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Tiepida reazione da parte degli istituti cattolici e paritari alla riforma della scuola annunciata dal premier Matteo Renzi e dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Sebbene si tratti soltanto di un disegno di legge, il mondo cattolico e delle scuole paritarie non ha perso tempo per esternare i suoi dubbi in merito a quella che il quotidiano della Cei, Avvenire, ha descritto come una “rivoluzione a metà”.

Il ddl, infatti, mira a introdurre per la prima volta sgravi sulle rette alle paritarie (ma solo fino alle medie), la facoltà di destinare il 5 per mille al singolo istituto e lo “school bonus”, un credito d’imposta al 65% per chi investe su nuove strutture manutenzione e occupabilità degli studenti. Per i quali, peraltro, le ore di alternanza saranno maggiori che in passato.

Ma i dubbi degli addetti ai lavori non riguardano solo la parità scolastica. Perplessità sono state sollevate su autonomia scolastica, stabilizzazione dei precari e modalità scelte per premiare il merito.

LA BEFFA DEL TETTO MASSIMO ALLE DETRAZIONI

«Se venisse confermata la cifra di 400 euro annui per alunno come tetto massimo alle detrazioni dovremmo dire che la montagna non ha partorito neppure il classico topolino», ha dichiarato il presidente dell’Associazione nazionale genitori scuole cattoliche (Agesc) Massimo Gontero al giornale dei vescovi. Perché «parlare di un tetto di 400 euro a un genitore che affronta una spesa decisamente superiore ha un po’ il sapore della beffa. Ma anche per le rette più contenute rimane un limite basso». «Non un grande aiuto concreto alle famiglie», chiosa Bianca Maria Girardi, presidente della Fism, la federazione che riunisce le scuole materne di ispirazione cristiana.

INACCETTABILE L’ESCLUSIONE DELLE SUPERIORI

Mentre il fatto di non riconoscere alcun aiuto alle famiglie che mandano i loro figli a studiare alle scuole paritarie superiori, cioè quelle che pagano le rette maggiori, «è un’esclusione inaccettabile», secondo don Francesco Macrì, presidente Fidae, l’associazione che riunisce la quasi totalità delle scuole cattoliche italiane. «La parità è un diritto per tutti», ha detto, «e non si capisce perché per gli studenti delle scuole superiori questo diritto sia in qualche modo cancellato». E aggiunge che questa scelta «sembra guardare alla scuola paritaria non come titolare di un possibile sostegno dello Stato, ma beneficiare di finanziamenti solo perché in alcuni gradi, come le materne, supplisce alle carenze dello Stato».

GARANTIRE IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ EDUCATIVA

Eppure, fa notare suor Anna Monia Alfieri, presidente di Fidae Lombardia, a Formiche.net, «il ddl scuola apre un piccolo spiraglio a favore della libertà di scelta educativa della famiglia, un diritto riconosciuto anche dalla Costituzione italiana». Perché «almeno è stato chiarito che pubblico è ciò che è fatto per l’interesse pubblico, quindi non esclusivamente la gestione statale delle scuole è l’unica meritoria di essere sostenuta, ma anche gli istituti paritari».
Per questo motivo, secondo Alfieri, «riconoscere le detrazioni è un passo di diritto importante». Il problema, semmai, è che «a sentirsi tradito da una simile riforma sarà il cittadino più povero, che dopo aver pagato le tasse, con una detrazione così bassa, non potrà mai permettersi di scegliere fra una buona scuola pubblica statale e una buona scuola pubblica paritaria».

LUCI E OMBRE SULLA STABILIZZAZIONE DEI PRECARI

«Luci e ombre», vede Stefano Blanco, direttore generale del Collegio di Milano e autore di diversi editoriali sull’autonomia scolastica sul Corriere della Sera, su quello che dovrebbe essere il piatto forte del ddl di riforma della scuola, ovvero la stabilizzazione di 100 mila precari a partire dal prossimo anno scolastico. «Sono molto critico», spiega a Formiche.net, «per l’assunzione senza criteri di merito dei cosiddetti precari, la cui qualità nessuno ha mai verificato negli anni. Insomma uno si è iscritto a una graduatoria anni fa e poi da lì nessun controllo. Non è una buona partenza».
«Mi pare, invece, positiva», prosegue Blanco, «l’apertura all’assunzione diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, essendo ormai pacifico che i concorsi non funzionano in termini di qualità generata dei docenti. Sarebbe utile dare forte impulso all’autonomia scolastica».

LA RETROMARCIA SUL MERITO

«Manca un progetto», ha scritto Armando Torno sul Sole 24 Ore, facendo notare come «gli scatti di stipendio che si sarebbero dovuti legare al merito (70%) più che all’anzianità (30%)», paiono destinati a seguire un’altra strada: «Resta destinata la dote iniziale di 280 milioni di euro agli scatti automatici, ma se ne stanziano altri 200 per premiare gli insegnanti su indicazione del preside». Premi che, si legge nel comunicato stampa del Governo, arriveranno al «5% degli insegnanti della scuola». Motivo per cui, sempre il Sole 24 Ore, parla di «retromarcia sul merito dei prof».

Ecco i dubbi del mondo cattolico (e non solo) sulla Buona Scuola di Renzi

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