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In queste ore che precedono il 25 aprile Matteo Renzi schizza da una città ad un’altra per, dice lui, ”ringraziare i martiri della liberazione”. Bene, prendiamo atto che il giovane toscano, attraverso la comunicazione e uno staff presidenziale degno di un grande statista, volteggia da Monte Sole a Marzabotto aizzando le folle, per resuscitare – forse – una memoria che non c’è.

Ma far ricordare ad un Paese di ragazzi che ha dimostrato alla televisione di non conoscere la storia dell’Italia e di emozionarsi solo in uno studio televisivo, quando testimone un anziano partigiano sgomento delle interviste ignoranti, la vergogna piomba sulla nostra non colta  gioventù, non è usando la celebrità che si raggiunge l’obiettivo.

Matteo Renzi colga l’occasione per dismettere quella boria insopportabile, colga dalle parole quiete e gravi di Sergio Mattarella quel rispetto che si deve a chi ha compiuto una vera svolta per il nostro Paese. Un uomo grande che ancora studio con quell’umiltà che consiglio anche a Renzi raccomandava: “Mi ritengo un uomo del dubbio e del dialogo. Del dubbio, perché ogni mio ragionamento su una delle grandi domande termina quasi sempre, o esponendo la gamma delle possibili risposte, o ponendo ancora un’altra grande domanda. Del dialogo, perché non presumo di sapere quello che non so, e quello che so metto alla prova continuamente con coloro che presumo ne sappiano più di me”. Cosi scriveva e agiva Norberto Bobbio in “Elogio della mitezza”.

Renzi si applichi per capire come Bobbio divenne un modello esemplare, grazie al suo ‘sapere impegnato’, certamente «più preoccupato di seminare dubbi che di raccogliere consensi». In questi giorni, in cui la vita dell’uomo sembra spesso per molti aver perso valore, in cui la ricerca di libertà e giustizia costa a tantissimi tragiche odissee per terra e per mare, la ricorrenza del 25 aprile, festa della Resistenza e della Liberazione, diventa un momento esemplare per ricordarci che la lotta al fascismo e a tutte le  dittature, in tutte quelle facce di arroganza, disprezzo e violenza in cui oggi si presenta, va sempre tenuta viva e gli scritti di un uomo come Norberto Bobbio, che questo l’aveva capito già pochi anni dopo la fine della guerra, sono un punto di riferimento di incredibile chiarezza , coscienza, attualità.

Legga dunque Renzi ”Discorsi e testimonianze sulla Resistenza in Italia 1955-1999”, con alcuni testi rimasti inediti, raccolti da Einaudi col titolo esemplare di ”Eravamo ridiventati uomini”, in cui risulta chiaro che la ”controresistenza” è sempre stata viva e che ”la Resistenza non è finita” e ”ha aperto, non soltanto in Italia, una nuova strada di libertà”, da perseguire sempre, senza lasciarsi offuscare da trionfalismi che allora sembravano facili.

Bobbio sapeva bene, per esperienza personale, che esistono momenti nella storia in cui la pace e la libertà vanno conquistate con il proprio impegno, perchè arrivi ogni volta il Giorno della Liberazione, giorno in cui ”fu come se un vento impetuoso avesse spazzato d’un colpo tutte le nubi e alzando gli occhi potessimo rivedere il sole di cui avevamo dimenticato lo splendore; o come se il sangue avesse ricominciato a scorrere in un cadavere risuscitandolo. Un’esplosione di gioia si diffuse rapidamente in tutte le piazze, in tutte le vie in tutta Italia”.Il 25 aprile 1957 Bobbio a Torino : “…E si poteva ricominciare a sperare. Eravamo ridiventati uomini con un volto solo e un’anima sola. Eravamo di nuovo completamente noi stessi. Ci sentivamo di nuovo uomini civili. Da oppressi eravamo ridiventati uomini liberi. Quel giorno, o amici, abbiamo vissuto una tra le esperienze più belle che all’uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà…la Resistenza è stato un evento imperfetto che deve trovare la sua compiutezza nella democrazia attraverso la Costituzione”.

Appunto Matteo Renzi mediti, mediti.

Il mio 25 aprile ricordando Bobbio a Renzi

In queste ore che precedono il 25 aprile Matteo Renzi schizza da una città ad un’altra per, dice lui, ”ringraziare i martiri della liberazione”. Bene, prendiamo atto che il giovane toscano, attraverso la comunicazione e uno staff presidenziale degno di un grande statista, volteggia da Monte Sole a Marzabotto aizzando le folle, per resuscitare - forse - una memoria che non…

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