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A Roma, nella Sala degli Arazzi del Mimit, il “Greece–Italy Bilateral Dialogue” ha riunito istituzioni, agenzie, industria e ricerca attorno a tre direttrici della cooperazione tra Roma e Atene: connettività digitale, sicurezza delle infrastrutture critiche e spazio. L’iniziativa, dedicata a “Digital, Space & Cybersecurity Cooperation in a Hybrid Era”, è stata organizzata dall’ambasciata di Grecia in Italia con la collaborazione dell’International Strategic Network e della Med-Or Italian Foundation, e si è inserita nel percorso avviato con il vertice bilaterale Italia-Grecia e con gli accordi su digitalizzazione, spazio, tecnologie dell’informazione e cybersicurezza. Il confronto ha collocato il Mediterraneo al centro di una cooperazione che riguarda cavi sottomarini, resilienza cyber, infrastrutture spaziali, dati e autonomia tecnologica europea.

I saluti istituzionali

Il quadro politico è stato delineato nei saluti istituzionali, che hanno collegato l’appuntamento romano al percorso avviato con gli accordi bilaterali su digitalizzazione, spazio e tecnologie dell’informazione. L’ambasciatrice greca in Italia, Eleni Sourani, ha definito l’iniziativa “la prima implementazione pratica degli accordi”, sottolineando il passaggio dalla cornice politica al confronto operativo tra istituzioni e imprese.

Sulla stessa linea, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha richiamato il lavoro già avviato tra Roma e Atene nei settori più sensibili della cooperazione tecnologica. “Sulla digitalizzazione, sullo spazio e sulla cyber-sicurezza stiamo facendo molto”, ha detto, indicando nelle interconnessioni, nei cavi sottomarini e nella sovranità tecnologica alcuni dei dossier su cui rafforzare il coordinamento.

Infine, il ministro greco della Governance digitale e dell’Intelligenza artificiale, Dimitris Papastergiou, ha invece posto l’accento sul valore strategico dello spazio, definito “non un lusso, ma un obiettivo per la sovranità”. Alla sessione hanno preso parte anche Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Michail Bletsas, governatore della National Cybersecurity Authority greca.

Cavi, dati e resilienza cyber

Il primo panel ha affrontato il tema delle infrastrutture critiche nel Mediterraneo, in particolare il rapporto tra reti digitali, cavi sottomarini, sicurezza dei dati e minacce ibride. Il punto di partenza è stato il ruolo sempre più strategico delle connessioni che attraversano il mare, infrastrutture fisiche ma anche dorsali della continuità economica, energetica e digitale europea.

In questo quadro, Gabriele Maria Cafaro, executive vice president Underwater di Fincantieri, ha insistito sulla necessità di superare una lettura frammentata della sicurezza sottomarina. La protezione dei cavi e delle infrastrutture underwater, ha spiegato, richiede “un approccio olistico”, capace di integrare sensori, piattaforme, sistemi di sorveglianza e capacità industriali. È un dominio che non può essere controllato con un solo strumento, perché coinvolge assetti distribuiti “dalla superficie all’acqua” e richiede una gestione coordinata delle informazioni.

La stessa logica di sistema è stata richiamata sul versante cyber. Aldo Sebastiani, senior vice president Global Cyber Security Center di Leonardo Cyber & Security Solutions, ha collegato la sicurezza delle infrastrutture fisiche alla protezione dei flussi digitali che le attraversano. Nel Mediterraneo, ha ricordato, sono stati osservati “più di 6.400 eventi cyber rilevanti”, con una crescita marcata nei comparti marittimo e logistico. Il dato, nella sua lettura, mostra come la minaccia non riguardi più soltanto singole reti o singole organizzazioni, ma l’intero ecosistema di comunicazioni, energia, logistica e servizi essenziali che sostiene la connettività regionale.

