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Ha un po’ il sapore degli anni 80 la mossa con cui il governo ha deciso nei primi giorni dell’anno di assicurarsi la proprietà della rete che porterà entro il 2020 l’internet veloce in gran parte dei comuni italiani. Dopo una telenovela durata mesi su a chi spettasse la proprietà della rete, il governo ha dato un colpo di spugna su tutte le ipotesi in campo: la rete sarà di proprietà dello Stato. Meglio identificato in Infratel, la società in-house del ministero dello Sviluppo Economico già proprietaria di alcune porzioni di rete (15.000 chilometri), risalita adesso agli onori della cronaca.

IL PIANO DEL GOVERNO

Il piano messo a punto dall’esecutivo (leggi qui cosa prevede nel dettaglio) prevede che sia la società guidata da Salvatore Lombardo il soggetto attuatore dei piani banda larga e ultra larga del governo, avendo come compito principale quello di portare la fibra nelle aree a fallimento di mercato, ovvero quelle dove l’infrastruttura è totalmente assente e la concorrenza inesistente. Sarà poi la stessa Infratel che gestirà le gare per la messa in posa, diventando in seguito proprietaria della nuova rete di telecomunicazioni veloce dello Stato, con la prospettiva, altro vantaggio dell’operazione, di essere in ultima istanza anche quotata, sulla falsariga di quanto avvenuto con Terna.
Ecco compiti, obiettivi e conti della società del Ministero dello sviluppo economico che guiderà lo sviluppo infrastrutturale della rete di nuova generazione.

CHE COS’È

Infratel Italia S.p.A. (Infrastrutture e Telecomunicazioni per l’Italia) è una società in-house del Ministero dello sviluppo economico costituita su iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa. Il suo obiettivo è ridurre il digital divide nelle aree a fallimento di mercato, attraverso la realizzazione di infrastrutture capaci di estendere le opportunità di accesso a internet veloce.

I VERTICI

Ai vertici della società siedono Domenico Tudini, nel ruolo di presidente, e Salvatore Lombardo, in quello di amministratore delegato. Tudini – si legge sul sito della società – è laureato con lode in Economia e Commercio, conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1980 ed è revisore contabile dal 1995. Dal 2007 al 2014 ha ricoperto la carica di vice presidente di Sport Network e Conti editore. Attualmente è Presidente di Infratel Italia e del Poligrafico e Zecca dello Stato. Ingegnere Elettronico con un Master in Business Administration presso Luiss Guido Carli, Lombardo ha sviluppato invece la sua carriera nella pianificazione, progettazione e implementazione di sistemi di telecomunicazioni a banda larga in Italia e all’estero in diversi operatori di telecomunicazioni. Assunto in Infratel nel 2004, nel 2010 diventa Direttore Generale della società e dall’ottobre 2014 ricopre il ruolo di Amministratore Delegato. Siedono nel Consiglio inoltre Antonio Arcese, Dario Lioto e Danila Sansone. Presidente del Collegio sindacale è Claudio Coen. Sindaci effettivi: Nadia Fontana e Leonardo Quagliata.

COSA FA INFRATEL

In base agli accordi tra Ministero dello sviluppo economico, Regioni ed enti locali, Infratel utilizza fondi nazionali, regionali o comunitari in coerenza con i piani governativi per la banda ultra larga. Provvede inoltre alla mappatura dei territori consultando enti ed operatori, attua e monitora i lavori fino al completamento delle infrastrutture e l’attivazione dei servizi. In linea di massima i piani per la banda larga possono prevedere la realizzazione diretta di infrastrutture pubbliche o incentivi economici ad un operatore per colmare il gap infrastrutturale.

LA MAPPATURA DEL TERRITORIO

Per individuare e aggiornare le aree in cui gli operatori non sono finora intervenuti con i propri programmi di infrastrutturazione, né hanno interesse a farlo entro i prossimi tre anni (aree in condizioni di “fallimento di mercato”) e identificare così le aree geografiche che saranno poi interessate dalle misure di aiuto previsti dalla “Strategia Italiana per la Banda Ultra Larga” approvata con Deliberazione dal Consiglio dei Ministri il 3 marzo 2015, Infratel bandisce periodicamente una consultazione pubblica. (Ecco l’esito dell’ultima consultazione)

L’ULTIMO BILANCIO

Nel 2014 il bilancio della controllata pubblica si è chiuso con un utile a 1,1 milioni (1,3 milioni l’utile 2013) a fronte di ricavi per 64 milioni (62 milioni nel 2013). Come emerge dal bilancio 2014, Infratel sta già realizzando lavori in tutta Italia per 151 milioni di euro, di cui il grosso concentrato in Veneto (ma anche in Toscana) con un incremento di 37 milioni sul 2013. Il tutto a fronte di crediti verso la clientela, tra fatture emesse o da emettere, per circa 26 milioni. Al 31 dicembre 2014 i costi di produzione ammontavano a 76,3 milioni di euro, con una differenza rispetto al valore di produzione di 211 mila euro. Nel 2014 si è verificato un incremento degli investimenti in immobilizzazioni materiali a seguito della contabilizzazione del valore delle tratte di rete in fibra ottica realizzate e consegnate dalle imprese appaltatrici.

I DEBITI VERSO I FORNITORI

Rimane certo un corposo stock di debito, quasi 260 milioni, il grosso dei quali verso i fornitori (58 milioni), tuttavia ridottosi rispetto ai 274 milioni del 2013.

Infratel, ecco chi controllerà la banda larga

Di Valeria Covato e Gianluca Zapponini

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