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La questione greca è paradossale. Tutti sembrano esultare per l’accordo; come dire: viva la “pace”. Ma questo accordo non può funzionare, perché i due contendenti (Germania e Grecia) non possono che fregarsi a vicenda; con gli altri intorno che, disarmati, fanno finta di non vedere.

La Germania cerca di raggranellare più soldi possibili dalla sua esposizione creditizia con la Grecia; sa che non sarà dal pil greco che questi soldi le ritorneranno; e quindi punta ai 50 miliardi previsti per le privatizzazioni (il calcolo dei 50 sembra un po’ astruso; ma insomma…). Poiché entreranno nel privato alcuni settori strategici per la Grecia (telecomunicazioni e trasporti, tra l’altro), la Germania forse spera di essersi anche conquistata uno sbocco al mare nel Mediterraneo. Per i tedeschi l’alternativa sarebbe stata il nulla; perdere i propri crediti e soprattutto spaccare la propria Europa. Gli argomenti della cancelliera Angela Merkel per il suo Parlamento dovrebbero essere più che convincenti.

Alexis Tsipras farà più fatica a convincere i suoi; forse non il suo Parlamento, poiché potrà racimolare voti dalle sue minoranze filo-europee; ma la sua maggioranza sembra già spaccata. Potrebbe ricucirla, spiegando dove potrà stare il trucco. Gli hanno detto che il Paese “monetario” è alla canna del gas; o entrano risorse dall’estero o i soldi in banca sono ormai finiti; e quindi il fallimento è in Grecia, prima che con gli altri Paesi. C’è sempre il dubbio che il convento sia povero e i frati ricchi, come diceva Rino Formica sui partiti politici, a cominciare dal suo. In effetti l’economia a nero in Grecia è enorme, tanto da non poter essere neppure immaginata (le cifre in proposito sono solo opinioni). Ma le banche sembrano essere ormai quasi vuote (non a caso sono chiuse).

In questa situazione Tsipras ha scelto la sopravvivenza: primum vivere deinde philosophare. Avere soldi il prima possibile da mettere in banca. Ma una cosa sembra sicura, stando alle cifre: che la Grecia non potrà restituire gli euro che si stanno cumulando nel suo debito estero; se le va bene ci dovrà convivere; se le va male, tra poco, si riaprirà la questione Grecia-Euro-Europa. Con fatica lo Stato è arrivato ad avere un avanzo primario leggermente positivo. Ma, qualsiasi cosa si inventi, non sarà mai così positivo da poter ripagare gli interessi cumulati, col debito. La triade lo sa benissimo e ha cercato solo di limitare il danno. Tsipras ha fatto lo stesso e ha rinviato la partita.

Si salva ora. Si destreggerà per non avere troppi danni su privatizzazioni, su eccessive intrusioni estere nella propria politica economica, su tasse smisurate, capaci di impedire qualsiasi accenno di sviluppo e si prepara al futuro. Quale? Dentro a questo “sistema” è condannato, senza alcuna via di uscita (a meno di un forte azzeramento del debito estero, per calcolo politico dei suoi creditori “pubblici”). Può tentare di creare un altro “sistema” e materia per lavorarci ne ha, essendo i confini del mondo sempre più vicini e le economie sempre più internazionalizzate. Chissà che non abbia in testa un trucco, un disegno per questo nuovo “sistema”. Bisognerà vedere anche e soprattutto se il popolo greco vorrà stare, ora e nel futuro, con questa Europa oppure no.

François Hollande ha celebrato il suo 14 luglio, festa nazionale, inneggiando a questo accordo dell’Europa con la Grecia, grazie soprattutto al suo lavoro di intermediazione. C’è veramente da festeggiare? O in realtà hanno fatto tutto “in scienza e coscienza”.

Tutte le trame (tedesche) della commedia greca

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