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Il capo della base aerea di Lebraq, a Beida, ha annunciato martedì che il primo carico delle nuove banconote libiche è arrivato in Cirenaica. Si tratta di 200 milioni dei 4 miliardi di dinari previsti, immessi sul mercato dal primo di giugno. I soldi sono stati stampati da una ditta russa, la Goznak di San Pietroburgo, le cui azioni sono possedute per il 100 per cento dal ministero dell’Economia (e dunque è un asset del governo), che si occupa di produzione di carta moneta e titoli di Stato anche per altri stati, tra cui Libano, Yemen, Guatemala, Ruanda e Angola. La questione dei nuovi contanti libici è uno degli aspetti centrali del momento per il paese, diviso ancora tra un governo insediatosi a Tripoli sotto l’egida delle Nazioni Unite e una spinta federalista che arriva dall’Est, sostenuta più o meno apertamente da altri attori esterni come l’Egitto, gli Emirati Arabi, l’Arabia Saudita, ma anche dalla Francia e dalla Russia, che con una mano firmano protocolli di intesa ai tavoli negoziali internazionali a favore del futuro premier Onu Fayez Serraj, mentre con l’altra combattono a fianco dell’indipendentista Khalifa Haftar (uomo forte della Cirenaica) come hanno fatto i francesi a Bengasi, oppure fanno stampare banconote da una controllata statale –  nello stesso giorno in cui l’Est riceveva le banconote stampata in Russia, una delegazione dell’ambasciata di Mosca era in Libia alla base di Abusetta per incontrare Serraj.

Mercoledì, all’aeroporto di Tripoli di Mitiga, è atterrato il cargo che ha trasportato in Libia 112,5 milioni di dinari, stampati dall’inglese De La Rue, usata da anni per stampare i soldi libici: la Banca centrale libica (CBL) con sede a Tripoli ha fatto sapere che le banconote verranno distribuite alle bance commerciali di tutto il paese, compreso in Cirenaica, nonostante le volontà dell’istituto di Beida di fare politica unilaterale.

LA CIRCOLAZIONE DELLE NUOVE BANCONOTE

“La notizia adesso è che il governatore della CBL, Saddiq el Kadir, da Tripoli ha chiesto al Consiglio presidenziale (PC, l’organo esecutivo guidato da Serraj che dovrebbe veicolare il futuro governo di accordo nazionale, Gna. ndr) di vietare la circolazione delle nuove banconote”, dice a Formiche.net Mattia Toaldo, analista dell’European Council on Foreign Relations. “La scorsa settimana, dopo che la banca centrale tripolitana aveva inizialmente manifestato la sua completa opposizione, c’erano stati dei contatti tra i due istituti e sembrava che le banconote cirenaiche potessero anche essere accettate in tutta la Libia (sembrava dovessero entrare in circolazione il 2 giugno, ndr), ma ora le cose sono cambiate di nuovo”, spiega Toaldo, che aggiunge: “In realtà sullo sfondo c’è un rapporto tra Banca centrale di Tripoli e Consiglio presidenziale che non è mai stato troppo amichevole. Il problema è che Serraj e i suoi vorrebbero risolvere la crisi di liquidità con una specie di soluzione-Monopoli, ossia stampando denaro da immettere sul mercato” quello che cioè stanno facendo in modo indipendente in Cirenaica. “Mentre la Banca centrale – prosegue Toaldo – vorrebbe agire alla fonte, lavorando sulle spese”. Ma ora che succede? “La Cirenaica sta vincendo per il momento questa prova di forza, aveva quasi convinto tutti a sposare la propria linea, che però è una soluzione a brevissimo termine, invece per quanto riguarda il futuro occorrerà qualche tempo”, anche per capire l’effetto che le nuove banconote avranno sul mercato. L’immissione potrebbe produrre una crescita dell’inflazione, che si andrebbe a sommare alla crisi economica che ha colpito il paese, con i lavoratori del pubblico impiego che non ricevono stipendi regolarmente, le ditte piene di assegni post-datati e le banche che non concedono credito.

