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Pubblichiamo l’editoriale di “Fabbrica Società, il giornale della Uilm, on line dal prossimo 30 settembre

E’ giunto l’autunno e, con il cambio di stagione, sono arrivate le prime piogge. Con l’avvento della fase contrattuale un po’ di nubi s’addensano anche sui tavoli dei rinnovi dei contratti di lavoro scaduti, o in scadenza, che riguardano ben 23 categorie, per poco più di cinque milioni di addetti.

Il Ccnl dei metalmeccanici è tra questi: scade a fine anno; il 2 ottobre termineranno le assemblee, insieme alla consultazione collegata, sulla piattaforma rivendicativa preparata da Fim e Uilm; immediatamente dopo, il testo in questione sarà inviato alla controparte; entro il mese di ottobre i metalmeccanici di Cisl e Uil si attendono una convocazione da Federmeccanica per avviare il tavolo di confronto.

Su questa scadenza pesa un altro confronto, quello tra Confindustria e sindacati confederali. Il 22 settembre l’incontro tecnico, convocato tra le parti sulla riforma del modello contrattuale, non c’è stato. O meglio, non si sono presentate le delegazioni di Uil e Cgil, mentre c’erano quelle di Confindustria e Cisl.

Carmelo Barbagallo, leader della Uil, ha spiegato che non ci saranno altri incontri fin quando non saranno riavviati i confronti per i rinnovi contrattuali delle categorie interessate. Confindustria, infatti, s’era impegnata a rispettare l’autonomia delle proprie federazioni, affinché proseguissero nelle trattative di categoria. Ma così non è stato.

La replica di Confindustria è giunta a stretto giro di posta. Il presidente, Giorgio Squinzi, ha fatto sapere di voler trovare alternative al modello attuale per evitare uno scontro frontale. E’ bene ricordare che nello scorso mese di febbraio era stata la Uil a indicare una proposta di modifica dell’attuale sistema confederale basata sulla possibilità di legare gli aumenti del contratto nazionale all’andamento del Pil. Ma quella “avance”, purtroppo, non ha ricevuto riscontri ufficiali.

La Confindustria, invece, vuole correlare gli incrementi salariali alla produttività aziendale e utilizzare ampiamente il welfare a disposizione delle imprese. In questo modo il contratto nazionale garantirebbe il potere d’acquisto dei salari solo rispetto all’inflazione registrata. Ciò significa aumenti a consuntivo e non in anticipo, com’è ora.

Le difficoltà di rapporto in sede confederale, giunte in questo mese quasi a un livello di “allarme rosso”, non possono e non devono in ogni caso ostacolare il rinnovo del contratto metalmeccanico. Il contratto va fatto, perché la ripresa dell’economia italiana è iniziata ed il rinnovo in questione non può che aiutare la crescita. Il settore metalmeccanico e quello manifatturiero, in particolare, rappresentano la colonna portante dell’economia industriale e non solo del Paese intero.

La Uilm si è sempre contraddistinta per la capacità di fare buone intese, soprattutto per quanto concerne i contratti. Solo con questa storia alle spalle un sindacato è tale e può guardare in prospettiva. Lavoratori e imprese abbisognano di un contratto che garantisca salari migliori e una buona produttività. Questa è la rotta da seguire, nonostante qualche nuvola all’orizzonte. Purché non piova.

Antonello Di Mario

Direttore di “Fabbrica Società”

Sfide e nubi sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici

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