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Primizia in Ue. Il vertice informale dei leader dell’Ue presso il Palais d’Egmont a Bruxelles di lunedì prossimo per la prima volta verrà dedicato al tema della Difesa. Se da un lato toccherà la capacità futura della Difesa europea, dall’altro metterà in risalto il modus con cui costruire un sistema del tutto nuovo (e come finanziarlo). Al contempo non potrà ignorare i fronti caldi presenti nei cinque continenti, con una consapevolezza: il cambio al vertice dell’amministrazione Usa, mescolato a due crisi come quelle di Gaza e Kyiv, non consente ulteriori tentennamenti da parte di Bruxelles.

Difesa europea

Giorgia Meloni ne ha parlato al telefono con il Cancelliere tedesco, Olaf Scholz, in vista del Vertice informale del prossimo 3 febbraio. Al centro del colloquio, lo sviluppo delle capacità di Difesa europea e il rafforzamento della competitività del settore industriale della Difesa. Sono state inoltre discusse possibili modalità di finanziamento degli investimenti necessari.

Il presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa, ha convocato “informalmente” i 27 con in agenda il tema della Difesa. Non sfuggirà che una serie di fattori oggettivi, come la minaccia russa, le instabilità e i conflitti nel mondo, costringono l’Ue ad una reazione forte e coesa anche al fine di essere soggetto autorevole dinanzi alle crisi in corso. Alla voce sicurezza e industria bellica, dunque, necessita non più solo un dibattito a più voci, così come c’è stato fino ad oggi, ma una svolta decisionale.

Per questa ragione durante il pranzo sarà presente anche il segretario generale della Nato Mark Rutte per riflettere sui rapporti con l’Alleanza transatlantica prima di affrontare un tema centrale come le capacità della difesa europea e i nuovi strumenti finanziari. Per la prima volta un vertice tra leader europei sarà dedicato solo alla difesa.

Fondo europeo per la Difesa

Da Bruxelles si segnala sul punto l’adozione del quinto programma di lavoro annuale del Fondo europeo per la Difesa (Edf), con cui la Commissione europea assegna oltre un miliardo di euro per progetti di ricerca e sviluppo. Secondo l’eurodeputato di FdI-Ecr, Alberico Gambino, “la sicurezza non dev’essere considerata un costo, ma un investimento strategico fondamentale per il futuro dell’Europa, e l’industria della difesa europea continua a soffrire di una forte frammentazione e di una eccessiva dipendenza da fornitori non europei”. Per questa ragione, aggiunge, l’Italia può e deve giocare un ruolo cruciale, “valorizzando le proprie eccellenze industriali e promuovendo progetti di cooperazione strategica, l’approccio alla sicurezza deve essere globale e integrato e questo include necessariamente la difesa cibernetica e la protezione delle infrastrutture critiche, dominio per una difesa moderna ed efficace”.

Il tema della difesa all’ordine del giorno del consiglio inoltre non potrà, gioco forza, ignorare i fronti di crisi aperti che necessitano di un intervento europeo. Due su tutti.

Qui Gaza

L’impegno dell’Italia accanto ai partner regionali e internazionali prosegue nella stabilizzazione del quadrante mediorientale e si concretizza con l’operazione congiunta delle Forze Armate italiane e giordane per dare assistenza alla popolazione della Striscia di Gaza, tramite il trasporto di ingenti quantitativi di aiuti umanitari. Un’attività complementare con l’azione portata avanti attraverso Food for Gaza, meccanismo attivato dalla Farnesina con il quale sono già stati portate nella Striscia oltre 100 tonnellate di aiuti alimentari e sanitari. Nei prossimi giorni, spiegano fonti italiane, arriveranno al Porto di Ashdod 15 camion donati al Programma Alimentare Mondiale e altre 15 tonnellate di aiuti.

Si tratta di interventi concreti che si sommano a quelli italiani già messi in campo sin dall’inizio della guerra come la missione di nave Vulcano in Egitto e a favore di bambini palestinesi anche con medici italiani negli ospedali degli Emirati Arabi Uniti. Per questa ragione Carabinieri sono partiti per il valico di Rafah, al fine di unirsi a un team internazionale della Forza di Gendarmeria Europea (EUROGENDFOR)

Qui Congo

Altro fronte critico quello africano in Congo, dove il rischio di guerra civile è altissimo a causa dell’avanzata fino al fronte orientale del gruppo armato M23, sostenuto dall’esercito ruandese che ha preso la città di Goma. In un discorso alla nazione il presidente della Repubblica Democratica del Congo Félix Tshisekedi ha parlato di un “peggioramento senza precedenti della situazione della sicurezza” nell’est del Paese, aggiungendo che è in corso “una risposta vigorosa” dell’esercito a fronte del disinteresse della comunità internazionale. Per questa ragione il Belgio per bocca del ministro degli Esteri Bernard Quintin chiede all’Unione europea di intervenire anche in considerazione del rapporto che esiste tra Ue e Ruanda, come il partenariato sulle materie prime critiche datato febbraio 2024.

Anche la Francia si è espressa chiedendo alle forze ruandesi di ”lasciare urgentemente” la Repubblica Democratica del Congo e al gruppo armato M23, sostenuto da Kigali, di ”ritirarsi immediatamente dai territori di cui ha preso il controllo”. La Spagna è il primo paese ad aver deciso di chiudere l’ambasciata a Kinshasa, per il deterioramento della situazione.

Un fondo ad hoc per la Difesa. Tutti i dettagli sul vertice di Bruxelles

Verso il consiglio europeo: una serie di fattori oggettivi, come la minaccia russa, le instabilità e i conflitti nel mondo, costringono l’Ue ad una reazione forte e coesa anche al fine di essere soggetto autorevole dinanzi alle crisi in corso. Alla voce sicurezza e industria bellica, dunque, necessita non più solo di un dibattito a più voci, così come c’è stato fino ad oggi, ma una svolta decisionale

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