LA CAMPAGNA MILITARE (E POLITICA)

situation map sirteSulla crisi economica ha influito ovviamente la guerra civile. Sul campo le due macro-entità che Serraj dovrebbe cercare di riunire continuano a seguire agende differenti e legate agli interessi personali. “Ogni iniziativa messa in piedi dalle diverse fazioni crea più animosità, dalle campagne militari disgiunte all’immissione di nuove banconote”, dice a Formiche.net Héni Nsaibia, ricercatore indipendente specializzato in risk consultancy, monitoring security e terrorismo (su Twitter è @MENASTREAM, molto seguito dagli esperti). “Le milizie che rispondono al governo di Tripoli (essenzialmente le truppe misuratine, ndr) hanno accerchiato l’area alla periferia di Sirte, in cui il Califfato ha creato la propria roccaforte, invece, nonostante settimane di propaganda, Haftar ha puntato sul risolvere i suoi problemi in Cirenaica”. Mentre da Ovest le forze di Misurata (la principale delle fazioni politico/militari che sostiene Serraj) hanno ormai isolato il perimetro controllato dallo Stato islamico a Sirte (“ma ci sarà da vedere cosa succederà se entreranno in città: con le trappole esplosive disposte ovunque l’aviazione sarà un asset poco funzionale”), Haftar s’è continuato a concentrare sulla lotta contro il Consiglio della shura dei rivoluzionari a Bengasi e sul liberare Derna per conquistare i tasselli mancanti in Cirenaica. Derna è controllata per il momento da un gruppo di milizie, il Consiglio della shura (sostenuto anche da alcune fazioni misuratine), le quali hanno precedentemente scacciato i baghdadisti (che avevano usato la città costiera orientale come punto di primo attracco, già nel 2014): il generalissimo cirenaico tuttavia li considera terroristi per via delle inclinazioni islamiste e li combatte.”Haftar non vuole combattere lo Stato islamico per non ridursi al minimo: dunque per capire la sua strategia basta andare indietro al 5 maggio, quando le forze dell’Is attaccarono i misuratini ad Abu Grein. Perché mai Haftar, anche se è più forte dei misuratini, dovrebbe mandare i suoi a morire sotto le autobombe dei baghadisti se può lasciar fare il lavoro sporco a quelli di Misurata?”, dice Nsaibia. “E poi – aggiunge l’analista –[Haftar] vuole lavorare per tenere il territorio in Cirenaica”. Mercoledì mattina il corrispondente di Associated Press in Libia, Rami Musa, ha twittato una foto scattata durante una conferenza stampa del futuro ministro della Difesa del Gna, Al Mahdi al Barghathi a Bengasi: dietro di lui uno stuolo di uomini in divisa. Pare che almeno un paio di battaglioni delle forze combattenti della milizia Lna guidata da Haftar siano passati dalla parte di Barghathi, che era il vice del generale ma che ha sposato la causa Serraj; la sua presenza tra la squadra esecutiva del nuovo governo è uno dei motivi di divisione, visto che Haftar voleva per sé quella poltrona. Barghathi ha chiesto alle forze orientali di entrare nell’esercito libico, ossia di unirsi con le milizie che sostengono il Gna, perché l’unità della Libia dipende anche da un esercito unitario. “Il Gna sta cercando di portarsi gente influente dalla propria parte” aggiunge Nsaibia, cerca di espandersi per quel che può ad Est, lo fa per interposta persona e non direttamente. Braghathi è anche una garanzia per Ibrahim Jadhran, capo delle potenti milizie che controllano i pozzi di petrolio, che sta conducendo i suoi su Bin Jawad, un’altra delle aree precedentemente controllate dallo Stato islamico e in questi giorni liberata dalle Pfg. Nelle settimane passate si era parlato di un avvicinamento di Jadhran ad Haftar, ma tra i due c’è un’incompatibilità personale che ha portato il guardiano dei pozzi dalla parte di Serraj: l’impegno di Jadhran in questo momento è importante per il governo di Tripoli, visto che a quanto pare il management della società petrolifera che vorrebbe vendere in modo indipendente il greggio da Est (muovendosi sulla linea separatista della banca centrale parallela), con sede sempre a Beida, è fortemente influenzabile da Jadhran.

Fayez Serraj, Libia, trenta

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