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Affrontando il tema Gaza, per avere un quadro obiettivo della situazione si deve fare una premessa: fino al 7 ottobre di due anni fa l’esercito israeliano non aveva tirato un colpo sui palestinesi. Anzi era accaduto esattamente il contrario.

Il rilievo principale da fare a Netanyahu è quello di essere caduto allora nella trappola tesa da Hamas: nei due anni in cui ha preparato la strage del 7 ottobre, Hamas ha fatto una operazione di dissimulazione, forte dei finanziamenti avuti dal Qatar facendo credere a Netanyahu che il suo conclamato terrorismo era più mediatico che reale e che era possibile una comune intesa per emarginare l’Autorità palestinese, già debole di suo.

Poi il 7 ottobre è scattata quella che è stata non una operazione terroristica contro l’esercito israeliano, ma una strage contro gli ebrei pacifisti dei kibbutz e i ragazzi che facevano un rave. Addirittura non solo i terroristi ma anche alcuni gruppi di palestinesi hanno esibito gli stupri e gli assassinii di donne israeliane con immagini mandate in giro per tutto il mondo, oggi messe in discussione stranamente dalla giornalista della Rai Lucia Goracci. A quel punto, ovviamente, è scattata una risposta durissima dell’esercito israeliano tesa fra l’altro a riconquistare la deterrenza perduta senza la quale Israele verrebbe spazzata via nello spazio di pochi giorni.

Stiamo parlando di una guerra e non di un genocidio perché quest’ultimo implica la distruzione totale di un popolo, tipo quella fatta contro gli ebrei, contro gli armeni e nel Ruanda. Per altro verso la storia ci dimostra che la guerra come tale è terribile. Che cosa avvenne nella parte finale della Seconda guerra mondiale alle città tedesche rase al suolo? Alle donne tedesche stuprate, ai giapponesi, a Nagasaki e a Hiroshima? Purtroppo da un momento in poi, come è stato rilevato anche dal governo italiano, l’esercito israeliano ha ecceduto nella guerra ma questo eccesso è stato favorito in tutti i modi da Hamas che si è sempre servito di due scudi umani, i 250 israeliani rapiti e il popolo palestinese.

Diversamente da quella israeliana, in questi mesi la propaganda di Hamas è stata molto efficace. Con la conseguenza di aver determinato profondi e genuini movimenti di solidarietà, specie nei giovani nei confronti dei palestinesi a prescindere da tutto il contesto in cui tutto ciò sta avvenendo.

Così da un certo momento in poi il governo italiano ha aperto una esplicita polemica nei confronti del governo israeliano mantenendo però fermo un punto, a nostro avviso del tutto ragionevole: quello di condizionare il riconoscimento di uno Stato che non esiste, quello palestinese, alla restituzione degli ostaggi israeliani e alla emarginazione di Hamas. Il governo italiano come quello spagnolo ha dato alla flottiglia la copertura nelle acque internazionali in una situazione nella quale è aperta una discussione pure sui confini di queste acque. Ma di forzature sull’argomento ne sono state fatte molte e altre probabilmente ne avverranno. Se l’obiettivo principale della flottiglia era quello di far pervenire ai palestinesi cospicui mezzi alimentari, il governo italiano, d’intesa con il cardinale Pizzaballa, aveva però trovato una strada scartata da chi ha gestito politicamente l’operazione flottiglia.

Un’altra questione del tutto aperta riguarda la dichiarazione di sciopero generale fatta dalla Cgil. A essere contestati sono una serie di comportamenti del governo israeliano ma è del tutto singolare che la Cgil abbia dichiarato uno sciopero generale contro il governo italiano che non ha alcuna responsabilità diretta o indiretta con quello che è avvenuto in Israele ai palestinesi e anzi ha contestato il governo israeliano offrendo significativi canali di sostegno a giovani palestinesi.

Diciamo tutto questo per quello che ci riguarda non essendo schierati a sostegno di un governo del quale è vicepresidente Salvini ma per registrare pericolosi sbandamenti che possono provocare danni ulteriori. Aggiungiamo che qualora quello di Landini sia uno sciopero generale fatto come protesta politica nei confronti di ciò che è avvenuto in questi ultimi mesi al popolo palestinese, allora se un sindacato italiano decide di collocarsi sul terreno di una dimensione geopolitica di carattere generale una iniziativa simile avrebbe dovuto essere dichiarata contro l’aggressione russa all’Ucraina: forse secondo Landini esistono le bombe cattive degli israeliani e le bombe buone della Russia di Putin, i bambini buoni palestinesi e i bambini cattivi ucraini, 15mila dei quali sono stati rapiti?

