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Non c’è gioco nel pensiero lineare ma una seriosità innaturale. Abbiamo inondato il mondo di un modello competitivo che tende ad esportare omologazione e non a favorire la possibilità per ogni persona di essere profondamente se stessa, che chiama ciascuno ad esistere esclusivamente in funzione della propria sopravvivenza. E’ così che, anziché mediare il conflitto naturalmente presente nelle differenze, lo abbiamo “legalizzato” sotto diverse forme; e cedere al conflitto, giustificandolo con la retorica di valori non incarnati, significa rifiutare la complessità della vita che, invece, si ritrova nelle possibilità di dialogo, nelle sfumature, nelle informalità, in ciò che non si vede nell’ufficialità.

Lasciandoci “ingannare” dal pensiero lineare rischiamo di lasciar degenerare completamente il sistema di relazioni che sostiene la convivenza umana; e se ci guardiamo intorno il tema è chiaro, il mondo ce lo mostra con grande evidenza e drammaticità. Il pensiero lineare non funziona per la comprensione e per il governo dei processi del mondo-della-vita; tale pensiero tende a ridurre e a semplificare, cancellando ciò che vive oltre l’apparenza e la superficialità.

La complessità è un “gioco serio”, un continuo apprendere-disapprendere-riapprendere, un entrare nella conoscenza; conoscere in francese è connaitre, nascere con, nascere insieme.

La complessità è ricerca, accoglimento della globalità in noi, vita che si ri-crea attraverso la nostra volontà creativa e progettante, ragione che ragiona e che non pensa di poter fare a meno delle passioni.

La complessità è visione, quotidiana genialità che si esprime nel “senso umano” dell’integrazione con ogni altro DI noi, progressivo abbattimento dei muri dell’incomprensione e della paura; temiamo ciò che non conosciamo e, anziché sforzarci di comprenderlo, lo eleviamo a nemico e cerchiamo ogni mezzo per combatterlo, prigionieri del pensiero lineare.

Rientrare nel pensiero complesso è una necessità non più eludibile. E questo vale per ciascuno di noi, qualunque sia la nostra etnia, cultura, religione.

 

 

L'inganno del pensiero lineare

Non c'è gioco nel pensiero lineare ma una seriosità innaturale. Abbiamo inondato il mondo di un modello competitivo che tende ad esportare omologazione e non a favorire la possibilità per ogni persona di essere profondamente se stessa, che chiama ciascuno ad esistere esclusivamente in funzione della propria sopravvivenza. E' così che, anziché mediare il conflitto naturalmente presente nelle differenze, lo…

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