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Se sarà eletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump farà una politica dell’immigrazione ‘leghista’: espellerà tutti i migranti senza documenti e annullerà le disposizioni di segno contrario impartite dal presidente Barack Obama.

Il programma di Trump, delineato in un’intervista a uno dei programmi ‘cult’ dells Nbc News, ‘Meet The Press’, non stupisce, perché il magnate dell’immobiliare e showman televisivo aveva già messo in chiaro come la pensa in merito, quando aveva qualificato i messicani nel loro insieme come “trafficanti e stupratori”.

Le possibilità che Trump possa attuare il suo programma sono infime. Nello stuolo di 17 aspiranti alla nomination repubblicana, ‘Donald il rosso’, per via del colore dei capelli e basta, è ora in testa ai sondaggi, ma ha contro l’establishment del partito e, inoltre, ha l’handicap di polarizzare l’opinione pubblica: un conservatore su quattro è con lui, ma tre su quattro non lo vogliono proprio.

E se dovesse presentarsi da indipendente, come ha già ipotizzato, non avrebbe la forza di vincere, ma condannerebbe alla sconfitta il candidato repubblicano.

La sua campagna è stata, finora, un susseguirsi di gaffe che gli sono valse consensi da parte di chi apprezza il parlare schietto, a volte pure un po’ volgare: nel mirino dei suoi attacchi sono così finiti il presidente Barack Obama e la candidata democratica Hillary Clinton – fin qui, tutto normale – e gli altri aspiranti alla nomination repubblicana – ed è ancora normale -, ma anche eroi di guerra come il senatore John McCain, giornalisti ‘scomodi’ e intere categorie di potenziali elettori, come gli ispanici o le donne.

Nell’intervista televisiva, Trump, che ha compiuto un controverso sopralluogo al confine tra Texas e Messico, a Laredo, e che ha già sollecitato più volte la costruzione di un muro sulla frontiera – barriere, del resto, già ne esistono -, ha detto: “Terremo insieme le famiglie, ma gli illegali se ne devono andare”. La riforma dell’immigrazione propugnata dal presidente Obama prevede, invece, procedure di riconoscimento della cittadinanza agli immigrati che vivono da tempo negli Usa e vi lavorano, sanandone così la posizione.

In attesa che il magnate dell’immobiliare metta per iscritto il suo programma, c’è però chi rileva delle contraddizioni fra il comportamento dell’imprenditore e le promesse del politico che difende dagli immigrati i posti di lavoro americani. Giorni fa, la Reuters aveva scoperto, consultando i dati del ministero del Lavoro Usa, che nove società di Trump, dal Duemila a oggi, hanno chiesto 1.100 visti per immigrati da impiegare come cuochi, camerieri o con altre mansioni. E continuano a farlo: a luglio, la Mar-a-Lago Club che gestisce un lussuoso complesso in Florida, ha sollecitato 70 visti per lavoratori stranieri. Inoltre, la Trump Model Management ed il Trump Management Group LLC hanno chiesto visti per 250 lavoratrici stranieri particolari: vogliono modelle.

Qualcuno dei lavoratori ispanici di ‘padron Trump’, irritato dalle sue dichiarazioni, gli si rivolta contro: lo chef spagnolo José Andres, ad esempio, l’ha piantato in asso. E lui lo cita in giustizia: vuole 10 milioni di dollari di risarcimento per il mancato rispetto dell’impegno a gestire il ristorante di punta del Trump International Hotel di Washington.

Andres, che dirige 18 ristoranti negli Stati Uniti, ha rotto il contratto proprio perché Trump insulta gli immigrati messicani e vuole costruire un muro al confine tra Usa e Messico. Nella citazione, depositata davanti a una Corte del Distretto di Columbia, i legali del magnate eccepiscono che lo chef “conosceva da tempo le opinioni del signor Trump e la sua franchezza”.

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