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Occhi puntati sul business dei velivoli militari in casa Finmeccanica. E’ quanto viene sottolineato tra l’altro nella relazione finanziaria del gruppo di Piazza Monte Grappa sul 2014 da poco resa pubblica.

COSA DICONO MORETTI E DE GENNARO

Il segmento degli aerei militari, “anche a causa dello slittamento verificatosi negli scorsi anni di alcuni importanti ordini di fornitura e pur con forti ciclicità, presenta un interessante trend di crescita per i prossimi 10 anni”, è scritto nel documento del gruppo presieduto da Gianni De Gennaro e guidato dall’ad, Mauro Moretti. Infatti, con tassi medio annui intorno all’8% ed un valore complessivo delle nuove consegne poco inferiore a 500 miliardi euro, il segmento degli aerei militari continuerà a rivestire una rilevanza primaria per la società attiva nella difesa e nell’aerospazio.

IL RUOLO DEGLI F-35

Il comparto di maggiore importanza è quello dei velivoli multiruolo – sottolinea la relazione del gruppo – nel quale assumono “grande importanza l’entrata in produzione del programma JSF F-35 ed i possibili nuovi ordini export del Rafale e dell’Eurofighter”. Inoltre, secondo Finmeccanica,  “interessanti prospettive sono anche presenti per i segmenti dei velivoli da addestramento avanzato (con lo sviluppo di versioni armate) e dei velivoli da trasporto”.

LE PROSPETTIVE DEI VELIVOLI SENZA PILOTA

Il documento del gruppo rimarca anche che a medio lungo termine si confermano “interessanti prospettive in Europa per lo sviluppo di una nuova generazione di velivoli senza pilota (UAS, ossia Unmanned Aerial Systems) per applicazioni di sorveglianza strategica long persistence, protezione e monitoraggio, ricognizione e combattimento”.

LE INCERTEZZE EUROPEE

Applicazioni, sottolineano i vertici del gruppo, frenate dalla “mancanza di convergenza su un chiaro requisito europeo comune”. Non solo, lo scenario in questo comparto sconta una “sovrapposizione di molteplici iniziative a livello nazionale e dal ritardo nella definizione di normative per la navigazione in spazi aerei non segregati, soprattutto per applicazioni duali civile-militare”.

DA DOVE ARRIVA LA DOMANDA

Circa il 50% della domanda mondiale di velivoli militari – manned e unmanned – si presenterà negli Stati Uniti ed in Europa Occidentale, “dove restano concentrate le maggiori capacità tecnologiche ed industriali, pur in presenza di un progressivo (ma ancora alquanto limitato) processo di trasferimento tecnologico verso Paesi di nuova industrializzazione interessati a sviluppare un’offerta proprietaria (India, Cina, Turchia)”.

Finmeccanica, ecco quanto volerà il business degli aerei militari

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