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Le relazioni internazionali, come è noto, rappresentano il motore dell’export. Per questa ragione accelerare sulla riforma della Farnesina dotandola di strumenti “aggiornati” e di due direzioni che non si pestano i piedi rappresenta una mossa che va nella direzione geopolitica giusta. Il mondo è cambiato, ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani presentando quella che dal prossimo mese di gennaio sarà una vera e propria rivoluzione a tutti gli effetti.

I segnali in questo senso non mancano: guerre, dazi, guerra ibrida con azioni commerciali mirate, dossier energetico, concorrenza, cybersicurezza. Ovvero una serie di pericoli, in parte nuovi, che vanno affrontati con lenti diverse e con mezzi adeguati.

La risposta del governo italiano è circoscritta al concetto di diplomazia della crescita, intesa come nuovo vademecum politico, commerciale e strategico che permetterà di rafforzare le relazioni esistenti e di instaurarne di nuove, anche alla luce dei viaggi che, per la prima volta nella storia repubblicana italiana, sono stati compiuti dal premier (come fatto nel gennaio scorso in Barhein).

Dunque la riforma della Farnesina rappresenta un pezzo molto significativo del puzzle politico messo in piedi dal governo, potendo contare su due punti cardine, come la costituzione di una direzione dedicata alla diplomazia della crescita (che ricomprende anche l’attrazione di maggiori investimenti grazie ad un quadro normativo adeguato per le imprese straniere) e la designazione futura di due vicesegretari generali che affiancheranno il segretario generale.

In questo modo sarà possibile gestire i dossier in maniera sinergica, perseguendo il macro obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni entro fine legislatura.

Commercio e cooperazione, ha spiegato Tajani a Viilla Madama, saranno issati a vessillo della Farnesina in un mondo popolato da nuovi conflitti: “Vogliamo essere all’avanguardia per respingere gli attacchi cibernetici con una struttura che li prevenga e protegga i dati sensibili. Avremo una direzione generale dedicata a questo, alla sicurezza per la guerra ibrida, utilizzando anche l’intelligenza artificiale. Creeremo una sala operativa a questo scopo, sul modello di quella per l’unità di crisi. Abbiamo bisogno di ingegneri, tecnici, esperti informatici: per ora ci avvarremo anche dell’esperienza di quelli del ministero della Difesa, ma il prossimo concorso per diplomatici sarà aperto a tutti i laureati, non solo a quelli in Giurisprudenza, Scienze politiche, Economia, com’è stato finora”.

E ancora, promette, nascerà una diplomazia della crescita e tutte le 130 ambasciate saranno piattaforme per sostenere le imprese fuori dai confini, trampolini di lancio per le varie eccellenze italiane. “Abbiamo la responsabilità del commercio estero: l’export costituisce il 40 per cento del nostro Pil, siamo la quinta potenza commerciale a livello mondiale e la seconda manifatturiera in Europa, dobbiamo avere una struttura efficace ed efficiente, per rafforzare la nostra presenza nel mondo. Il diplomatico dovrà essere anche un po’ manager”.

In questo senso va letto il cambiamento, di location e di mission, della tradizionale riunione con tutti gli ambasciatori che si svolge ogni anno prima di Natale. Una due giorni nella Capitale a cui verranno affiancate anche 48 ore a Milano, per dividere ed approfondire le due direttrici di marcia: quella politica e quella economica.

Ecco il gancio con i due ministeri coinvolti dalla Farnesina, Pa e semplificazione. A Zangrillo, titolare della Pubblica amministrazione, e alla Casellati viene chiesto di farne un modello perché ogni ministero abbia la sua unità per la semplificazione.

 

 

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