Skip to main content

Il punto vero in questa fase del mondo è che cosa il nostro governo può fare per reagire alla crisi del diritto del mare e costruire una politica del mare competitiva.

Il diritto del mare

La vicenda dell’Iran conferma come Cina e Russia, e in una qualche misura anche gli Stati Uniti, come sempre protagonisti/competitors, restino sintonici in materia di governo marittimo, costituendo, con i loro alleati (fra i quali i Paesi arabi, la Turchia, Israele e l’India), un solido riferimento per la gestione delle crisi internazionali. Con l’intesa fra Iran e Stati Uniti (art. 5), si prende infatti atto del “risorgere” o rafforzarsi della sovranità degli Stati costieri: liberi, negli stretti, nel mare territoriale e nella zona economica (e persino nell’alto mare), di regolare i traffici in funzione degli interessi nazionali (e non della libertà di transito). Un “nuovo” diritto del mare che incide su tutti i corridoi marittimi: e cioè il Mar Rosso, che oggi pare più che mai complicato, ma che è essenziale per il Mediterraneo; il corridoio africano, che sembra vada rafforzandosi e che si attesta sui sistemi logistici del Nord Europa (e semmai su Gibilterra e Tangeri); i diversi stretti nel Mar Cinese Meridionale e i passaggi artici, con mille problemi operativi, ma con un transit time invidiabile, provenienti dalla Northern Sea Route (Russia/Cina) o dalla Groenlandia (Stati Uniti e Canada): due visioni territoriali diverse, ma un solo approccio tecnico-giuridico.

Da quanto sopra si profila un enorme pericolo per il Mediterraneo, che corre il rischio di non essere lo strumento di alimentazione dell’Europa attraverso i tre corridoi verticali che le varie norme europee, sin dagli anni ’90, hanno descritto. Resta da domandarci quale sia stato, sul Mediterraneo, il contributo dell’Unione Europea, che ha sempre guardato ai porti del Northern Range e che, con l’Artico in movimento, dovrà concentrarsi su 5/6 nuovi sistemi che si aggiungeranno (a est o a ovest). E ancora, vi è da domandarci a che cosa sia servita l’Unione per il Mediterraneo (UpM), costituita fra tutti i Paesi rivieraschi nel 2008 per puntare ad alcune politiche comuni (quella sulla mobilità in primis). Il rischio è quello di un grande lago contornato da Paesi poveri, indebitati e incapaci di competitività, dedicato al turismo di vario tipo, dove però si sperimenta quotidianamente, con le tragedie sulle migrazioni, il fallimento dei valori europei.

L’Europa unita e le sue sfide per la mobilità

Pur essendo gli Stati mediterranei, in teoria, chiamati a partecipare a un nuovo assetto del diritto del mare per presidiare un minimo di libertà di navigazione, nessuno di essi pare in grado. È giocoforza necessaria un’Europa – magari mediterranea, in forza di un accordo di cooperazione rafforzata (art. 20 TUE) – che vada oltre il mercato unico e la concorrenza, i due perni della Comunità europea, per costruire una politica comune della mobilità, costruendo una rete europea davvero “federale”, così diversa dalle TEN-T del Regolamento 1679, ma anche affidando a un’autorità centrale gli investimenti nella mobilità. Il tutto alla luce di un interesse comune.

Insomma, una condivisione di competenze (o di sovranità) per sostenere una nuova integrazione che offra una sola voce a interessi comuni. Una soluzione, secondo alcuni, compatibile solo con il superamento della sciagurata guerra in Ucraina (che l’Unione dimostra di non saper gestire malgrado le norme del Trattato) e con il recupero della Russia in una politica di vicinato europeo, per avviare un nuovo inizio che assicuri competitività.

Dal Mediterraneo all’Artico, quale politica del mare per l’Italia. Scrive Maresca

Di Maurizio Maresca

La crisi del diritto del mare e la crescente centralità delle rotte artiche impongono all’Italia di definire una politica marittima più competitiva, capace di tutelare il ruolo del Mediterraneo nei traffici europei e di affrontare il rafforzamento delle sovranità costiere sugli stretti e sui corridoi strategici. Il tema sarà al centro del convegno “La nuova strategia italiana per l’Artico”, in programma il 20 luglio a Palazzo Giustiniani con la partecipazione del ministro Antonio Tajani, anticipato in questo articolo dal professor Maurizio Maresca, tra i relatori dell’incontro

