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Adesso le cifre sono nero su bianco, tutte pubblicamente consultabili: un ritratto impietoso che la Commissione europea ha deciso di tracciare per inchiodare gli Stati membri alle loro responsabilità, al molto che ci sarebbe da fare e al poco che nella pratica è stato fatto per intervenire nella crisi dei rifugiati. Un’operazione trasparenza, accompagnata anche da una lettera che il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker e quello del Consiglio europeo, Donald Tusk, hanno indirizzato a tutte le capitali: un modo per “invitare gli Stati membri a rispettare i loro impegni e ad attuare le misure concordate”, ha spiegato il portavoce dell’esecutivo comunitario. Segno che ai piani alti dell’Ue ci si aspettava ben altri risultati. E non a torto.

Si è indietro su tutto, a partire dai finanziamenti. Per il trust fund per l’Africa le capitali si erano impegnate a mettere sul piatto, in totale, 1,8 miliardi di euro. Per il momento si è fermi ad appena 28 milioni e 800 mila euro. Al fondo fiduciario per la Siria, invece, dai Paesi membri dovevano arrivare 500 milioni mentre si è ancora a 47 milioni e 300 mila euro. Molto meglio per gli aiuti umanitari: sui finanziamenti per Unhcr e altre associazioni si è arrivati a mettere sul piatto circa 439 milioni e mezzo, sui 500 che si erano messi in programma. Nel complesso la generosità degli Stati membri si è fermata, per il momento, a 2 miliardi e 200 mila euro e rotti dall’obiettivo. Come dire: il traguardo non è ancora nemmeno in vista.

Non va per nulla meglio sui trasferimenti di rifugiati per alleggerire i Paesi più colpiti, nello specifico Italia e Grecia, i cosiddetti ricollocamenti. La quota, già striminzita, di migranti che i Paesi si erano detti pronti ad accogliere era di 160mila persone in due anni. Peccato che, dopo alcuni mesi, i posti messi a disposizione dagli Stati siano appena 1.375, meno di un decimo di quelli necessari. Ancora più desolante il quadro delle partenze che si è effettivamente riusciti a realizzare. Dall’Italia sono partite in tutto 86 persone verso Finlandia e Svezia. Dalla Grecia ancora nemmeno una, anche se dalla Commissione assicurano che presto ci saranno le prime partenze verso il Lussemburgo.

Ancora in fase di partenza anche gli hotspot. Sui sei previsti in Italia è attivo solo quello di Lampedusa (gli altri saranno Pozzallo, Porto Empedocle, Augusta, Taranto, Trapani). Idem per la Grecia dove è in funzione solo il centro di registrazione migranti di Lesvos mentre gli altri quattro (Chios, Samos, Leros e Kos) ancora devono vedere la luce. E non si è ancora arrivati al risultato nemmeno per quanto riguarda gli impegni presi la scorsa domenica nel corso del mini-summit straordinario per la crisi dei Balcani. Si era stabilito che gli Stati lungo la rotta mettessero a disposizione 50mila posti per accogliere i rifugiati in condizioni dignitose: per ora si è arrivati a 12mila (5mila messi a disposizione dall’Austria, 3mila dalla Serbia, 2mila dalla Croazia e 2mila dalla Slovenia).

Nel frattempo, tra settembre e ottobre, in tutto 722 persone a cui non è stato riconosciuto il diritto di asilo sono state rimpatriate dall’Ue verso i Paesi di origine.

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