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L’ottimismo sulla guerra in Ucraina che ultimamente sembra diffondersi tra le leadership occidentali potrebbe essere troppo prematuro, considerando che le prospettive di Mosca sembrano essere diametralmente opposte. Secondo tre fonti vicine ai vertici del potere russo contattate da Reuters, Vladimir Putin sarebbe infatti fermamente intenzionato a proseguire la guerra in Ucraina e, anzi, starebbe valutando una nuova fase di escalation nei prossimi mesi.

Indiscrezioni arrivano pochi giorni dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha recentemente parlato sia con Putin sia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (incontrando quest’ultimo anche a margine del vertice Nato di Ankara), secondo cui una soluzione negoziata sarebbe “più vicina di quanto molti immaginino”. Una visione smontata dalle parole delle fonti russe sentite da Reuters, secondo cui il Cremlino continua a considerare prematura qualsiasi ipotesi di cessate il fuoco.

L’obiettivo prioritario di Putin resterebbe infatti il controllo completo dell’intero Donbass. Una delle fonti anonima sostiene che il presidente russo abbia recentemente respinto le proposte avanzate da alcuni consiglieri favorevoli a congelare il conflitto lungo l’attuale linea del fronte. Nella convinzione del Cremlino, le forze armate russe sarebbero ancora in grado di conquistare i territori orientali rimasti sotto controllo ucraino, trasformando quella conquista nella vittoria politica e militare ritenuta necessaria dopo oltre quattro anni di impegno in una guerra che sarebbe dovuta durare soltanto pochi giorni. A confermare pubblicamente questa impostazione è stato anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha ribadito che la Russia resta aperta a una soluzione pacifica, ma dispone delle capacità necessarie per proseguire autonomamente la cosiddetta “operazione militare speciale”.

Da Kyiv, intanto, fonti vicine alla presidenza ucraina sostengono che le informazioni raccolte dall’intelligence indichino preparativi russi non per la pace, bensì per nuove operazioni offensive, che potrebbero estendersi anche oltre i confini dell’Ucraina (una teoria suggerita anche da alcuni esperti occidentali). Tra gli elementi che alimentano i timori occidentali vi sono anche le dichiarazioni sempre più frequenti di analisti e commentatori militari russi, che discutono apertamente della possibilità di colpire obiettivi europei, comprese basi Nato nei Paesi baltici. Un’eventualità che comporterebbe il rischio di uno scontro diretto con l’Alleanza Atlantica, mettendo alla prova il principio della difesa collettiva sancito dall’articolo 5.

Secondo Jack Watling, analista del Royal United Services Institute (Rusi), uno scenario di questo tipo non implicherebbe necessariamente la volontà russa di entrare in guerra contro la Nato. Piuttosto, Mosca potrebbe puntare a operazioni limitate o provocazioni calibrate per alimentare divisioni interne all’Alleanza sulle modalità di risposta. Una dinamica che, sul piano interno, offrirebbe inoltre a Putin una giustificazione politica per ricorrere a una mobilitazione militare più ampia, misura finora evitata per il suo elevato costo politico.

Nel frattempo il conflitto continua a produrre effetti sempre più tangibili anche all’interno della Russia. Gli attacchi ucraini contro raffinerie, depositi di carburante e infrastrutture portuali hanno provocato diffuse carenze di combustibile, facendo arrivare il peso della guerra nella vita quotidiana di milioni di cittadini russi. Secondo una delle fonti citate da Reuters, proprio questi attacchi avrebbero irrigidito ulteriormente la posizione del presidente russo, spingendolo a preparare una risposta ancora più dura.

Risposta che si sarebbe concretizzata negli ultimi giorni, con l’intensificazione dei bombardamenti contro l’Ucraina con massicci attacchi missilistici e con droni, che hanno causato decine di vittime civili. La Russia sostiene di aver colpito esclusivamente obiettivi militari, ma il messaggio politico appare chiaro, ovvero il dimostrare di mantenere la capacità di escalation nonostante le crescenti difficoltà sul campo.

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