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Aurelio Mancuso nell’intervista pubblicata il 1 aprile 2015 ci diceva del ruolo delle istituzioni e delle associazioni nella lotta per la tutela dei diritti degli omosessuali. Ci parlava del suo essere cattolico e del ruolo che la Chiesa ha avuto e ha oggi, e di quello che potrebbe avere per un cambiamento positivo della società. Oggi vi propongo l’intervista alla Senatrice Monica Cirinnà, relatrice del DDL sulle coppie di fatto. Che ha scatenato le reazioni dei movimenti di estrema destra e della Chiesa.

L’Italia non ha una regolamentazione in materia di diritti degli omosessuali. I tentativi precedenti sono tutti falliti oggi, invece, la proposta Cirinnà è passata con ampia maggioranza in Commissione Giustizia al Senato. Come vive questo momento?

È difficile da descrivere. Da un lato provo una forte emozione perché si tratta di un disegno di legge molto importante che incarna anni di lotte per l’uguaglianza e l’affermazione dei diritti civili; mai nella storia del nostro Paese una proposta sui diritti delle famiglie e delle coppie dello stesso sesso è arrivata a questo punto del dibattito parlamentare. Da un altro punto di vista sento gravare una forte responsabilità. Questa legge va portata a casa e deve assolutamente essere una buona legge che garantisca alle coppie omosessuali, con o senza figli, di vivere serenamente in Italia e di costruire al pari di tutte le altre formazioni un progetto di vita comune solido.

Perché, secondo lei, è stato possibile arrivare a questo primo importante risultato peraltro con una maggioranza alternativa a quella di Governo?

Perché i tempi sono maturi e gran parte del mondo della politica si è reso conto, con sensibilità più o meno diverse, di non poter più procrastinare la questione. Le sentenze delle corti italiane e della corte europea dei diritti dell’uomo, le mobilitazioni, gli appelli, le testimonianze e il lavoro delle associazioni hanno fatto emergere i tratti critici di una situazione da sanare.

L’asse che in Commissione giustizia ha dato il primo sì alla mia proposta di testo base non è una nuova maggioranza alternativa al Governo. Dobbiamo tener presente che un intervento importante come questo che cambia la faccia del  nostro Paese necessita la ricerca di maggioranze parlamentari ampie. Si tratta di un meccanismo del tutto normale in una democrazia.

Il Parlamento Europeo ha affermato che i diritti degli omosessuali sono diritti umani. Il suo DDL metterebbe a posto i tanti problemi che oggi ci sono in Italia per gli omosessuali?

Il testo base così com’è affronta la questione della pensione di reversibilità, la stepchild adoptionche permetterebbe l’adozione del figlio del genitore sociale… sì, questa proposta cambierebbe senz’altro le vite delle persone lesbiche e gay. Stiamo lavorando per riconoscere tutti i diritti sociali sui quali non è più ammissibile fare discriminazioni, così come ci dicono  da tempo le giurisdizioni italiane ed europee.

Quali sono secondo lei i punti di forza e di debolezza della sua proposta. Cosa poteva esserci che non è stato possibile aggiungere al testo?

Non posso davvero ragionare per  ”punti di forza” e “punti deboli”. Come relatrice ho avuto il compito di trovare una soluzione che condensasse una serie di proposte presentate dai colleghi senatori. Mi sono avvalsa dei contributi forniti da giuristi, psicologi ed esponenti di associazioni nel corso delle audizioni in Commissione. Adesso quel testo è stato approvato da un’ampia maggioranza composta da 14 membri di commissione: è il primo risultato di un lavoro di cui vado orgogliosa.

“Forzatura ideologica” dice la CEI, “assurdità antropologica” per un giornalista diFormiche.net, minaccia alla società e alla famiglia naturale per cattolici estremisti e per i gruppi dell’estrema destra come Forza Nuova. Il clima sembra essere molto teso, quali sono i pericoli concreti per gli omosessuali in Italia? Ci sarà qualche ritorsione ad opera dei fanatici e degli omofobi?

Il clima è a dir poco rovente a causa di toni fuori dalle righe troppo spesso anche violenti. Immagino che assisteremo anche a mobilitazioni e contestazioni assolutamente legittime, ma io sono una senatrice della Repubblica e in quanto tale sento il dovere di lavorare senza preconcetti o riserve mentali per garantire a tutte le famiglie di questa nostra Repubblica le stesse opportunità. Rifiuterò le polemiche strumentali, spero in un approccio simile da parte di tutti i miei colleghi.

Una riforma di legge di per sé può migliorare la condizione di vita degli omosessuali?

Lo penso con tutta me stessa. Immagini l’altissimo rischio di suicidi tra i giovani LGBTI: quale miglior aiuto ci sarebbe se non poter loro dire che anch’essi, da grandi, potranno vivere il loro amore come tutti e vedere la loro unione riconosciuta dalla legge italiana?

La situazione in Parlamento rischia però di essere ingestibile. FI e NCD hanno espresso una forte contrarietà al disegno di legge e voteranno contro. L’ultima domanda che le voglio porre è in relazione ai rischi che valuta e al fatto che dovrà mediare con un partner di governo come NCD. Non ha paura che in Parlamento, per fini diversi, la proposta venga snaturata, ridimensionata o affossata?

Ci attende certamente un percorso lungo che prevede una fase di emendamenti in Commissione e una in Aula. Ricordo che solo al Senato ci sono 120 parlamentari PD, ho fiducia nel fatto che riusciremo a ragionare insieme per portare a casa un buon risultato.

Reportage #GenderSensivity: intervista con la Sen. Monica Cirinnà

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