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Il sottosegretario Marco Minniti, autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, è intervenuto il 19 gennaio nell’ambito di un seminario di studi sul terrorismo di matrice jihadista organizzato dal Consiglio superiore della magistratura e dalla Scuola superiore della magistratura. L’evento formativo ha offerto, ai magistrati potenzialmente coinvolti nel contrasto alle forme terroristiche di matrice jihadista, una riflessione riguardante la ricostruzione storica, sociologica ed economica del fenomeno. Per l’iniziativa sono state selezionate 78 toghe provenienti dagli uffici giudiziari potenzialmente più esposti su questo fronte.

AD UN ANNO DAL DECRETO

La giornata di studi è caduta a quasi un anno di distanza dal decreto legge n. 7 del 18 febbraio 2015, con cui il governo ha affidato alla Procura nazionale antimafia il coordinamento delle inchieste giudiziarie in questo settore. Si tratta dello stesso provvedimento con cui l’esecutivo ha voluto colpire il fenomeno dei combattenti stranieri (i foreign fighter) e dare una stretta alla propaganda in Rete. L’appuntamento è stato occasione anche per fare il punto sull’efficacia degli interventi già compiuti e sui problemi da affrontare in materia di terrorismo.

APPROCCIO SOCIOLOGICO E STORICO

Nella prima parte del seminario (l’evento è stato seguito da Radio radicale) si è svolta una ricostruzione storica e sociologica del fenomeno. Sono intervenuti, tra gli altri, Lucio Caracciolo (direttore della rivista Limes), Martino Diez (direttore scientifico della Fondazione Internazionale Oasis) e, appunto, Marco Minniti. Ecco il suo intervento:

DA TERRORISMO MOLECOLARE AD ATTACCO MILITARE

La prima questione che bisogna porsi è se gli attacchi di Parigi sono grosso modo in analogia con quelli di Charlie Hebdo. La mia valutazione è che ci troviamo di fronte ad una situazione profondamente differente: nel senso che l’attacco del 13 novembre 2015 a Parigi segna un straordinario salto di qualità. La partita che si giocò il 7 Gennaio 2015 a Charlie Hebdo era espressione di un terrorismo molecolare. Parigi rappresenta un’altra cosa, è un attacco militare, si muovono più gruppi fortemente coordinati tra di loro probabilmente coordinati da un’unica regia e, per un limitato periodo di tempo, riescono quasi a prendere il controllo di un pezzo importante di una capitale come Parigi. Ci troviamo di fronte a una capacità terroristica che può gestire sia lo strumento del piccolo gruppo, che viene in qualche modo attivato attraverso il canale della propaganda, sia la cellula organizzata ed addestrata facente parte di un’organizzazione complessa.

ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA SENZA PRECEDENTI

L’Islamic State è un’altra cosa rispetto ad al-Qaeda perché tiene insieme due cose che mai nella storia un’organizzazione terroristica è stata capace di tenere insieme: una capacità propriamente militare, e cioè quella di sviluppare vere e proprie iniziative di campagna militare di conquista di territori, al-Qaeda non aveva questo obiettivo perché non aveva le capacità per poterlo fare, ma accanto a questa capacità di campagna propriamente militare, quella che in gergo si chiama capacità simmetrica, Islamic State ha la capacità asimmetrica e cioè è in grado di gestire un attacco terroristico e come dimostrato ha la possibilità di gestirlo in vari scenari nel pianeta. Questa capacità di tenere insieme simmetrico ed asimmetrico è un punto cruciale per comprendere quello che è avvenuto e quello che forse potrà avvenire.

PRIMO PUNTO: LA RAPIDITÀ DI AFFERMAZIONE

Un elemento importantissimo è la velocità con cui si afferma l’Islamic State. Nell’Agosto
2013 la comunità internazionale si interroga su cosa deve fare nei confronti di Bashar al-Assad che ha utilizzato armi chimiche contro il suo popolo. In quel momento, quando la comunità internazionale decide che la risposta è quella di aprire un negoziato per la distruzione delle armi chimiche, Islamic State che allora si chiamava Isis è una componente del fronte anti-Assad nemmeno tra le più forti. Sfido chiunque, escluso gli addetti ai lavori, a dire che in quel periodo si aveva un conoscenza particolare dell’Isis. Nel Giugno del 2014 al-Baghdadi fa il suo discorso (viene proclamato Califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) e lo fa dopo aver preso il controllo di un pezzo importante dell’Iraq e di un pezzo importante della Siria. Lo fa attraverso un’operazione militare non straordinariamente importante tuttavia che parte dalla fragilità dei gli Stati e su quali indirizza la propria forza offensiva.

IL SECONDO ASPETTO: I COMBATTENTI STRANIERI

Il punto di congiunzione tra la capacità simmetrica, e cioè quella di campagna militare, e la capacità asimmetrica sta nella figura che abbiamo chiamato foreign fighter. I combattenti stranieri sono il punto che congiunge il simmetrico con l’asimmetrico. I combattenti stranieri sono quelli che vanno in Siria ed Iraq a combattere, sono le divisioni di Abu Bakr al-Baghdadi e sono numeri non piccoli. C’è una discussione come al solito aperta sulle stime ma stiamo parlando sempre intorno ai venticinque-trenta mila uomini. Venticinque mila uomini che vengono da cento Paesi del mondo. Alcune migliaia sono europei. Questi combattenti stranieri sono la forza delle missioni sul terreno e sono quelle che potenzialmente ritornano per attivare l’attacco terroristico. I combattenti stranieri sono il punto di congiunzione tra quei due meccanismi fondamentali.

TERZA QUESTIONE: LA CONOSCENZA DEL NEMICO

C’è una terza questione un po’ più sociologica. I combattenti stranieri trasferiscono dentro Islamic State una visione e una conoscenza delle culture. Per essere più chiari e più precisi noi ci troviamo di fronte alla situazione per cui Islamic State conosce meglio le nostre culture e il veicolo della conoscenza delle nostre culture sta nei combattenti stranieri, sta in quelli che parlano perfettamente inglese poi magari dopo un minuto decapitano il cosiddetto “infedele”. Noi conosciamo molto poco loro, e qui sta la corsa anche ad avere un sistema analitico per comprendere. Noi dobbiamo capire in maniera molto evidente che di fronte a questo tipo di nemico la cosa che bisogna evitare a tutti i costi e la facile lettura degli eventi. Guardiamoci dalle semplificazioni perché le semplificazioni, in questo caso, non portano granché bene perché abbiamo di fronte un nemico che è molto complesso.

Clicca qui per leggere l’intervento completo

Marco Minniti

Come si combatte Isis secondo Minniti

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