Il confronto ha poi allargato il quadro alla cooperazione istituzionale e industriale necessaria per rendere più sicure queste infrastrutture. Konstantinos Karantzalos, secretary general for telecommunications and posts del ministero greco della Governance digitale, ha richiamato l’esigenza di coordinare spazio, cyber e sicurezza fisica dentro una cornice comune. Il raccordo europeo e mediterraneo è stato ripreso da Nicola Verola, direttore generale per l’Europa e la politica commerciale internazionale del ministero degli Affari esteri, con attenzione al valore strategico delle connessioni tra Italia, Grecia e resto dell’area.

La protezione delle infrastrutture critiche è stata affrontata anche nella sua dimensione operativa da Giovanni Lai, deputy military advisor to the president of the Council of Ministers, mentre il tema della diversificazione delle rotte e dei cavi sottomarini è stato al centro dell’intervento di Daniele Mancuso, ceo di Sparkle Greece. A completare il quadro, Theodoros Prokos, director defense sector di NOVA ICT, ha portato il punto di vista tecnologico e industriale, mentre Claudia Trivilino, public policy manager di Meta, ha richiamato il ruolo delle piattaforme digitali nella resilienza dell’ecosistema.

Spazio e industria

Il secondo panel, moderato da Flavia Giacobbe, direttore di Formiche e Airpress, ha spostato il confronto sullo spazio come infrastruttura strategica e terreno di cooperazione industriale. Il tema non è stato trattato soltanto in termini di satelliti e programmi nazionali, ma come parte di un ecosistema più ampio, in cui osservazione della Terra, sicurezza, dati e capacità europee si tengono insieme. In questa cornice si sono inseriti i contributi delle agenzie spaziali italiana e greca, dell’industria e delle associazioni di settore, con l’obiettivo di individuare ambiti concreti di collaborazione.

Il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Teodoro Valente, ha richiamato il memorandum d’intesa firmato con la controparte greca come base di lavoro per passare dagli accordi alle iniziative operative. Quel testo, ha spiegato, è “una porta aperta” per rafforzare il rapporto tra agenzie, ricerca e industria. Il punto, nella prospettiva dell’Asi, è utilizzare la cornice bilaterale per costruire progetti comuni, anche dentro i programmi europei e nel rapporto con l’Agenzia spaziale europea.

Su questo passaggio dalla cooperazione istituzionale alla costruzione di capacità condivise si è concentrato anche Emmanuel Rammos, presidente dell’Hellenic Space Center. La collaborazione tra i due ecosistemi, ha osservato, deve tradursi in servizi, scambio di competenze e sviluppo industriale. “Dobbiamo trovare una maniera di collaborare”, ha detto, indicando la necessità di rendere più strutturato il dialogo tra le rispettive filiere spaziali.

Sul versante industriale, Massimo Comparini, managing director della divisione Spazio di Leonardo, ha indicato il cambiamento in corso nel settore. Il valore dello spazio non si esaurisce più nella piattaforma satellitare, ma nella capacità di raccogliere, elaborare e distribuire informazioni utili per governi, amministrazioni e mercato. “Non è più un centro satellitare, è un centro di dati”, ha affermato. In questa trasformazione, spazio, digitale, intelligenza artificiale e resilienza delle infrastrutture diventano parti dello stesso sistema.

La discussione ha poi allargato il perimetro alle condizioni industriali e politiche necessarie per dare continuità alla cooperazione. La dimensione mediterranea dello spazio europeo è stata richiamata da Marco Lisi, special envoy for space del ministero degli Affari esteri, mentre Athanasios Potsis, presidente della Hellenic Association of Space Industry, ha insistito sulla crescita dell’ecosistema spaziale greco e sulla necessità di individuare progetti pilota comuni. Il raccordo tra grandi gruppi, Pmi e programmi europei è stato al centro del contributo di Giovanni Sylos Labini, advisor to the board ed ex presidente dell’Association of Italian Space Enterprises, mentre Stelios Bollanos, ceo e cofondatore di Planetek Hellas, ha portato il punto di vista delle applicazioni di osservazione della Terra, tra ambiente, sicurezza e servizi commerciali.

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