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Matteo Renzi nella parte del “furbetto del quartierino europeo” ci sta a meraviglia. Non c’è che dire: è un magnifico incantatore di serpenti. Per coloro che vogliono farsi incantare, naturalmente. Sempre in prima fila quando non c’è da rischiare nulla, non c’è mai quando deve assumersi qualche responsabilità piuttosto impegnativa. O meglio: c’è, ma è come se non ci fosse.

Nei giorni scorsi c’era anche lui tra i capi di Stato e di governo che manifestavano solidarietà a François Hollande e alla Francia. E, naturalmente, si guadagnava un posto tra i grandi nella guerra al terrorismo islamista. Perfino alla Sorbona, leggendo un testo in francese, dichiarava che “non ci faranno rinunciare alla nostra identità”, oltre a molte altre cose. E solennemente prometteva che l’Italia avrebbe fatto la sua parte.

Quale? Poco o niente. Un potenziamento dell’intelligence, un rafforzamento del contingente militare in Libano (sai che novità) e la richiesta di dare priorità al dossier Libia (in che modo non è dato sapere). Ma il colpaccio Renzi lo ha lasciato al suo ministro Guardasigilli, Andrea Orlando. I delinquenti del Daesh si combattono intercettando chat e Playstation, ci ha fatto sapere. Non ci aveva pensato nessuno, fanno credere a via Arenula. Eppure la Sony che produce questi infernali aggeggi avrebbe potuto dare lezioni a chiunque in materia spiegando che attraverso innocenti “console” si possono trasmettere messaggi tutt’altro che innocenti.

Tutto qui l’engagement dell’Italia nella crociata contro le milizie di Abu Bakr al-Baghdadi? Sembra proprio di sì. Al solito: proponimenti tanti, fatti pochi. E balza evidente la differenza tra la nostra leadership e le altre iscritte ad un campionato diverso, di categoria superiore.

Hollande non ha neppure dovuto chiederlo a Vladimir Putin di assumere un ruolo particolarmente attivo, per averlo al suo fianco, dal momento che il presidente russo può onestamente dare lezioni a chiunque in tema di lotta al terrorismo, ricordando che il suo “battesimo” al vertice del Cremlino coincise con attacchi criminali islamisti che lo indussero a muovere guerra alla Cecenia e stroncare così sul nascere la prospettiva di un Califfato caucasico. Obama non poteva restarsene in disparte, per quanto abbia inizialmente nicchiato: l’isolazionismo non si addice ad una grande potenza.

David Cameron sta convincendo il Parlamento britannico ad intervenire massicciamente con adeguate forze militari contro il Califfo. Angela Merkel non ha avuto bisogno di indire estenuanti riunioni per decidere di mandare seicentocinquanta soldati nel Mali e far volare i Tornado sulla Siria, le è bastato consultarsi, nel viaggio di ritorno da Parigi, con il vice cancelliere Sigmar Gabriel (socialdemocratico), con il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier (socialdemocratico), con il ministro della Difesa Ursula von der Leyen (Cdu).

L’alleanza è bella che fatta. La Francia moralmente la guiderà. Tutti insieme i soggetti che hanno assicurato la loro disponibilità faranno ciò che hanno promesso: la guerra. E se lo tengano il mal di pancia coloro che non vogliono sentir pronunciare questa parola.

Renzi, ovviamente, non starà a guardare. Si muoverà scompostamente come al solito. E darà il suo sontuoso appoggio alla coalizione contro il terrore a colpi di tweet. Del resto, lo abbiamo visto: con la Playstation ci sa fare.

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