Skip to main content

Anche per l’invincibile, almeno in apparenza, Dragone arriva l’ora della tensione. Se non addirittura del panico. In questi mesi questo giornale ha raccontato l’avvitamento della crisi, tutta cinese, dell’industria delle rinnovabili. Da quando l’Europa ha cominciato a porre un freno alle importazioni di pannelli solari made in China e gli Stati Uniti hanno apposto dazi a doppia cifra sui moduli solari fabbricati nel Dragone, i produttori cinesi hanno cominciato ad accumulare scorte di pannelli rimasti invenduti. Tentando in un successivo momento di scaricare l’offerta sul mercato domestico, mandandolo in saturazione. Il che ha, a sua volta, comportato una compressione dei prezzi, con il risultato che le imprese hanno cominciato ad azzuffarsi tra loro, sull’onda di una concorrenza spietata e malsana.

Una situazione che deve essere nel tempo diventata insostenibile, anche per la granitica Cina, tanto che il governo cinese ha chiesto alle aziende produttrici di pannelli sforzi concertati per alleviare la grave crisi di sovraccapacità del suo settore dell’energia solare. Le misure proposte includono il controllo della capacità produttiva, la definizione di standard, il monitoraggio dei prezzi, le fusioni e acquisizioni e la tutela della proprietà intellettuale. Tutto questo “per promuovere lo sviluppo di alta qualità del settore fotovoltaico”.

D’altronde, la stessa capacità produttiva cinese di pannelli solari supera di gran lunga la domanda sia domestica, sia globale e questo ha innescato negli ultimi anni una guerra dei prezzi sul mercato interno. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il Paese produce oltre l′80% dei componenti per pannelli solari a livello mondiale, ma la sua industria sta affrontando un problema di sovraccapacità a causa dell’intensa concorrenza interna, che il governo cinese stesso ha definito come un involuzione industriale.

La richiesta di Pechino è arrivata a valle di un incontro tenutosi venerdì tra diverse agenzie statali, unitamente al ministero dell’Industria e dell’Informatica e alla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, nonché l’Associazione cinese dell’industria fotovoltaica e le principali società statali produttrici di energia solare che acquistano energia solare, come China Huaneng Group e China Datang Corp. Un vertice d’emergenza, raccontano le fonti, che ha “richiesto un rafforzamento del coordinamento interministeriale e sforzi concertati per approfondire continuamente la governance del settore fotovoltaico e per promuovere pienamente una governance globale relativa all’anti-involuzione”. Non resta che attendere.

In Cina scoppia la guerra del pannello solare. E Pechino corre ai ripari

Il mercato del fotovoltaico cinese è imploso sotto per mano di una concorrenza tra produttori di moduli solari sfuggita di mano. E ora, per evitare il peggio, Pechino richiama tutti all’ordine. Ma l’impressione è che manchi una vera strategia

Fine del tabù. Ecco come Tokyo apre all’export di armi letali

Il Giappone ridefinisce il proprio ruolo strategico e industriale nel mercato globale della difesa. La svolta risponde al deterioramento della sicurezza regionale e alla necessità di rafforzare cooperazione e capacità produttiva con gli alleati occidentali

Numeri finti, problemi reali. L'intelligence svedese svela il bluff economico di Putin

L’aumento dei prezzi causato dalla crisi del Golfo ha offerto a Mosca una tregua, ma non la salvezza. E per i servizi segreti svedesi l’economia russa è diretta verso il baratro, con dati pubblici truccati e conti reali probabilmente peggiori di quanto ammesso

L’Ulivo, un “metodo” che funziona anche dopo 30 anni. Il commento di Merlo

L’Ulivo vinse le elezioni del 21 aprile 1996 e da quel momento, al di là di qualsiasi altra interpretazione, quel progetto politico e di governo è diventato una sorta di pietra miliare per qualsiasi alleanza di centrosinistra che si presentasse di fronte al corpo elettorale negli anni a venire

Ecco il soft power dei cappelli di Elisabetta II. Il racconto di Pernette a 100 dalla nascita della regina

Di Thomas Pernette

Nel centenario della nascita di Elisabetta II, il cappello emerge come elemento chiave della sua immagine pubblica e istituzionale. Dall’infanzia negli anni Trenta fino agli ultimi anni di regno, ogni copricapo rispondeva a criteri precisi di visibilità e decoro. Il libro “Elisabetta II. I cappelli della regina” di Thomas Pernette (Guido Tommasi editore) ricostruisce questa evoluzione, tra simboli, materiali e funzione

Rosalia, dall’infanzia al successo globale. La vita dell'artista spagnola in un libro

Un “road-trip”, basato su fatti reali, che creano un ritratto fedele dell’artista spagnola. Scritto dai giornalisti Oriol Rodríguez e Yeray S. Ibor, da domani sarà nelle librerie della Spagna

Allarme energia in Asia. Quali imprese sono colpite e in quali Paesi

Buste di plastica, cibo istantaneo, siringhe, microchip e non solo… Lo scenario di crisi nel rifornimento globale a causa del conflitto in Medio Oriente rischia di allargarsi in tutto il mondo. L’analisi del New York Times

Energia, IA, spazio. Tutti gli accordi tra Italia e Kenya

Infrastrutture, energie rinnovabili, agroalimentare e manifatturiero, con particolare attenzione al settore della produzione di cuoio in un’industria moderna: questi i settori coinvolti nel forum, a cui va sommato il turismo come motore di scambio culturale, prosperità economica e responsabilizzazione delle comunità attraverso pratiche turistiche sostenibili e inclusive

Piano d'azione triennale, così Meloni puntella le relazioni fra Roma e Nairobi

In evidenza IA, spazio e difesa, il governo italiano rafforza l’interoperabilità fra piano Mattei e Global Gateway dell’Unione europea. Per estendere verso l’Africa orientale il Blue Raman Cable, la dorsale marittima digitale che punta a collegare l’India alle economie europee, passando per il Medio Oriente e per il Mediterraneo

Radev tra Bruxelles e Mosca. L'equilibrio obbligato per non perdere i fondi Ue secondo Simeonova (Ecfr)

La vittoria di Radev riduce la frammentazione e apre a un governo stabile. I timori di un “uomo dei veti” appaiono limitati, anche per la dipendenza dai fondi Ue. Resteranno posizioni critiche su Russia e Ucraina, senza però mettere in discussione l’allargamento. Colloquio con Maria Simeonova, direttrice dell’ufficio di Ecfr a Sofia

×

Iscriviti alla newsletter