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Riceviamo e pubblichiamo
Molti paesi della Ue stanno traendo vantaggio dall’istituzione delle Zone Economiche Speciali (ZES). Per favorire il rilancio economico di aree svantaggiate, la Commissione europea ha introdotto la possibilità di congelare le norme sugli aiuti di stato. In sostanza, la aree riconosciute come svantaggiate possono godere di incentivi fiscali. In Italia non ne è stata costituita ancora una. Se na parla, si sono avviate le pratiche in alcuni casi, in altri siamo alle firme, in altri ancora abbiamo quantomeno delimitato le aree. Il ritardo è come al solito imputabile alla burocrazia, cioè a quel leviatano che nemmeno l’attuale Governo ha il coraggio di affrontare nonostante i proclami. Prima o poi vedremo concretamente una ZES italiana, ma possiamo scommettere che non avrà successo. La complessità della norma reinterpretata dai burocrati nostrani e l’eccessiva articolazione dei supposti vantaggi per le imprese renderanno le ZES uno strumento poco efficiente.
La medesima sorte toccherà al progetto delle Zone Franche Urbane che la Lombardia sta tenacemente promuovendo. Anche se dovesse ricevere il benestare nazionale, le ZFU sono troppo complicate per attirare investitori mentre sono invece un terreno fertile per commercialisti e studi legali.
Qual’è la morale? Che non si può pensare di attirare investimenti e quindi creare occupazione con provvedimenti eccessivamente burocratici. Più che il fisco amico, gli investitori e gli imprenditori sono proporzionalmente attirati dalla poca burocrazia. Il secondo fattore è il sistema di giustizia che deve essere certo e trasparente, cioè l’esatto contrario di quanto succede da noi. La tassazione è importante, ma conta meno delle partite amministrative e dell’efficienza della giustizia.
L’AREA INNOVAZIONE
Per l’area Expo, ho proposto l’istituzione di un’Area per l’Innovazione (API), una zona giuridicamente indipendente dal punto di vista legale, economico, amministrativo e politico (LEAP zone).
Si tratta di una Free Zone  il cui obiettivo politico è quello di stabilire gli obiettivi strategici di sviluppo di una certa area stabilendone le regole affinché si possano attrarre investitori e imprenditori grazie all’assenza di burocrazia, ad un sistema giuridico semplice e rapido e ad una fiscalità competitiva rispetto a quella delle zone limitrofe.
– Il Sistema Legale deve essere rapido, veloce, certo ed efficiente. In molti paesi per raggiungere questo livello è stata prevista una deroga alla soluzione delle controversie rispetto al livello statale in favore di un sistema di Common Law, rapido e immediato.
– La pressione fiscale deve essere competitiva e attrattiva. Si potrebbe anche ipotizzare una tassa piatta o addirittura uno 0% per chi investe, ma, come detto, non è sufficiente se il contesto non è altrettanto appetibile.
– Le pratiche amministrative devono essere azzerate. La libera iniziativa d’impresa non deve essere soffocata dalla giungla amministrativa. Sarebbe ad esempio utile che imprese e investitori avessero un canale semplice ed immediato per dialogare con l’amministrazione.
– Le tre condizioni non sono impossibili da realizzare nella misura in cui la Politica riprenda il suo ruolo al di sopra della burocrazia e riduca il raggio d’azione all’arbitro che regola il gioco guardandosi bene dall’entrare in campo a sua volta. E’ la politica che elabora visione, idee e strategia.
L’API proposta per Expo si adatta bene a quelle aree, come il porto di Gioia Tauro dove le ZES sono bloccate dagli stessi che dovrebbero istituirle. Luoghi geograficamente non ospitali come Dubai, Hong Kong, Singapore e Shenzhen sono stati in grado di attirare investitori da tutto il mondo dando vita ad economie prospere. Se ci fosse la volontà politica, i cittadini lo sappiano, si potrebbero raggiungere i medesimi risultati in un Paese, come il nostro, dove la geografia è certamente più interessante.
Voi dove investireste a parità di condizioni?

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Di Pietro Paganini

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