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Stato di diritto ridotto al lumicino, assetto istituzionale caratterizzato dalle profonde anomalie conseguenti al “golpe blanco” del Novembre 2011 e al sostanziale misconoscimento della sentenza della Corte costituzionale sul “porcellum”, sono le condizioni sovrastrutturali di una società italiana in crisi profonda morale, culturale, economica, sociale, con tassi di disoccupazione generale e, soprattutto, giovanile e femminile, ai limiti della tenuta del sistema.

E’ grande la confusione nel partito del presidente del consiglio e segretario del PD, non solo per la scissione intervenuta sulla sua sinistra destinata a diventare una ferita difficilmente ricomponibile, nonostante la caparbia difesa della “ditta” da parte della minoranza bersaniana, ma per lo sconquasso politico amministrativo, culturale e morale presente nelle principali realtà locali governate da quel partito.

Sul fronte alternativo della destra, dopo la manifestazione di Bologna, è avviata una ricomposizione a guida leghista che, così com’è sin qui combinata, appare di difficile attrattiva per quel 50% di elettorato che ha deciso l’astensione. Senza una modifica alla legge super truffa dell’Italicum, “ il giovin signore fiorentino” corre il rischio di doversi confrontare in un ballottaggio assai pericoloso con il M5S di Grillo.

Ciò che più rattrista in tale situazione e nel deserto delle culture politiche  di quasi tutti i partiti, è l’assenza di una proposta politica forte di ispirazione popolare e liberale che, con quella riformista, ha rappresentato storicamente una delle  condizioni essenziali dello sviluppo democratico dell’Italia.

Hanno dato una ben cattiva rappresentazione di sé i residuati bellici ex democristiani, frantumati tra le piccole guerre fratricide di inesistenti e squalificati capetti sempre alla ricerca di accomodanti posizioni di potere e dediti a politiche di corto respiro, in uno spazio politico in cui ai valori si sono sostituiti non già gli interessi generali, ma quelli “particulari” familistici e dei cerchi magici laudatori dei signorotti feudali di turno. Un manipolo di sbandati erranti a destra e a sinistra alla ricerca della sopravvivenza.

Più vasto e interessante è ciò che accade nella multiforme realtà associativa, culturale e politica presente copiosa  nelle diverse realtà territoriali regionali e locali, dalle quali esce una voce forte all’unisono: “ vino nuovo in otri nuovi”.

La ricerca, per molti  aspetti affannosa e non priva di elementi contraddittori, è quella di individuare un nuovo contenitore, un soggetto politico capace di raccogliere e di saper rispondere alle istanze della realtà, interpretandole alla luce del pensiero cristiano sociale e guidato da una dirigenza politica totalmente rinnovata rispetto a quella residuale rimasta sul campo “sanza nfamia e sanza lode” e, in taluni casi, con rimarchevoli colpe e pesanti responsabilità.

La difficoltà sta nel tentare di raccordare senza traumi ciò che rimane espressione residua della cultura popolare, democratico cristiana e liberale a livello istituzionale, con i fermenti nuovi e ancora allo statu nascenti presenti all’esterno delle attuali residue e frammentate rappresentanze.

Servirà una grande dose di umiltà e di generosità, sia da parte di coloro che sono stati assai tristi protagonisti nella lunga stagione della diaspora democristiana, sia da parte delle nuove leve, nella convinzione reciproca che serve una forte solidarietà intergenerazionale per la ricomposizione dell’area popolare, liberale e riformista italiana.

E’ questo l’obiettivo che ci proponiamo con il convegno del 28 e 29 novembre prossimi  a Roma, con il quale intendiamo ricomporre le rappresentanze politico culturali presenti dentro e fuori delle istituzioni, dando vita a una Federazione di Centro nella quale, diversamente dalle logiche prevalenti negli attuali partiti di tipo leaderistico, assumere come metodo di conduzione quello della collegialità.

Dall’esempio che verrà da Roma  si potrà cercare di raccordare in tutte le realtà locali le diverse esperienze istituzionali e non in comunità di partecipazione democratica, rette da organismi collegiali rappresentativi in termini di pari dignità.

Solo dopo si porrà il tema delle alleanze, tenendo conto, tuttavia, sin d’ora, che il compito che spetta ai popolari e ai laici cristianamente ispirati, rimane quello di dar vita alla seconda gamba del sistema, per far uscire l’Italia dalla crisi di democrazia e di rappresentanza che ha reso insopportabile alla maggioranza dei cittadini l’attuale assetto politico istituzionale del Paese.

Primo impegno dopo il convegno di fine novembre: il forum nazionale dei popolari e laici liberali e riformisti da tenersi entro i primi mesi del 2016, con il  quale dar vita al nuovo soggetto politico da dotare di un condiviso programma e, contemporaneamente, la presentazione di liste unitarie dei popolari e dei laici liberali e riformisti alle prossime elezioni amministrative con una rinnovata classe dirigente.

Ettore Bonalberti

www.alefpopolaritaliani.eu
www.insiemeweb.net
www.don-chisciotte.net

Alla crisi di sistema serve una risposta di cultura popolare e liberale

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