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A meno di un mese dall’appuntamento referendario, si susseguono le prese di posizione pubbliche nel mondo cattolico, dove a distinguersi tra i sostenitori della riforma costituzionale sono i gesuiti, congregazione di cui fa parte papa Francesco. Ad aprire le danze era stato l’articolo di padre Francesco Occhetta che prima dell’estate su La Civiltà Cattolica (rivista diretta dal fidatissimo consigliere bergogliano padre Antonio Spadaro) ha definito “auspicabile” il successo della consultazione popolare. Tocca adesso a un’altra pubblicazione legata alla Compagnia di Gesù motivare le ragioni del Sì al referendum del 4 dicembre.

AGGIORNAMENTI SOCIALI PER IL SI’

A conclusione di un approfondimento sul merito del provvedimento lanciato alcuni mesi fa e sfociato in un dossier, Aggiornamenti sociali nell’editoriale di novembre firmato collettivamente dalla redazione ha deciso di annunciare la sua (ponderata) posizione favorevole alla riforma Renzi-Boschi. Fondata nel 1950 dai gesuiti del Centro studi sociali di Milano ed edita dalla Fondazione Culturale San Fedele, la rivista mensile diretta da padre Giacomo Costa – di cui è tuttora direttore emerito padre Bartolomeo Sorge – dopo aver sottolineato tre premesse “necessarie” (sfida all’astensionismo, no alla contrapposizione tra le parti, no alle posizioni che “tradiscono” la Carta costituzionale) scrive che “l’immobilismo è un modo per tradire lo spirito costituente, sancendo la distanza del testo dalla realtà vissuta”. Pertanto, si legge, “guardando alla storia del nostro Paese e ancor più al suo domani, approvare la riforma, pur con i suoi limiti, ci appare come il passo da compiere in questo momento, perché può meglio accompagnare e sostenere quanto fin qui è emerso nella società civile”. “È chiaro: la riforma non risolverà tutti i problemi del sistema politico italiano, ma può costituire un passaggio fondamentale e irrinunciabile”, continua l’editoriale. E ancora: “Non ci sono garanzie; ma bloccare ogni iniziativa perché non si sa ciò che potrebbe accadere sarebbe una condotta dettata dalla paura e dalla sfiducia; accettare le incertezze e le incognite di una novità, di cui si riconoscono pregi e difetti, significa sbilanciarsi verso il futuro e obbligarsi a ricercare un nuovo equilibrio” (qui il testo integrale dell’editoriale e il dossier).

LA POSIZIONE DI PADRE SORGE

Padre Sorge, già direttore de La Civiltà Cattolica tra gli anni ‘70 e ‘80 e punto di riferimento per i cattolici di sinistra italiani, già nell’aprile scorso in un’intervista al Sussidiario si era espresso positivamente sia sulla riforma costituzionale che sul governo di Matteo Renzi. Il sacerdote gesuita, che ha diretto l’Istituto di formazione politica “Pedro Aruppe” di Palermo da cui è scaturita l’esperienza della Rete dei sindaci di centrosinistra portata avanti da Leoluca Orlando, ha spiegato in quell’occasione che “non si può riformare un punto se non si riforma l’intero sistema. Cambiare una ruota di un ingranaggio non basta, se non i mette mano a tutto l’ingranaggio. Credo che – ha aggiunto – la semplificazione di una sola Camera fosse necessaria; capisco che il bicameralismo sia nato in contrapposizione ai guai causati dal fascismo, ma oggi non è possibile che per cambiare una parola diana legge si debba tornare al voto dell’altra camera”.
Interpellato sul suo giudizio positivo manifestato agli albori del governo Renzi, padre Sorge in quell’intervista ha ribadito che “al momento non mi pare ci sia un sostituto, perché anche per cambiare ci vuole uno all’altezza del compito che deve svolgere. Certo con il carattere un po’ duro che ha (Renzi, ndr) non si crea molti consensi, ma è l’unico che ha cambiato le cose”. Sia chiaro, “il paragone con Moro o De Gasperi non regge” ha precisato, perché loro “erano statisti di altra natura e statura in grado di ottenere il rispetto degli altri e degli avversari che ne riconoscevano le capacità e il valore”, mentre Renzi “non è proprio così, ma al momento non c’è di meglio”.

(Nella foto, tratta da aggiornamentisociali.it, l’abbraccio tra padre Sorge e papa Francesco)

Referendum costituzionale, un nuovo Sì dal fronte gesuita

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