Le missioni italiane crescono, ma restano aperti i nodi politici e operativi. Parla Coticchia

Il nuovo piano sulle missioni internazionali conferma il Mediterraneo allargato come principale area strategica per l’Italia e segnala la crescita delle operazioni bilaterali, accanto a quelle Nato, Ue e Onu. Fabrizio Coticchia evidenzia diversi nodi ancora aperti, dai ritardi dell’iter parlamentare alle missioni controverse in Libia, Tunisia e Sahel, fino al futuro della presenza italiana in Libano, Iraq e nello Stretto di Hormuz

Un Terzo Polo per l’Occidente. Mazzocchi appoggia la sfida centrista contro sovranismi e ambiguità filo-russe

Di Antonio Mazzocchi

La proposta di Fabrizio Cicchitto per un nuovo Terzo Polo viene presentata come una risposta alle sfide geopolitiche del Paese. Per il Movimento dei Cristiano Riformisti, una rinnovata area centrista è chiamata a rafforzare il profilo euro-atlantico dell’Italia, superando le divisioni sulla politica estera e consolidando un fronte europeista a difesa della democrazia. L’appello di Antonio Mazzocchi, presidente Cristiano Riformisti

Spionaggio e sabotaggi, il Parlamento accende i riflettori sulla minaccia russa

Dalla sicurezza europea ai casi Biot e Koršunov, fino alla guerra ibrida e alla disinformazione. Alla Camera il confronto promosso da Federica Onori riporta al centro il tema dello spionaggio russo in Italia

Ecco perché il Nicaragua ha rotto i rapporti diplomatici con l’Italia

Alessio Casimirri, noto membro delle Brigate Rosse, è rifugiato nel Paese centroamericano dagli anni 80, ha sei condanne all’ergastolo per il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. In Nicaragua trascorre una vita tranquilla, come imprenditore e ballerino, aveva anche un programma tv sulle immersioni sottacqua. Ora la richiesta di estradizione da parte del ministro Tajani

Vaccini, la fiducia è parte della prevenzione. Ecco cosa dice la review italiana

Una review italiana propone di leggere l’esitazione vaccinale del post-Covid come una più ampia crisi di fiducia nelle istituzioni che sviluppano, valutano e raccomandano i vaccini. La sfida riguarda l’intero sistema e il ruolo degli interlocutori più vicini ai cittadini

Dal golden power al quantum computing, la sicurezza nell'era della permacrisi raccontata da Costanzo

In un mondo in cui non esistono più confini netti tra guerra e pace, civile e militare, la sicurezza diventa una condizione imprescindibile per ogni attività organizzata e per la qualità della vita delle comunità. Ecco la presentazione alla Camera del volume di Biagino Costanzo “La sicurezza nell’era della permacrisi”, edito da Davide Falletta Editore

Salva-Lupi, se l'emendamento ridisegna le regole del centro e rafforza Renzi

Un emendamento pensato per intervenire sugli equilibri delle coalizioni potrebbe finire per rafforzare proprio il leader che, negli ultimi anni, molti nel centrosinistra avevano provato a marginalizzare. Non perché gli regali parlamentari o punti nei sondaggi, ma perché aumenta il valore politico della sua disponibilità a federare il centro. L’analisi di Salvatore Di Bartolo

Il quadro di Picierno, il calcio di Renzi, lo sguardo di Meloni. Queste le avete viste?

Pina Picierno ha accolto “Adesso!” all’interno di Spazio Pubblico, proprio davanti al “Quarto Stato”, mentre Matteo Renzi ha sfoggiato le sue qualità calcistiche. Meloni, invece, premiava a Palazzo Chigi i Maestri della cucina italiana… Ecco le foto politiche degli ultimi sette giorni

Trump punta il dito sulle interferenze cinesi. Ecco quali

Il presidente americano accusa Pechino di aver acquisito i dati di 220 milioni di elettori e di aver cercato di ostacolare la sua rielezione nel 2020. Le dichiarazioni, non accompagnate per ora da misure contro la Cina, arrivano alla vigilia delle elezioni di metà mandato e a due mesi dal possibile vertice con Xi Jinping. Ma le valutazioni dell’intelligence statunitense distinguono nettamente tra raccolta di informazioni, attività d’influenza e interferenza nelle infrastrutture elettorali

×

Iscriviti alla newsletter