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Una piazza spontanea, tranquilla, colorata, ma decisa ad andare avanti non solo a difendere i diritti della famiglia, ma soprattutto a promuoverli. La famiglia, il diritto alla vita e alla libertà religiosa sono capisaldi della nostra Costituzione e l’ordinamento già riconosce in modo ampio diritti individuali ai componenti di una unione omosessuale. Il ddl in questione, pur denominandosi delle unioni civili, in realtà non fa emergere in modo organico diritti già esistenti, ma individua un regime identico a quello del matrimonio. Questa sovrapposizione contrasta con la Costituzione, che tratta in modo specifico la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, distinguendola dalle altre formazioni sociali.

Del disegno di legge in discussione è iniqua la possibilità di adottare da parte della coppia omosessuale, se pure transitando dalla via della stepchild adoption, ovvero l’adozione del figliastro: in tal modo la crescita di un minore all’interno di una coppia omosessuale viene fatta equivalere a quella in una coppia eterosessuale, e il bambino è privato dal legislatore della varietà delle figure educative derivanti dal sesso diverso dei genitori.

Ed è inaccettabile, quale alternativa alla stepchild adoption, il cosiddetto “affido rafforzato”, cioè la trasformazione dell’affido in una adozione rispetto alla quale il decorso del tempo può far giungere a una sistemazione definitiva nella “famiglia” di destinazione. Affido e adozione rispondono a logiche differenti, avendo avuto finora entrambi come riferimento l’interesse del minore, variabile a seconda della situazione di partenza: nell’affido è una momentanea difficoltà della famiglia originaria, nell’adozione la stato di abbandono del minore.

Inoltre, dall’approvazione del ddl si perviene alla maternità surrogata: se il regime della convivenza è parificato a quello coniugale, dal primo non resterebbe fuori qualcosa che caratterizza il secondo. E se la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha costruito un “diritto” ad avere i figli, se diventasse ammissibile la via della adozione omosessuale, lo diventerebbe pure quella della “gestazione per altri”. Dunque, per prudenza e saggezza, invece di una legge affrettata, è meglio confrontarsi sulle conseguenze sociali in senso ampio di certe scelte (soprattutto quelle che riguardano i bambini) laddove leggi simili sono state approvate, e cercare di creare spazi pubblici per pensare a quale bene vogliamo per l’intera società.

Vi racconto il Family Day al Circo Massimo

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