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Il rapporto delle donne con il denaro in Italia è ancora segnato da differenze sostanziali rispetto agli uomini, differenze che non sono frutto di scelte individuali, ma di un sistema culturale, legislativo e finanziario che per secoli ha limitato la partecipazione femminile alla vita economica. La gestione delle risorse finanziarie è stata a lungo considerata prerogativa maschile. Questo ha determinato un effetto duraturo: le donne tendono a restare ai margini della pianificazione patrimoniale, degli investimenti e della gestione del credito, con conseguenze evidenti sul lungo termine.

Oggi le disparità sono concrete e misurabili. Solo il 56% delle donne italiane possiede un conto corrente personale, contro il 76% degli uomini. L’accesso agli strumenti finanziari non è neutro: avere un conto proprio significa potersi muovere con autonomia, disporre di pagamenti elettronici, risparmiare e investire senza dipendere da un familiare o partner. Il fatto che quasi la metà delle donne sia ancora esclusa da questi strumenti indica una vulnerabilità economica strutturale.

Il tasso di occupazione femminile si attesta poco sopra il 53%, molto al di sotto della media europea (69%) e lontano dai livelli maschili (71%). Il lavoro discontinuo e la prevalenza di part-time involontario, pari a circa il 30% delle occupate, riducono il reddito, la possibilità di risparmio e, sul lungo periodo, il valore delle pensioni. Il gender pay gap ufficiale è dell’11%, ma considerando part-time e carriere frammentate, lo scarto annuo reale supera il 40%, con effetti cumulativi su patrimonio e previdenza. Le pensioni femminili, in media, risultano inferiori del 36% rispetto a quelle maschili, una differenza che riflette non solo il reddito minore, ma anche la continuità di carriera e la contribuzione. A questi dati si aggiunge un indicatore di fragilità finanziaria: secondo dati Ocse del 2022, una donna su cinque dichiara di possedere competenze di base nella gestione del denaro, mentre una su tre ha sperimentato forme di violenza economica, dal controllo delle risorse alla privazione di accesso ai conti correnti.

Un’analisi dell’Eurobarometro 2023 spiega come la probabilità che le donne comprendano il concetto di inflazione è inferiore di 12 punti percentuali rispetto agli uomini. Un’indagine sulle aspettative dei consumatori condotta dalla Bce ha rilevato che il 52% degli europei non possiede un’alfabetizzazione finanziaria di base e che il 60% di questo gruppo è rappresentato da donne. Le differenze nell’educazione finanziaria tra uomini e donne sono ampie, persistenti e si protraggono nel tempo.

Molte donne mantengono una distanza dalle decisioni finanziarie non perché manchino di capacità, ma perché una convinzione sociale consolidata le ha portate a dubitare delle proprie competenze. L’idea che le donne siano meno adatte a gestire denaro e investimenti ha conseguenze reali: riduce la propensione al rischio, la partecipazione agli strumenti di investimento e, più in generale, la fiducia nelle proprie possibilità di costruire sicurezza economica. Questo fenomeno autoalimentante consolida il divario: la percezione di inadeguatezza genera prudenza e lontananza dagli strumenti finanziari che potrebbero invece favorire autonomia e protezione contro fragilità economiche.

La gestione autonoma delle risorse non è solo un esercizio tecnico: è un indicatore diretto di indipendenza e capacità decisionale. Quando le donne possono disporre di conti correnti, strumenti di risparmio, investimenti e accesso al credito, il loro potere di scelta aumenta e diminuiscono le situazioni di vulnerabilità, compresa la violenza economica. L’educazione finanziaria si pone come leva centrale per interrompere il circolo di vulnerabilità. Conoscere strumenti di credito, risparmio, investimento e pianificazione permette di affrontare il denaro come strumento di autonomia, non come elemento di subordinazione. La formazione non riguarda solo concetti astratti, ma la capacità di analizzare rischi, valutare offerte, pianificare progetti e prevenire situazioni di vulnerabilità economica. Inserita nelle scuole e supportata da contesti pratici, essa fornisce alle donne gli strumenti per muoversi con consapevolezza nel mondo finanziario, riducendo l’impatto di stereotipi e barriere culturali.

Il credito è uno degli strumenti che più evidenziano le disuguaglianze. Le banche valutano affidabilità e merito attraverso criteri che privilegiano percorsi di carriera lineari e stabilità patrimoniale. Le donne che hanno modulato la propria carriera in base alle esigenze familiari o che operano in settori considerati meno redditizi vengono spesso percepite come meno affidabili. Il risultato è una minore capacità di investimento, minore possibilità di costruire patrimonio e ridotta autonomia economica.

Le imprese femminili, oggi circa il 22% del totale, ricevono finanziamenti mediamente 12% inferiori rispetto alle imprese maschili. Questo svantaggio non riflette competenze o redditività inferiori, ma la persistenza di stereotipi che collegano il merito economico alla presenza maschile. In questo contesto, il microcredito emerge come uno strumento efficace che può offrire alle donne qualche opportunità in più: flessibile, accessibile e destinato spesso a iniziative a basso capitale iniziale, consente alle imprenditrici di sperimentare modelli di business, consolidare esperienza e dimostrare capacità gestionali. Il microcredito, in Italia e nel mondo, ha dimostrato di ridurre le barriere iniziali e fornire una prima prova di autonomia economica, creando basi solide per progetti di maggiore scala.

Il libro racconta la storia di otto donne che hanno rotto il tetto di cristallo nel mondo della finanza, un mondo ancora molto maschile. Sono donne che hanno costruito percorsi professionali e finanziari, superando barriere culturali e strutturali. La loro esperienza dimostra che la gestione del denaro non è prerogativa degli uomini, ma una competenza che può essere sviluppata e padroneggiata. Dai loro racconti emergono strategie, comportamenti e scelte efficaci che possono ispirare e guidare altre donne.

Il saggio mostra percorsi concreti per costruire autonomia economica: accesso a strumenti finanziari, alfabetizzazione economica, utilizzo del microcredito, creazione di imprese femminili e osservazione di modelli efficaci. Questi elementi combinati permettono di trasformare la gestione del denaro da ostacolo in opportunità, rafforzando la sicurezza economica. Il rapporto delle donne con il denaro non è solo una questione di equità, ma un indicatore di autonomia, potere di scelta e partecipazione piena alla vita economica. Il libro offre quindi un percorso analitico e ispirazionale, capace di mettere in luce problemi strutturali e strumenti di soluzione con dati, esperienze e modelli concreti. L’obiettivo è chiaro: costruire una nuova relazione tra donne e denaro, fondata sulla consapevolezza, sulle competenze e sulla possibilità concreta di fare scelte autonome e strategiche. Un nuovo modello di gestione del denaro che possa rendere le donne davvero libere.

Donne e finanza. Un viaggio tra stereotipi e conquiste

Di Valeria Santoro e Chiara Galgani

Il rapporto delle donne con il denaro non è solo una questione di equità, ma un indicatore di autonomia, potere di scelta e partecipazione piena alla vita economica. L’obiettivo è chiaro: costruire una nuova relazione tra donne e denaro, fondata sulla consapevolezza, sulle competenze e sulla possibilità concreta di fare scelte autonome e strategiche. Un nuovo modello di gestione del denaro che possa rendere le donne davvero libere. Pubblichiamo un estratto del volume Denaro al femminile, una sfida possibile (Franco Angeli), di Valeria Santoro e Chiara Galgani

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