Ma emerge a questo punto, per ciò che riguarda l’Italia, un enorme problema politico. Esso è costituito da ciò che è stato rilevato anche da Umberto Ranieri su Il Riformista del 4 ottobre, rappresentato dalla sostanziale liquefazione del Pd sia sulla questione generale della pace a Gaza in seguito al piano Trump, sia dalla sua inesistenza politica di carattere più generale: un partito né carne né pesce, né riformista né rivoluzionario, una sorta di vuoto gassoso incapace di fare una opposizione riformista e razionale al governo.

Paradossalmente, a livello di governo, Giorgia Meloni, Tajani, Giorgetti, i presidenti leghisti di Regione, indipendentemente da Salvini e da Vannacci, hanno messo da parte il programma originario del centrodestra sia sul piano della politica economica e anche nelle scelte decisive di politica internazionale per ciò che riguarda una linea atlantica ed europeista sulla questione decisiva dell’Ucraina ma anche per il sostegno dato al piano Trump per trovare una via pacifica a Gaza. Il vuoto a sinistra, costituito dall’assenza di una opposizione riformista e razionale, viene pericolosamente riempito da due iniziative di stampo estremista espresse, per di più in concorrenza l’una con l’altra, dall’Usb di Cremaschi, storico contestatore estremista all’interno della Cgil, e dal segretario Landini.

Tutto ciò ha molto poco a che fare con la Cgil storica che abbiamo conosciuto, quella di Di Vittorio, Novella, Lama, Santi, Marianetti e dello stesso Foa. Quella Cgil non avrebbe mai cavalcato la tigre di un movimentismo che per un verso fa uno sciopero generale in Italia per ciò che sta avvenendo in un altro Paese e per altro verso, in questa nuova versione del sindacato, non si muove per interessi specifici della classe operaia (vedi Stellantis e tanti altri casi, compreso quello strutturale dei bassi salari) ma che invece cavalca movimenti geopolitici nei quali è presente tutto, compresa la guerra ibrida di Putin (e di Hamas al suo seguito) con i droni e gli scontri di piazza.

Allora non può sfuggire la pericolosità di una situazione nella quale esistono tendenze che puntano alla ricerca dello scontro con le forze dell’ordine. Abbiamo già vissuto esperienze di questo tipo ai tempi del G8 di Genova. Basta poco per passare dallo scontro fisico a situazioni ancora più drammatiche, vale a dire il morto come quello che si verificò nello scontro quasi fortuito che portò alla morte di Carlo Giuliani. Serpeggia nell’aria un movimentismo ambiguo messo in evidenza nelle manifestazioni di questi giorni che ricerca lo scontro nello scontro per drammatizzare ulteriormente la situazione. Tutto ciò evidentemente richiede un grande senso di responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico da parte del ministero dell’Interno. Cosa che finora c’è stata ma al prezzo di un numero rilevante di feriti tra le forze dell’ordine.

Suoniamo questo campanello d’allarme perché la situazione presenta elementi rilevanti di pericolosità. Riteniamo singolare la posizione assunta dal Pd nel suo complesso sul piano di pace. Aggiungiamo anche, per concludere, che non è affatto detto che la disponibilità manifestata da Hamas sulla liberazione dei rapiti costituisca il segnale di una disponibilità complessiva del movimento terroristico a dare via libera al piano di Trump. Al punto in cui è arrivata, preminente per Hamas è preservare la sua presenza nel futuro di Gaza ma questa presenza è incompatibile vista la sua natura e quindi può aprirsi una contraddizione assai seria. Bisogna allora evitare che ogni giorno si passi da visioni catastrofiche a ottimismi faciloni.

Comunque ci auguriamo che si crei in Italia, al di là degli schieramenti di maggioranza e di opposizione, un’area di ragionevolezza che riguardi esponenti politici e forze decisive e fondamentali, da Giorgia Meloni fino a Tajani, Crosetto, Giorgetti, Calenda e Renzi e all’area riformista del Pd.

 

 

 

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Serpeggia nell’aria un movimentismo ambiguo messo in evidenza nelle manifestazioni di questi giorni che ricerca lo scontro nello scontro per drammatizzare ulteriormente la situazione. Ci auguriamo che si crei in Italia, al di là degli schieramenti di maggioranza e di opposizione, un’area di ragionevolezza che riguardi esponenti politici e forze decisive e fondamentali

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