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A poche ore dal lancio, la Cina ha annunciato il rinvio della missione lunare Chang’e-7, spostando l’appuntamento “almeno” al 2027. Le autorità cinesi hanno motivato la decisione con la necessità di un “successo assoluto”, senza però fornire dettagli sulle cause tecniche del blocco. Si tratta di uno sviluppo importante nell’ambito della nuova corsa alla Luna tra Pechino e Washington, nonché della prima vera battuta d’arresto nel programma lunare del Dragone. Ora gli Usa hanno a disposizione una finestra per portarsi in vantaggio, ma non resterà aperta a lungo.

La missione Chang’e-7

Chang’e-7 è una missione pensata con l’obiettivo di mappare una precisa area della Luna. Il pacchetto prevede infatti un orbiter, un lander, un rover e una sonda hopper, pensata per muoversi saltellando sulla superficie, con l’obiettivo di esplorare il polo sud della Luna, compresi i crateri in ombra permanente dove potrebbero trovarsi riserve di ghiaccio d’acqua. È una delle regioni più ambite e meno conosciute del satellite naturale della Terra, tanto che a oggi solo l’India, con la missione Chandrayaan-3 del 2023, è riuscita ad atterrare in quell’area, mentre le missioni commerciali statunitensi che hanno tentato l’impresa hanno fallito. Se le stime sulla presenza di ghiaccio d’acqua venissero confermate, quell’area diventerebbe una risorsa strategica per l’approvvigionamento di ossigeno, acqua e propellente per le future missioni umane, riducendo la dipendenza dai rifornimenti dalla Terra. 

Il piano cinese per la Luna

La missione Chang’e-7, insieme alla successiva Chang’e-8, fa parte di un percorso che Pechino considera preparatorio alla costruzione della sua International Lunar Research Station, il cui completamento dovrebbe avvenire nel corso degli Anni 30. Anche in questo caso vale una regola non scritta ma ben nota agli addetti ai lavori: chi arriva prima ha un vantaggio enorme, perché può accaparrarsi le aree più promettenti, installare le prime infrastrutture e fissare, di fatto, gli standard operativi che altri dovranno poi seguire o negoziare. È lo stesso principio del “primo arrivato” che negli ultimi mesi ha già alimentato il confronto tra Washington e Pechino sullo spazio cislunare, a sua volta candidato a diventare una sorta di “autostrada spaziale” tra Terra e Luna nei prossimi anni.

L’occasione di Washington?

Dall’altra parte del Pacifico, la finestra si è aperta ma è tutt’altro che spalancata. La missione Griffin-1 di Astrobotic, attesa non prima di questo novembre, dovrebbe portare oltre cinquecento chili di carico (tra cui diversi rover per la prospezione del suolo) nella regione di Nobile, molto vicina al polo sud lunare. Se il lancio rispettasse i tempi e l’allunaggio andasse a buon fine, gli Stati Uniti potrebbero iniziare a operare nell’area ben prima dell’arrivo di Chang’e-7. Il condizionale, però, è d’obbligo. Griffin ha già subito diversi slittamenti e Astrobotic non ha ancora portato a termine un allunaggio riuscito. Anche il primo volo di Blue Moon Mark 1, il lander di Blue Origin, sembra essersi spostato all’inizio del 2027. E il rover Viper della Nasa (cancellato nel 2024 e poi rilanciato attraverso un accordo con Blue Origin) non dovrebbe arrivare sulla Luna prima della fine dello stesso anno. Non si può però escludere che, visto il ritardo cinese, la Nasa e il suo amministratore Jared Isaacman decidano di imprimere una maggiore accelerazione ai test.

Una partita aperta, ma incerta

Accelerare, però, non è mai un’opzione priva di rischi. Le missioni lunari falliscono con una frequenza tutt’altro che trascurabile, come dimostrano gli ultimi tentativi commerciali statunitensi e, in passato, anche alcuni insuccessi di Israele e Giappone. Comprimere i tempi di sviluppo e allentare i controlli aumenta le probabilità di un incidente e, di conseguenza, di uno slittamento a cascata dell’intero programma lunare. Tuttavia, l’opportunità che si prospetta a Washington è quella di recuperare terreno rispetto alla Cina e, soprattutto, di posare piede per prima in un’area dall’indubbio valore strategico futuro. Allo stesso tempo, per gli americani è ancora presto per cantare vittoria. Il rinvio della missione Chang’e-7 racconta più le difficoltà tecniche di un programma estremamente ambizioso che un arretramento strategico della Cina, che continua a investire sul suo programma lunare a un ritmo impressionante. 

La Cina rinvia Chang'e-7. Si riapre la partita per il polo sud della Luna

Il rinvio della missione cinese Chang’e-7 al 2027 ha aperto una finestra inattesa per gli Stati Uniti nella nuova corsa alla Luna. Pechino punta a raggiungere per prima il polo sud lunare, che potrebbe rivelarsi strategico per le missioni future, e adesso Washington potrebbe sfruttare l’occasione per portarsi in vantaggio, ma le missioni lunari rimangono complesse e ogni fallimento rischia di causare ulteriori ritardi

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