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Il Sinodo ordinario sulla famiglia è ormai alle porte, e il dibattito a livello di conferenze episcopali è già entrato nel vivo. Le risposte delle comunità di fedeli al secondo questionario inviato nei mesi scorsi, al termine dell’appuntamento straordinario del novembre 2014, stanno giungendo a Roma dopo essere state raccolte dalle diocesi. Entro un paio di mesi, sarà pubblicato l’Instrumentum laboris, la traccia che guiderà la discussione nell’Aula Nuova.

PREOCCUPAZIONE PER IL CROLLO DEI MATRIMONI

Quanto alla situazione italiana – di cui s’è parlato assai poco rispetto al quadro delineato in Germania o Stati Uniti, ad esempio – la fotografia l’ha fornita don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Conferenza episcopale italiana. Intervistato dal Sir-Servizio Informazione Religiosa diretto da Domenico Delle Foglie, don Gentili ha osservato che dalle risposte dei fedeli pervenute “emerge la preoccupazione per il crollo dei matrimoni e per i tassi di natalità, per la difficoltà di spiegare ai nostri giovani la bellezza del per sempre, per la confusione che sembra caratterizzare la vita di relazione, segnata da disorientamento e incertezza”. Il tratto comune che i questionari stanno dando, ha aggiunto don Gentili, è “l’esigenza di trovare un antidoto al virus dell’isolamento”.

“LA VERA ERA GLACIALE SAREBBE UN FUTURO SENZA FAMIGLIA”

Qualche critica al modo in cui è stato formulato il questionario, dal momento che “in alcuni casi le 46 domande hanno provocato un certo timore sia per il numero sia per il linguaggio complesso”. Al momento, hanno risposto 139 diocesi su 226. Altre stanno provvedendo in questi giorni. “La preoccupazione più condivisa – spiega il sacerdote – è che sempre più, in Italia, si rischia di vivere l’affetto sponsale senza giungere al matrimonio e fare figli senza aver fatto famiglia. La vera era glaciale sarebbe un futuro senza famiglia. E questo – sottolinea – ci pone anche degli interrogativi su quanto siano attuali alcuni nostri schemi di pastorale familiare e giovanile, quanto impegno abbiamo profuso nei percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità. E quanta strada rimanga da fare”.

LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI

Inutile dire che i temi più delicati (e controversi) siano quelli relativi al riaccostamento dei divorziati risposati alla comunione. Sulla questione, don Gentili è chiarissimo: “Se non si abbatte il volto giudicante che spesso si percepisce nella comunità cristiana, non verrà mai in luce l’accoglienza. Al contrario, l’arte dell’accompagnamento, anche nella dolorosa questione dell’esclusione dall’eucaristia, è un balsamo sulle ferite”, si legge nell’intervista al Sir.

“NON GIUDIZIO, MA MISERICORDIA” SI CHIEDE IN FRANCIA

Se questa è la fotografia della realtà italiana, altrove il quadro appare non troppo dissimile. In Francia, spiegava il vicepresidente della Conferenza episcopale, mons. Pierre-Marie Carré, a La Croix, le risposte sono state oltre diecimila. Non ci sono grandi cambiamenti rispetto a un anno fa. Alla Chiesa si domanda un atteggiamento “non di giudizio, ma di misericordia”. Quanto alla possibilità di essere ammessi all’eucaristia pur se divorziati e risposati civilmente, in tanti auspicano un approfondimento della cosiddetta prassi ortodossa sulla “seconda possibilità” dopo un cammino penitenziale.

LE APERTURE DELLA CHIESA TEDESCA

Ancor più espliciti nel chiedere una “svolta” pastorale sono i fedeli tedeschi che, come ampiamente prevedibile, sono nella loro maggioranza a favore delle aperture ipotizzate dal cardinale Walter Kasper. Stando alle risposte pervenute, si chiede esplicitamente che siano “aperte nuove strade” quanto all’accesso all’eucaristia per i divorziati risposati”. Non solo, visto che in modo altrettanto chiaro si auspica uno “sviluppo della morale della Chiesa” riguardo l’accoglienza delle persone omosessuali. Non poche diocesi, inoltre, si mostrano favorevoli a concedere una benedizione in chiesa le seconde nozze civili.

Ecco cosa chiedono le diocesi al Sinodo sulla famiglia

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