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Alla fine il fantasma di Atlante si è materializzato, con il fondo salva-banche pronto a concedere il bis, dopo il salvataggio della Popolare di Vicenza e a sbloccare l’aumento di capitale da 1 miliardo, propedeutico alla quotazione. Se tutto filerà liscio, Veneto Banca passerà presto sotto il controllo di Atlante, che ha indicato ufficialmente le sue condizioni per intervenire in soccorso di Montebelluna: per entrare in azione e far scattare con Banca Imi (Intesa) la copertura a garanzia dell’aumento, il fondo presieduto da Alessandro Penati (nella fotovuole almeno il 50,1% del capitale, in pratica il controllo della banca.

TRA SOCI MAZZIATI E VELENI AL VERTICE

La prospettiva Atlante, diventata giorno dopo giorno una certezza visto il premarketing deludente, ha fatto salire vertiginosamente la temperatura all’interno dell’ex popolare veneta. La tensione è esplosa due giorni fa con un secco botta e risposta tra il presidente di Veneto Banca, Stefano Ambrosini e Giovanni Schiavon, esponente del mondo associativo e vicepresidente dell’istituto. La situazione si è fatta improvvisamente incandescente quando ormai era chiaro come il valore delle azioni da offrire al mercato fosse pressocché nullo (fra 0,10 e 0,5 euro), molto vicino a quello stabilito dalla Vicenza. Un range che nei fatti valorizza il capitale attuale fra 12 e 60 milioni di euro contro i 5 miliardi di picco di capitalizzazione di un anno fa. Un’autentica mazzata, per gli 88 mila soci della banca, che hanno visto evaporare cinque miliardi. In mattinata, dopo un maratona di 24 ore in consiglio per deliberare la forchetta, Schiavon ha parlato senza mezzi termini di “livello reputazionale, fiducia, raccolta e liquidità in continua discesa” nonchè di un “ambiente pesante da tagliare con il coltello”.

LA RISPOSTA DI AMBROSINI

Parole che non sono piaciute al numero uno di Veneto Banca Ambrosini, che a stretto giro ha replicato a Schiavon, accusandolo di aver parlato “a titolo personale, quando in realtà sarebbe assai opportuno non parlare affatto, specie in un momento così delicato. Il senso di opportunità non è un obbligo giuridico, ma una qualità apprezzabile in tutte le persone, tanto più se si siede nel cda di una banca”. Lo scambio di battute ha fatto emergere quel senso di malessere che si respirava da tempo all’interno della banca, facendo pensare a molti addetti ai lavori una spaccatura anticipata del board, a solo un mese dalla sua nomina. Ma la tensione per un momento indubbiamente difficile non implica necessariamente una diversità di vedute industriali. E la verità, dietro la diatriba, può essere un’altra.

VI SPIEGO PERCHE’ HO SBOTTATO…

Cosa c’è dietro la reazione apparentemente scomposta di Schiavon? “Voglio chiarire che non c’è nessun problema tra me e il presidente Ambrosini. Non esiste una diversità di vedute industriali”, risponde Schiavon a Formiche.net. “Il mio è stato un gesto, a questo punto sbagliato, per esprimere tutto il dramma di una situazione in cui migliaia di soci hanno visto praticamente azzerato il loro capitale. Io vivo a Montebelluna e vedo tutti i giorni quello che succede, con la gente che non ha più nulla. Ho reagito così anche per una certa esasperazione”. Dunque, nessun problema con gli altri vertici della banca? “Asssolutamente no”, ribadisce Schiavon. Che a dirla tutta non è mai stato un ultrà del fondo Atlante, cui avrebbe preferito il mercato. “Purtroppo la risposta fin qui non è stata eccezionale, ma sono ancora fiducioso che si possa raccogliere un 25% di capitale tra i vecchi soci, così da costituire il flottante minimo per l’ingesso in Borsa”.

 …E PERCHE’ (FORSE) ME NE VADO DAL CDA

Ma all’origine delle esternazioni di Schiavon c’è qualcos’altro. L’ex magistrato ora ai vertici di Veneto Banca infatti, nei giorni scorsi è finito al centro di alcune insinuazioni, pare amplificate dall’ex presidente Pier Luigi Bolla (ora con lui in cda) che lo volevano destinatario di alcune somme da parte del vecchio managament della banca. La risposta dell’ex presidente del Tribunale di Treviso non si è fatta attendere, con Schiavon che ha sporto querela: “Sono attacchi vili e io sono stato oggetto di un dossieraggio inaudito e deprecabile e questo non ha certo contribuito a rasserenare una situazione già complesso”, spiega il numero due di Veneto Banca. “Sto seriamente pensando di andarmene ma come detto non per dissidi con il board, semplicemente perchè preferisco difendermi da libero cittadino piuttosto che in veste di amministratore. Quello che è successo è ignobile, per questo medito l’addio”.

E ADESSO?

Ora la domanda è: adesso che succede? L’offerta delle azioni partirà ufficialmente l’8 di giugno con un minimo vincolante di 0,1 euro e un massimo vincolante di 0,5 euro “e si concluderà a fine mese”, spiega la banca. Secondo quanto indicato dalla stesso istituto il collocamento delle nuove azioni prevede anzitutto un’offerta in opzione agli attuali azionisti e, successivamente, il collocamento presso investitori istituzionali italiani ed esteri per la parte inoptata. Poi, si vedrà.

Atlante, Vicenza, Alessandro Penati

Cosa sta succedendo in Veneto Banca (in attesa del fondo Atlante)

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