, non è ancora riuscito ad avviare il sistema delle politiche attive del lavoro e di ricollocazione che è ancora al palo ad oltre un anno dal varo del decreto legislativo 150 dello scorso anno. Parafrasando una non felice frase che ha accompagnato le riforme del lavoro di Enrico Letta prima e di Matteo Renzi poi, si può insomma davvero dire che ora non ci sono più alibi.

Neppure per il governo, questa volta.

(Articolo pubblicato sul Bollettino Adapt)

Tutte le novità del nuovo contratto dei metalmeccanici

Di Michele Tiraboschi e Francesco Seghezzi

Se il piano Calenda è stato un primo tassello istituzionale e di sistema nella lunga marcia verso l’Industria 4.0, il contratto nazionale del settore metalmeccanico firmato oggi è un deciso passo concreto nella sua implementazione. Non che il rinnovo affronti in maniera diretta e specifica il tema della nuova manifattura digitale. Tuttavia la positiva chiusura della contesa sul contratto, e…

Chi ha votato Sì (e ora dice No) alla riforma della costituzione. La guida del prof. Fusaro per il Sì

QUALI GLI SCOPI GENERALI DELLA RIFORMA? La riforma costituzionale ha lo scopo generale di semplificare il nostro modello costituzionale, rendendolo più efficiente e funzionale alle sfide (europee e globali) di questa fase storica, agendo in particolare su: Parlamento (composizione, funzioni, prevalenza Camera, riduzione componenti), rapporti Stato-Regioni (più potere allo Stato), abolizione di enti non necessari (province, Cnel). Più precisamente si…

autonomia

Cosa è il combinato disposto tra riforma costituzionale e Italicum?

PER IL SI'  Beniamino Caravita (Istituzioni di diritto pubblico La Sapienza) “L’approvazione della legge elettorale prima della riforma della Costituzione costituisce una scelta politica, che può essere apprezzata secondo tali parametri di valutazione e non dandone un giudizio sub specie Constitutionis. La legge elettorale appena approvata può essere criticata sempre sotto un profilo politico, ad esempio ritenendo preferibile che al ballottaggio…

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi. Come Bruxelles picchia ancora sulle banche

La Commissione ha presentato la scorsa settimana il pacchetto di nuove regole sulle banche. Bruxelles è intervenuta su molte materie: credito alle pmi, leva, liquidità, requisiti per il bail-in e per la capacità di assorbimento delle perdite (Mrel e Tlac), requisiti di secondo pilastro (Srep), principio contabile Ifrs 9. La Commissione ha così proposto modifiche al regolamento Crr, alle direttive…

Parliamo con distacco storico di Fidel Castro?

E' possibile giudicare la figura di Fidel Castro rimanendo prigionieri del tempo presente? Operazione non solo legittima, ma necessaria dal punto di vista dell'etica politica. Il cui principio ispiratore, non negoziabile, è la difesa intransigente della difesa delle libertà individuali. Pietra miliare di ogni convivenza civile. Valori, a loro volta, che sono il prodotto della modernità, sebbene teorizzati come elementi…

Perché la digitalizzazione può far impennare la produttività

Se malauguratamente ci tocca un ricovero in una città che non è la nostra scopriamo che gli ospedali non dialogano informaticamente tra loro, nemmeno in una stessa regione. Eppure cartelle cliniche condivise potrebbero salvarci la vita. Difficilmente in Italia potremo prenotare in via telematica i nostri esami o riceverne a casa l’esito. Il basso livello di digitalizzazione non riguarda solo…

Luca Montani, Francesco Grillo e Andrea Gumina

Che cosa si è detto al seminario di Formiche su infrastrutture e smart city

Il futuro corre veloce tra innovazioni tecnologiche impensabili fino a pochissimo tempo fa e una rivoluzione industriale - la quarta - che ha già iniziato a cambiare alla radice il modo di produrre e di pensare. Scenari in evoluzione costante e rapidissima che richiedono un salto di qualità a trecentosessanta gradi per rimanere al passo con i tempi: un'esigenza su cui devono…

Marco Morelli

Mps, la sortita di Ft, il dossier bond e le commissioni a Jp Morgan e Mediobanca

Lunedì 28 novembre è una data importante per il Monte dei Paschi di Siena. È, infatti, il giorno di partenza dell'offerta di riacquisto delle obbligazioni subordinate con obbligo, per chi le ha in portafoglio e accettasse la proposta, di reinvestire il ricavato nell'aumento di capitale fino a 5 miliardi, nell'ottica di ridurne l'ammontare. Ad accendere ancor più i riflettori su Mps…

Casaleggio

Ecco come il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio sfotticchia Davide Casaleggio

Non è la prima volta che tra il Fatto Quotidiano, giornale non ostile al Movimento 5 stelle, anzi, e il movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si registrano fibrillazioni. Infatti, pur essendo considerato un giornale vicino ai grillini, il quotidiano diretto da Marco Travaglio non risparmia stoccate a qualche esponente di spicco del movimento. Ma quella vergata domenica scorsa…

GIULIO RANZO CEO AVIO

Avio, tutti i dettagli sull'ottavo lancio di Vega

Mentre l’Europa si prepara alla ministeriale dell’Agenzia spaziale europea – prevista per l’1 e il 2 dicembre prossimi in Svizzera – e in Italia si dibatte sul referendum costituzionale del 4 dicembre, il gruppo internazionale Avio specializzato nei lanciatori spaziali scalda i motori per il prossimo lancio nello spazio. Dopo le recenti notizie corporate che hanno visto l’azienda aerospaziale avviare…

×

Iscriviti alla newsletter