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La polizia antiterrorismo del Regno Unito ha arrestato tre uomini sospettati di aver collaborato con i servizi di intelligence cinesi in attività ritenute potenzialmente dannose per gli interessi britannici.

Come riportato dalla Bbc, gli arresti riguardano un uomo di 39 anni fermato a Londra, uno di 68 anni nella contea gallese di Powys e un terzo di 43 anni arrestato a Pontyclun, sempre in Galles. Tutti e tre sono stati fermati nell’ambito di un’indagine di sicurezza nazionale condotta sotto il National Security Act, la legislazione entrata in vigore nel 2023 per rafforzare il contrasto allo spionaggio e alle interferenze straniere.

Secondo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian, uno dei tre arrestati sarebbe il partner di un deputato laburista attualmente in carica. Un secondo fermato sarebbe invece il partner di un ex parlamentare dello stesso partito. Le autorità non hanno confermato pubblicamente le identità dei sospetti, che restano in custodia.

La Metropolitan Police ha precisato che le operazioni fanno parte di un’indagine preventiva e che non esiste alcuna minaccia immediata per la popolazione.

L’indagine sotto il National Security Act

Gli investigatori stanno applicando l’articolo 3 del National Security Act 2023, che introduce il reato di assistenza a un servizio di intelligence straniero. La normativa prevede che possa essere perseguito chiunque compia azioni che “materialmente assistano” un servizio di intelligence straniero nello svolgimento di attività collegate al Regno Unito.

Nel corso delle operazioni sono state effettuate perquisizioni non solo negli indirizzi dei sospetti, ma anche in altre proprietà a Londra, East Kilbride in Scozia e Cardiff in Galles.

La comandante Helen Flanagan, responsabile del Counter Terrorism Policing London, ha dichiarato che negli ultimi anni il numero di indagini legate alla sicurezza nazionale è cresciuto in modo significativo. Flanagan ha spiegato che la polizia lavora in stretta collaborazione con altre agenzie per individuare e “disrupt”, cioè interrompere, attività malevole legate a interferenze straniere.

Il governo britannico: “Conseguenze severe se le accuse saranno confermate”

La dimensione politica del caso è emersa rapidamente a Westminster. Intervenendo alla Camera dei Comuni, il ministro per la sicurezza Dan Jarvis ha dichiarato che il governo britannico non intende “barattare la sicurezza nazionale con l’accesso economico”. La dichiarazione, riportata dalla Bbc, è stata interpretata come un riferimento diretto alla gestione dei rapporti con Pechino. Jarvis ha inoltre confermato che le autorità britanniche hanno informato formalmente i rappresentanti cinesi sia a Londra sia a Pechino delle accuse emerse nell’indagine. Secondo il ministro, infatti, il governo britannico ritiene che la Cina rappresenti “una serie di minacce” per il Regno Unito, in particolare per quanto riguarda attività di raccolta informazioni e possibili interferenze nel processo democratico.

Scontro politico a Westminster

Le opposizioni conservatrici hanno utilizzato il caso per criticare l’approccio del governo verso Pechino.

Il deputato conservatore Alex Burghart, come riportato dal Guardian, ha chiesto chiarimenti al governo dopo le indiscrezioni secondo cui due degli arrestati sarebbero legati a parlamentari laburisti. Burghart ha inoltre sostenuto che il Regno Unito rischia di essere percepito come vulnerabile se non reagirà con fermezza alle minacce di interferenza straniera.

Jarvis ha però risposto che non può fornire ulteriori dettagli perché l’indagine è ancora in corso.

Il precedente caso di spionaggio a Westminster

Il nuovo caso si inserisce in una serie di episodi che negli ultimi anni hanno alimentato preoccupazioni sulla sicurezza delle istituzioni britanniche.

Come ricorda il Guardian, nel 2025 la Crown Prosecution Service ha ritirato le accuse contro due uomini con collegamenti al Parlamento britannico, Christopher Cash e Christopher Berry, inizialmente accusati di spionaggio per conto della Cina. I procuratori hanno spiegato che il caso non soddisfaceva più lo standard probatorio necessario per procedere a processo.

Secondo gli investigatori, i due avrebbero passato informazioni relative a Westminster che sarebbero poi state trasmesse a Cai Qi, membro del politburo del Partito comunista cinese. Entrambi gli imputati hanno sempre negato le accuse.

Gli arresti arrivano in un momento politicamente particolare. Poche settimane fa il primo ministro britannico Keir Starmer si è recato a Pechino nel tentativo di riaprire un canale economico con la Cina dopo anni di tensioni. L’indagine della polizia antiterrorismo rischia ora di complicare ulteriormente un rapporto già segnato da diffidenze strategiche, in particolare sul terreno della sicurezza nazionale e delle operazioni di influenza politica.

Spionaggio nel Regno Unito. Tre arresti per presunto supporto all’intelligence cinese

Tre arresti per spionaggio scuotono Westminster. Uno dei fermati sarebbe il partner di un deputato laburista. L’indagine viene condotta sotto il National Security Act mentre Londra avverte Pechino: “Conseguenze severe se le accuse saranno confermate”

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