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Sotto osservazione a Bruxelles c’è anche lo Sme supporting factor. Insieme all’introduzione di una ponderazione per il rischio diversa da zero per i titoli di Stato, la Commissione europea sta valutando di eliminare anche il fattore di supporto alle piccole e medie imprese, introdotto a gennaio 2014 su sollecitazione dell’Abi, l’Associazione delle banche italiane presieduta da Antonio Patuelli.
“In sostanza si tratta di un fattore di sconto, pari a 0,7619 – spiega Andrea Ferretti, docente di gestione delle imprese familiari all’Università di Verona – che riduce il patrimonio che la singola banca deve allocare a fronte di prestiti, purché di importo complessivo inferiore a 1,5 milioni di euro, concessi a una pmi. La decisione comunitaria è stata motivata dalla necessità di supportare un comparto socialmente rilevante, fortemente toccato dalla crisi e caratterizzato da un difficile accesso al credito e dalla minor rischiosità di un portafoglio differenziato composto da molte pmi”.

ITALIA SOTTO SCACCO
E non sorprende che la norma sia proprio di matrice italiana, vista la grandissima importanza dello scheletro di pmi nella nostra economia e le sempre maggiori difficoltà per esse a ottenere credito dalle banche. “Le piccole e medie imprese italiane rappresentano il volano dell’economia italiana ed europea. La loro principale fonte di finanziamento è rappresentata dai prestiti bancari – si legge sul sito dell’Abi – Le regole di Basilea 3 (e la loro trasposizione nella normativa europea con la Crr/Crd4) hanno previsto per le banche un incremento significativo sia della qualità che della quantità di capitale necessario a fini regolamentari.
Al fine di mantenere la possibilità per le banche di concedere sostanzialmente lo stesso ammontare di credito alle piccole e medie imprese, la proposta italiana prevede di modificare il trattamento prudenziale di questi portafogli tramite l’introduzione del cosiddetto Sme supporting factor. Si tratta di un fattore di ponderazione da applicare ai soli finanziamenti alle piccole e medie imprese che permette di compensare l’aumento dei requisiti di capitale imposto dalla nuova regolamentazione lasciandolo invariato al livello pre-crisi dell’8% (mentre attualmente sul mercato si trova già al 10,5%).
La formulazione attuale del testo del Regolamento europeo esclude le imprese che superano una certa soglia quantitativa di esposizione bancaria senza coprire tutte le imprese con fatturato fino a 50 milioni di euro”.

21 MILIONI DI PMI
Ma le piccole e medie imprese sono un elemento strategico per tutta l’Europa: in cui sono 21 milioni e impiegano 89 milioni di persone. Lo riconosce la stessa Eba che però ha di recente sollevato dubbi sul fatto che effettivamente i portafogli di pmi siano meno rischiosi e dunque sulla correttezza dello Sme supporting factor che potrebbe incidere sulla solidità del sistema bancario europeo. Un ragionamento che, come troppo spesso accade ai piani alti dell’Unione, va tutto nell’ottica del bilancio e non tiene in nessun conto il macro: il supporting factor negli anni più cupi della crisi è stato fondamentale per aumentare l’accesso al credito delle pmi, spesso salvandone le sorti.
“Il supporting factor è tutt’altro che superfluo oggi – continua Ferretti – Il “sentiment” dei mercati è migliorato ma la crescita è lenta e le pmi continuano a soffrire. Nonostante il qe le sofferenze in pancia alle banche bloccano la trasmissione del credito alle imprese”. Un aiutino sarebbe quindi gradito, e utile.

SUPPORTING FACTOR INUTILE PER L’ECONOMIA
Le obiezioni di chi vorrebbe rimuovere questo privilegio si basano sul fatto che in fondo sia stato inutile ai fini della crescita economica. Ma secondo l’Abi, che tra l’altro del supporting factor è l’ideatore originario, nei primi 19 mesi di applicazione i prestiti bancari per le pmi sono sono aumentati del 2% a fronte di una contrazione del 7% di quelli concesse alle grandi aziende, in otto dei 12 Paesi oggetto dell’analisi. Senza considerare che la media degli spread applicati alle pmi si è ridotta di 20 punti base.

… O DANNOSO PER LE BANCHE?
Stress test dopo stress test le banche europee sono stare costrette a rafforzare il proprio patrimonio. Sostenere che un topolino come lo Sme supporting factor possa intaccare la montagna Basilea 3 non è realistico. “Nell’attuale delicatissimo scenario – conclude Ferretti – riterrei che Eba e Commissione abbiano quasi il dovere morale di confermare la norma: anche perché, sospendendo bruscamente un farmaco, il rischio è quello di rendere più aggressiva la patologia trattata”.

basilea

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