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L’employment report di gennaio conferma il continuo miglioramento del mercato del lavoro. I nuovi occupati non agricoli aumentano di 257 mila. Un’indicazione anche più rilevante viene dalla revisione verso l’alto degli occupati dei due mesi precedenti  di ben 147 mila, che porta la media a 3 mesi della variazione mensile a 336 mila.

COME VARIA L’OCCUPAZIONE

Disaggregando per settore, si rileva un’ampia diffusione della solida dinamica occupazionale. L’occupazione rilevata con l’indagine presso le famiglie aumenta di 759 mila (media a 3 mesi: 314 mila). Il tasso di partecipazione aumenta a 62,9% da 62,7%, con una crescita della forza lavoro di 1,051 mln, in parte gonfiata dall’aumento della stima della popolazione che viene rivista a gennaio di ogni anno. Il tasso di disoccupazione aumenta a 5,7% da 5,6% di dicembre; questo rialzo avviene per motivi “buoni”, cioè per un aumento della forza lavoro e degli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie. Il tasso di occupazione sale a 59,3%, sui massimi da luglio 2009.

DOSSIER SALARI

I salari orari accelerano ampiamente, con una variazione di 0,5% m/m (2,2 % a/a), dopo -0,2% m/m  di dicembre. A gennaio è entrato in vigore il rialzo del salario minimo in 9 stati. La variazione del salario minimo in stati popolosi può spiegare in parte la significativa ripresa della dinamica salariale. Gli elementi più rilevanti dei dati di gennaio sono tre: l’ulteriore aumento della dinamica  occupazionale degli ultimi 3 mesi, l’aumento del tasso di partecipazione e la netta accelerazione della dinamica salariale.

LO SCENARIO

Prevediamo che nei prossimi mesi sia la partecipazione sia  la crescita  dei salari siano meno sostenute, ma la direzione di tutti gli indicatori dovrebbe rimanere in linea con la continua riduzione di risorse inutilizzate sul mercato del lavoro. Nel complesso il rapporto è ancora una volta molto positivo e dà sostegno alla previsione che entro metà anno il tasso di disoccupazione si trovi all’interno dell’intervallo di equilibrio stimato dalla Fed: il compito del FOMC si fa sempre più difficile, con l’economia in piena occupazione e l’inflazione in territorio negativo. Per ora riteniamo che non si possa escludere, come invece fa il mercato, una svolta sui tassi fra la fine del 2° trimestre e l’inizio del 3°.

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