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Kevin Warsh, nel segno di Jerome Powell. Come a dire, l’indipendenza della Federal Reserve prima di tutto. Il messaggio arrivato dal successore di Powell alla guida della Banca centrale americana aveva un unico destinatario. Quel Donald Trump che più volte ha messo in discussione l’azione della vigilanza e del suo timoniere, reo di non aver fatto abbastanza per tagliare i tassi, anche quando l’inflazione galoppava. E così, nella sua attesissima audizione davanti alla Commissione bancaria del Senato, Warsh, designato alla guida della Fed lo scorso gennaio, ha ribadito che non sarà “il burattino del presidente” Trump, assicurando di voler difendere l’indipendenza della Federal Reserve in caso di conferma alla guida dell’istituzione.

Il Senato, infatti, deve validare la sua nomina per consentirgli di succedere a Powell, ma la data del voto non è ancora nota. Aprendo l’audizione, Warsh ha ringraziato Trump per la nomina e ha delineato la propria impostazione: “Credo che una Federal Reserve orientata alle riforme possa fare una vera differenza per il popolo americano”. Ha quindi indicato la volontà di modificare il modo in cui i funzionari della Fed comunicano la politica monetaria, criticando i commenti anticipati sui tassi. “Troppi funzionari della Fed, passati e presenti, si esprimono in anticipo sui tassi d’interesse. Ritengo che questo sia molto controproducente”.

Ed ecco il suo personalissimo canovaccio, dal quale emergono alcune prese di distanza dalla gestione Powell. Ovvero, voler favorire “un dibattito ampio e robusto” nelle riunioni, con un approccio meno predefinito. “Tendo a preferire riunioni più movimentate, senza copioni già preparati. La Fed si attiene alle sue previsioni più a lungo del dovuto, serve un cambio di politica, servono nuovi strumenti e una nuova comunicazione”. Nella sessione di domande e risposte, il presidente designato ha affondato ancora di più il colpo, accusando la Banca centrale di aver mancato il bersaglio sull’inflazione fin dalla pandemia. A suo giudizio, gli errori di politica monetaria del 2021 e del 2022 continuano a pesare sull’economia americana perché quando l’inflazione mette radici, riportarla sotto controllo costa di più ed è molto più difficile.

Sull’audizione ha pesato, come detto, inevitabilmente Trump, che proprio nelle stesse ore ha rilanciato la pressione sul futuro presidente della banca centrale. “Sarei deluso se il nuovo presidente della Fed non tagliasse i tassi d’interesse”, ha detto il presidente americano. Warsh, da parte sua, ha provato a tenere il punto. Condividendo la fiducia di Trump nella crescita dell’economia statunitense e nel potenziale del Paese, ma al tempo stesso ribadendo che la priorità resta la lotta all’inflazione. Il primo fronte è aperto.

Indipendenza e più confronto, la nuova Fed secondo Warsh

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