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Caro direttore,

ho letto il tuo interessante articolo del 1° giugno “Bcc, tutte le tensioni negli istituti cooperativi e nella Banca d’Italia”. In esso fai una ricostruzione delle vicende delle banche cooperative – Popolari e BCC – su cui si sono accesi i riflettori nei mesi scorsi. In particolare, riveli che vi sarebbe, a livello di governo e di Autorità, in un certo senso come una convinzione che delle banche cooperative si possa fare a meno. Questa è la conclusione che si ricava leggendo, da quanto riporti, che la versione originaria del ddl Concorrenza configurava per tutte le banche italiane l’abolizione tout court del voto capitario, caratteristica essenziale degli istituti cooperativi.

Se questa è l’atmosfera che si respira in Italia, mi fa piacere raccontarti il mio ultimo mese. Sono stato una settimana in Germania, due in Canada e qualche giorno a Parigi. In tutti e tre i casi il voto capitario nelle banche c’entra qualcosa.

Partiamo dal Canada. Sono stato a Montreal dove, su iniziativa della Banca cooperativa Dejardins, è stato istituito l’International Research Center on Cooperative Finance (IRCCF) presso la HEC dell’Università di Montreal (una delle Business School più antiche e rinomate del Nord America). Sono stato chiamato a far parte del Comitato scientifico nonché del Board dell’IRCCF. Ho vissuto un periodo molto costruttivo progettando, assieme al direttore, l’organizzazione del Centro, tenendo lezioni e seminari, ideando varie ricerche sul settore del credito cooperativo, quasi ovunque in crescita nel mondo. Tra l’altro, il 22 maggio si è tenuto un convegno su “Institutional and Business Models Diversity in Banking. Global Trends and Impacts on Systemic Stability and Growth” (La diversità istituzionale e dei modelli di business nel settore bancario. Trend globali e impatti sulla stabilità sistemica e sulla crescita). Oltre a me, tra i relatori il prof. Reinhart H. Schmidt dell’Università Goethe di Francoforte e la prof.ssa Rym Ayadi (HEC e direttore dell’IRCCF, in passato per molti anni direttrice di ricerca al CEPS di Bruxelles). Tutti gli interventi hanno sottolineato i benefici della biodiversità nel settore del credito e, in particolare, l’importanza delle banche cooperative connaturate dal voto capitario, per favorire stabilità e funzionalità del sistema bancario a sostegno dello sviluppo economico. In Canada il settore delle banche cooperative è molto sviluppato e le autorità federali e provinciali prestano molta attenzione a facilitarne il funzionamento. In Quebec, poi, la Dejardins è una sorta di identità di cui questa provincia a maggioranza francofona è quanto mai gelosa. La forma cooperativa è assai tutelata e, non a caso, dal 2012 con cadenza biennale si tiene a Quebec City il Summit Mondiale della Cooperazione.

L’IRCCF è chiamato a coordinare attività di ricerca, disseminazione e formazione per il settore del credito cooperativo a livello mondiale. Ad esempio, mentre ero lì, si sono tenuti corsi di formazione (in inglese) per circa 200 Presidenti e Direttori di istituti cooperativi brasiliani. Per ora l’IRCCF è in fase di crescita ma sono sicuro che tra non molto la sua notorietà giungerà anche dalle nostre parti.

In Germania sono stato a un Convegno internazionale organizzato ad Amburgo dall’Institut für Finanzdienstleistungen (Istituto per la finanza; IFF) dal titolo “Bank regulation: Too much – too little?” (Regolamentazione bancaria: troppo o troppo poco?). Nel convegno ho partecipato a due tavole rotonde “Has regulation improved the stability of the banking system?” (La regolamentazione ha migliorato la stabilità del sistema bancario?) e “Bank Fines – who is being financially sanctioned?” (Sanzioni alle banche: quali banche le pagano?). Pur non essendo il focus diretto della discussione, in ambedue le tavole rotonde (con illustri ospiti stranieri e importanti esponenti accademici e banchieri tedeschi) è emerso come le banche cooperative siano un pilastro essenziale per garantire stabilità e buona funzionalità del sistema bancario (es. nessuna banca cooperativa, con la recente eccezione di Rabobank, è stata sanzionata per manipolazione del mercato o per aver raggirato la clientela, mentre quasi tutte le grandi banche d’investimento e commerciali lo sono state). È stato possibile stabilire legami che prefigurano progetti di ricerca e non solo, anche sul tema delle banche cooperative.

A Parigi mi sono incontrato con due professori dell’Università di Parigi che coordinano il recentemente istituito Centre de Recherche sur la Finance Mutualiste (CREFIM). Il CREFIM si propone di sollecitare ricerche e confronti, accademici e non solo, sul tema delle istituzioni finanziarie mutualistiche, includendovi non solo le banche cooperative ma anche gli istituti assicurativi mutualistici. Il CREFIM gode del sostegno della Banque de France (equivalente in Francia della nostra Banca d’Italia) e della Caisse de Depots et Consignations (equivalente in Francia della nostra Cassa Depositi e Prestiti). Anche in questo caso ho dato la mia disponibilità a partecipare all’importante iniziativa scientifica che dovrebbe produrre ricerche, condivisione e dibattito a livello europeo e oltre.

Come vedi, caro direttore, l’aria che si respira a livello internazionale è un po’ diversa da quella che descrivi nel tuo interessante spaccato. Forse dovremmo chiederci se sia saggio non seguire quello che si vede da molte altre parti del mondo. Cioè, da quanto ti ho descritto, altrove mi pare che chi le banche cooperative ce le ha cerchi di tenersele strette o, quantomeno, di non danneggiarle. Noi forse siamo speciali? Nemo propheta in patria.

Cari saluti,

Giovanni Ferri

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