Skip to main content

C’è qualcosa di profondamente strano nella finanza russa. Pochi giorni fa questo giornale ha raccontato i primi, veri, smottamenti del sistema bancario russo. Non più in grado di reggere la mole di crediti incagliati che sta mandando in malora i bilanci. Decine di miliardi di prestiti erogati alle imprese, specialmente attive nella produzione di armamenti, che nel tempo hanno cominciato a deteriorarsi, per colpa degli alti tassi imposti dalla Bank of Russia e che hanno reso quasi impossibile rimborsare il denaro. Ma questo è solo una parte della storia. La verità è che l’economia russa non regge più. E non è solo una suggestione, ma una verità, verità dei numeri, come quelli del Fondo monetario che per quest’anno prevede per la Federazione una crescita non oltre lo 0,8%.

Dove sta il problema? Semplice, anche la finanza non certo in odore di fronda, comincia ad ammettere il fallimento. Pochi mesi fa erano stati alcuni importanti banchieri a cominciare a nutrire i primi dubbi sulla tenuta della Russia. Manager al vertice di banche quali Vtb, la prima banca privata dell’ex Urss. Adesso è il turno degli economisti. Ma non quelli tradizionalmente critici con il Cremlino, bensì quelli più allineati Secondo un rapporto del Centro per l’analisi macroeconomica e le previsioni a breve termine, il Tsmakp, think tank tradizionalmente vicino a Mosca e il cui capo, Dmitry Belousov, è fratello del ministro della Difesa, Andrei Belousov, i segnali di recessione e di una crisi bancaria sistemica in Russia si stanno intensificando. Sulla base dei dati aggiornati a gennaio 2026, il centro avverte nel suo rapporto che i rischi per la stabilità finanziaria sono passati da minacce teoriche a realtà consolidate.

“La crisi bancaria sistemica precedentemente prevista è stata ora ufficialmente registrata”, hanno osservato gli esperti, aggiungendo che una crisi dei crediti inesigibili era già stata documentata di recente. “Sebbene poco più del 10% del totale delle attività e dei portafogli creditizi del sistema bancario sia considerato problematico, la situazione è significativamente più grave in settori specifici. In alcune aree la gravità del danno potrebbe essere maggiore. Ad esempio, la percentuale di prestiti problematici tra le pmi si attesta in media sul 19%”.

Tutto questo produce panico tra i correntisti e i risparmiatori. Ed è lo stesso Tsmakp ad ammetterlo. Segnalando “la fuga dei depositanti come un fattore di rischio che potrebbe destabilizzare i saldi di liquidità all’interno del sistema bancario. Il nostro sistema di allerta precoce registra rischi elevati per quanto riguarda l’insorgenza di un effetto di corsa agli sportelli”, avverte il rapporto. Gli esperti hanno attribuito la mancanza di un movimento di massa finora alla natura occulta della crisi. “A causa della natura ancora opaca della crisi bancaria, questo effetto non si è ancora manifestato. Tuttavia, se i processi di crisi dovessero aggravarsi, questi rischi potrebbero emergere”. E ora a Vladimir Putin chi lo dice?

Ora anche i fan di Putin lo ammettono. Le banche russe sono nei guai

Dopo le prime ammissioni dei banchieri e i segnali di corsa allo sportello per salvare i risparmi prima del disastro, adesso anche uno dei centri studi più allineati al Cremlino certifica lo smottamento del sistema bancario russo. E per Mosca è tempo di fare i conti con la realtà

Il porcospino ucraino prende forma. Quali sono i suoi cardini

Accanto alle garanzie occidentali, Kyiv punta su una deterrenza convenzionale autonoma. Che l’Ucraina mira a ottenere attraverso riforma militare, modernizzazione tecnologica, capacità di colpire in profondità e rafforzamento strutturale dell’industria della difesa

Perché l'Europa non può permettersi passi falsi nel Mediterraneo allargato

Pubblichiamo l’intervento di Gabriele Natalizia, direttore del Centro studi Geopolitica.info, in audizione con il Comitato permanente sulla politica estera per l’Africa della Commissione esteri dedicata al Patto per il Mediterraneo – Un unico mare, un patto, un futuro unito – promosso dalla Commissione europea

Così l'Europa può accogliere la sfida degli Usa su ideologia, economia e sicurezza. L'analisi di Massolo

“L’Europa non sarà mai un’entità bellicista, ma in un mondo dominato dalla forza deve attrezzarsi per non restarne oggetto”. L’ambasciatore Giampiero Massolo riflette con Formiche.net sui limiti strutturali dell’Unione europea, dalla mancanza di integrazione in materia di sicurezza alla gestione del rapporto con gli Stati Uniti

Chi è Daniella Cabello, la nuova ministra del Turismo in Venezuela

Diosdado Cabello, uomo forte del chavismo, guadagna più potere e a dimostrarlo è la nomina della giovanissima figlia, Daniella Cabello, come ministra del Turismo. L’attiva presenza sui social network e qualche polemica…

Con la morte del figlio di Gheddafi esce di scena un attore scomodo. Cosa cambia in Libia

“L’uccisione di Saif al-Islam Gheddafi non può essere letta come un semplice episodio di cronaca nera. Quello che è accaduto somiglia molto di più alla fine di un ruolo politico, piuttosto che a un atto improvviso o casuale”, spiega l’analista Ahmed Zaher. Si tratta dell’ennesimo promemoria di come, nella Libia post-rivoluzionaria, il potere continui a nascere e morire nell’ombra di un conflitto irrisolto

Violenza e doppie morali, la sinistra davanti al suo irrisolto storico. Scrive Merlo

Se dovessero continuare a campeggiare le solite comprensioni, giustificazioni e distinzioni dovremmo prendere amaramente atto che la stagione dei “compagni che sbagliano” è ancora ben presente e radicata in alcuni settori della sinistra italiana. A volte la realtà è molto più semplice di quel che appare

Leonardo–Adani, anche con gli elicotteri si eleva la partnership Italia-India

L’accordo tra il gruppo italiano e Adani Defence va oltre la cooperazione industriale: inserito nella strategia di autosufficienza di New Delhi e nel quadro del partenariato Italia-India, punta a trasformare la domanda militare in capacità produttiva locale e posizionare l’India come hub globale nel settore elicotteristico

Critical Minerals Summit. Ecco perché conta la missione a Washington di Tajani

La partecipazione del ministro Antonio Tajani al Critical Minerals Summit di Washington segna il posizionamento attivo dell’Italia nel nuovo dibattito strategico su materie prime, sicurezza delle filiere e politica industriale occidentale. Il ministro porta al tavolo Usa una linea europea coordinata, rafforzata dall’iniziativa congiunta con la Germania e dal rilancio del partenariato transatlantico sui minerali critici

Quantum, IA e gender gap. Perché le competenze Stem sono asset strategici

Dalla sicurezza nazionale alla competitività industriale, passando per l’intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche e il mercato del lavoro. Nel dibattito promosso da Formiche per la settimana delle discipline Stem emerge un filo rosso: la formazione scientifica è ormai una leva di sovranità, resilienza e crescita. Chi c’era e cosa si è detto all’evento “Operazione in codice Stem: se non ora quando?”

×

Iscriviti alla newsletter