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Di seguito pubblichiamo la seconda parte dell’analisi di Carlo Jean; la prima parte è stata pubblicata ieri e si può leggere qui

La maggior parte degli osservatori è dell’avviso che Putin abbia preso in giro il presidente americano. All’ONU sembrava sicuro di sé, soddisfatto per i suoi colpi tirati di sorpresa, come se fossero semplici scherzi. Adducono a loro prova l’espressione ironica che aveva quando aveva salutato Obama e l’evidente imbarazzo di quest’ultimo. Gli ha fatto eco il suo ministro degli esteri Lavrov, che ha beffardamente sottolineato l’inutilità dei bombardamenti della coalizione a guida americana e il fallimento degli insorti sostenuti dagli USA.

A parer mio, la realtà è diversa. Anche se non ho una grande opinione di Obama, non credo che possa essere debole e ingenuo fino a tal punto. Le cose potrebbero mettersi molto male per Mosca. L’abilità tattica di Putin non può attenuare le debolezze e vulnerabilità russe. Qualora gli insorti ricevessero armi moderne, i pochi SU24 e SU25, che la Russia ha potuto schierare a Latakia verrebbero neutralizzati. Una controffensiva terrestre da parte di Assad ha ben poche probabilità di successo. Difficilmente potrebbe riconquistare Aleppo. Lo stallo militare esistente in Siria non cesserebbe. Un negoziato diventerebbe addirittura più difficile. Gli USA s’irrigidirebbero. Sarebbero obbligati a richiedere, come pre-condizione irrinunciabile per qualsiasi trattativa, la sostituzione di Assad. Se non lo facessero, riconoscerebbero implicitamente il successo dell’iniziativa di Putin. Non se lo possono permettere, dato che la Turchia – loro principale alleato nella regione – si sentirebbe tradita.

Insomma, l’intervento russo, anziché essere parte della soluzione del conflitto siriano, ne renderà più difficile la fine. E’ stata una mossa tattica alquanto arrischiata, senza realistici obiettivi strategici. L’unico che abbia proposto un assetto definitivo della regione, che ne superi la ri-tribalizzazione – piaccia o non piaccia – è lo Stato Islamico. Una sua vittoria non sarebbe però accettabile.

Il conflitto in Siria è quindi destinato a continuare. Resterà regionale. Penso che la probabilità di una sua escalation, con un conflitto fra la Russia e gli USA, a seguito di un incidente, anche con aerei turchi, o di un attacco alle navi russe nei porti siriani, sia alquanto remota. Anche un’aperta collaborazione fra Mosca e Washington per porgli fine mi sembra improbabile, anche se sarebbe auspicabile. Nelle attuali contingenze, gli USA darebbero l’impressione di essere al traino della Russia. Sarebbe per loro un’umiliazione inaccettabile e comunque disastrosa.

Perché in Siria non scoppierà la terza guerra mondiale

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