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Nonostante la narrativa russa è, ed era, incentrata sul fatto che l’intervento militare a sostegno del regime di Damasco ha come fine l’eliminazione dello Stato islamico, dati provenienti dalle organizzazioni umanitarie dicono che gli attacchi aerei russi hanno ucciso più civili che baghdadisti.

Si ripetono quasi giornalmente i video in cui vengono ripresi velivoli militari russi (aerei ed elicotteri) mentre sganciano bombe non guidate su zone dove sono presenti civili. Il giornalista della BBC Steve che è stato embedded ai marinai russi del cacciatorpediniere “Vice Ammiraglio Kulakov” nei giorni di inizio gennaio, ha chiesto all’unico ufficiale autorizzato a parlare con i giornalisti a bordo, che cosa avesse da replicare alle accuse di organizzazioni e governi occidentali sull’uso di munizioni non guidate che aumentano il numero di vittime civili: il russo ha replicato che non ci sono «fatti o prove» che testimonino questo. Punto.

I dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, organismo con sede a Londra che ancora prova a tenere il conteggio delle vittime del conflitto siriano (mentre l’Onu ha smesso da quasi due anni), tra difficoltà pratiche di accesso al campo e quelle legate alla faziosità delle (della) fonte, fa sapere che sarebbero circa mille i civili uccisi nei quattro mesi di raid aerei russi sulla Siria ─ tra questi ci sarebbero oltre duecento minorenni ─, mentre gli uomini dello Stato islamico finiti sotto le bombe di Mosca sono 893, e 1141 gli altri militanti, molti dei quali fanno parte delle cosiddette opposizioni moderate che in taluni casi sono supportate anche dai governi occidentali nel tentativo di rovesciare il regime di Bashar el Assad. Alcune di queste entità, invieranno i propri rappresentanti ai talks negoziali che dovevano partire lunedì 25 gennaio a Ginevra, e che invece sono slittati al 29.

GUADAGNI LIMITATI, MA MISSIONE (QUASI) RIUSCITA 

Dalla fine di settembre 2015, quando la Russia ha iniziato la sua missione in Siria, i guadagni territoriali del governo sono stati limitati, mentre lo Stato islamico è avanzato ad oriente (su aree in effetti poco abitate) e i curdi hanno ampliato al nord la propria fetta di territorio. Gli analisti tuttavia dicono che Mosca è riuscita nella sua missione principale: puntellare, senza troppe remore, le aree di forte interesse governativo di nord-ovest. Salma, la città a pochi chilometri dalla roccaforte governativa Latakia riconquistata ai ribelli dopo tre anni di battaglie, è il simbolo della campagna russa, per questo i giornalisti internazionali sono stati accompagnati da uomini delle forze speciali russe per registrare reportage direttamente da dentro il villaggio.

LE TESTIMONIANZE

Amnesty international il mese scorso ha detto che i russi hanno volontariamente attaccato i civili in alcune zone dove la resistenza dei ribelli era serrata, ma hanno cancellato e falsificato le prove di queste loro operazioni per evitare le accuse di crimini di guerra. Sono state modificate le date delle immagini satellitari trasmesse, per diffondere notizie su bombardamenti in luoghi e tempi diversi: dopo aver distrutto una moschea nella città nord-occidentale di Jisr al Shugour, il ministero della Difesa russo ha pubblicato le foto di un altro edificio, citando la pubblicazione come prova che lo sciopero non aveva avuto luogo. Ma gli attacchi non solo hanno prodotto vittime civili, ma hanno anche prodotto massicce distruzioni di edifici e infrastrutture ad uso civile.

Il quotidiano inglese Telegraph ha raccolto alcune testimonianze sul posto: da Idlib i medici dell’unica struttura sanitaria rimasta in zona hanno confermato quanto detto dalle organizzazioni umanitarie; nel sobborgo di Damasco Douma, area controllata dai ribelli e assediata dall’esercito aiutato dai russi, sono state chiuse le scuole dopo che una bomba a grappolo russa ha ucciso otto bambini in un parco giochi.

Bassam al-Ahmad, portavoce del Centro di Documentazione violazioni in Siria (VDC), ha detto ad Al Jazeera che la sua organizzazione ha documentato nomi e cognomi di 1505 civili, di cui 346 bambini, e di soltanto 46 combattenti, uccisi dall’inizio dei bombardamenti russi. I dati, come al solito, sono differenti, tuttavia concordano tutti sul fatto che Mosca ha ucciso centinai di civili, contrariamente da quanto affermato dai portavoce governativi.

Già il primo giorno di raid russi in Siria c’erano state denunce a proposito del fatto che i jet di Mosca avevano raso al suolo un quartiere di Talbiseh, a nord di Homs (Siria centro-occidentale), distruggendo 60 abitazioni civili. Sabato scorso è stata diffusa la notizia che un probabile attacco aereo russo a Khasham, nell’area di Deir Ezzor, dove l’esercito siriano coadiuvato dal supporto aereo russo sta cercando di aiutare la difesa estrema di una base militare completamente accerchiata dalle forze dello Stato islamico. Vicende che fanno molto meno notizia delle “40 tonnellate” di aiuti umanitari che i cargo russi hanno paracadutato su alcune aree interessate dalle battaglie: racconto di cui i siti di propaganda russa sono pieni e molto ripreso dalla a volte disattenta stampa internazionale. In quegli stessi siti si parla di una campagna militare che in Siria sta sconvolgendo le sorti del conflitto a favore dei buoni, il regime, e distruggendo lo Stato islamico.

 

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