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C’è un diritto allo studio che passa anche dagli occhi. E che, troppo spesso, resta invisibile nelle pieghe delle disuguaglianze. Da qui parte l’iniziativa che mette insieme sistema universitario e grande impresa, con l’obiettivo di colmare una lacuna concreta: garantire visite oculistiche e occhiali da vista agli studenti provenienti da famiglie con Isee particolarmente basso.

Non un intervento simbolico, ma un tassello di welfare studentesco che prova a incidere sulla quotidianità.

Il protocollo d’intesa siglato tra la Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e la Crui – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, presentato a Roma alla presenza del ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, si inserisce in una traiettoria precisa: allargare il perimetro del diritto allo studio oltre le misure economiche tradizionali.

Il progetto, denominato Campus Visivo, punta infatti a portare direttamente negli atenei controlli della vista e, laddove necessario, a fornire occhiali agli studenti in condizioni di fragilità economica.

“Il benessere degli studenti non è un principio astratto, ma una priorità concreta a cui dare forma con interventi mirati. Garantire l’accesso a servizi essenziali come le visite oculistiche significa rimuovere ostacoli che possono incidere sulla qualità dello studio, sulla salute e sulle opportunità di ciascuno”, ha sottolineato il ministro Bernini, rimarcando come “investire nel benessere degli studenti significhi investire nel loro futuro e, insieme, nel futuro del Paese”.

Il punto è esattamente questo: la vista come fattore abilitante. Perché se non si vede bene, difficilmente si studia bene.

E il rischio, in assenza di strumenti adeguati, è quello di alimentare un circolo vizioso in cui le condizioni economiche finiscono per tradursi in svantaggio formativo.

Da qui l’impegno della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, guidata da Leonardo Maria Del Vecchio: “La salute visiva può diventare un fattore invisibile ma determinante: se non si vede bene, non si studia bene. Campus Visivo nasce con l’obiettivo di rimuovere una barriera che incide sulla qualità dello studio e sulla vita quotidiana degli studenti, restituendo sicurezza e creando le condizioni perché ciascuno possa esprimere pienamente il proprio potenziale”.

Il protocollo definisce un quadro di collaborazione nazionale che mira a estendere progressivamente il programma agli atenei italiani. In questo schema, la Crui avrà un ruolo di raccordo, facilitando il dialogo tra la Fondazione e le università e promuovendo l’adesione delle diverse sedi.

“Una buona salute non è un di più: è la base su cui si costruisce tutto il resto”, ha osservato la presidente della Crui Laura Ramaciotti, indicando nel progetto “uno strumento concreto per rimuovere ostacoli al diritto allo studio, soprattutto per gli studenti in condizioni di fragilità economica”.

Sul piano operativo, la Fondazione curerà organizzazione e logistica delle visite, mettendo a disposizione strumentazione e montature, mentre gli atenei garantiranno spazi idonei, il coinvolgimento dei propri medici oculisti e l’individuazione dei beneficiari.

Un modello di collaborazione pubblico-privato che prova a tenere insieme efficienza e prossimità. Il progetto, peraltro, è già realtà.

All’Università di Roma Tor Vergata sono in corso le visite oculistiche per circa mille studenti, in collaborazione con il Dipartimento di Oftalmologia dell’ateneo.

Un banco di prova significativo, come sottolineato dal rettore Nathan Levialdi Ghiron: “Un’università è prima di tutto una comunità e una comunità responsabile non si limita a garantire solo il diritto allo studio: ascolta, osserva e interviene quando emergono bisogni che incidono sul percorso formativo”.

C’è poi un elemento scientifico che rafforza la necessità dell’intervento.

“I difetti refrattivi rappresentano una delle principali cause di disabilità visiva a livello globale e la miopia è in costante aumento tra i giovani”, ha ricordato Carlo Nucci, professore di Oftalmologia e prorettore vicario di Tor Vergata, sottolineando come il progetto miri “a identificare precocemente difetti visivi non diagnosticati e a promuovere comportamenti visivi corretti in un contesto segnato da studio intensivo e uso prolungato di dispositivi digitali”.

In controluce, il protocollo racconta qualcosa di più ampio: un tentativo di ridefinire il concetto stesso di diritto allo studio, integrando dimensione economica e benessere complessivo.

Perché investire nella salute visiva degli studenti non è solo una misura sanitaria, ma una scelta politica che riguarda l’equità, la mobilità sociale e, in ultima analisi, la qualità del capitale umano.

E dunque, il futuro del Paese.

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