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Non capita a tutti di smentire la propria morte tante volte quante Brigitte Bardot ha smentito a gran voce la sua. Tante volte tranne l’ultima. Oggi. Anche se il suo rimane comunque un addio impossibile.

Venerata come la dea della dream epoque, considerata l’unico vero mito francese del ‘900, il mito della douce France consacrato dall’omonima canzone, Brigitte Bardot resta infatti scolpita nella memoria collettiva come protagonista dell’interpretazione esistenziale della femme fatale per antonomasia.

Definita negli anni ’60 il sogno maschile di tutto il pianeta, icona di bellezza e di dolcezza, distrattamente attrice e mito di donna indomita e scostante, ritiratasi a vita privata come solo un’altra diva, Greta Garbo, era riuscita a fare al culmine della fama e dell’idolatria mondiale, l’immagine di Brigitte Bardot legata indissolubilmente ai ricordi è quella della venere bionda che balla scalza un sensuale mambo nel film “E Dio creò la donna”, di Roger Vadim, oppure la fanciulla che confessa peccati e seduzioni in “Una donna come me”, nelle scene del Disprezzo di Jean Luc Godard, o ancora nei duelli de “Le pistolere” assieme a Claudia Cardinale.

Nessuno ricorderà la biografia caratterizzata da un breve matrimonio, una carriera cinematografica chiusa a 40 anni di sua volontà e poi oltre mezzo secolo a proteggere gli animali: per tutti Brigitte resterà l’abbagliante personificazione della bellezza.

Tutti film che senza l’interpretazione di BB e in un caso di CC, Claudia Cardinale, sarebbero stati destinati all’oblio, proprio come affermava Oscar Wilde: “Non si vede una cosa finché non se ne vede la bellezza.”

Una beltà indomita e rivoluzionaria fino ai giorni dell’addio.

Tanto che quando ha saputo che Macron meditava per lei un funerale agli Invalides ha optato per riposare tra le sue pecore, nella villa La Madrague in fondo alla baia des Canoubiers, sul litorale di Saint Tropez, e non nella perpetua contiguità di Jean Moulin, l’eroe della resistenza antinazista che nel 1964 il Generale De Gaulle fece traslare nel Pantheon di Parigi.

Alle esequie riecheggeranno soltanto i versi della canzone “Douce France” che più le si addicono: Dolce Francia della mia infanzia, cullandoti con tenera spensieratezza ti ho serbata nel mio cuore!

Mentre già vengono pubblicati libri e album di fotografie che di lei ricordano solo i film e l’indomabile bellezza del passato.

Sacrificando il lato umano, la sensibilità e la dolcezza di cui era naturalmente dotata per non parlare dell’impegno civile nell’appassionata e disinteressata difesa degli animali, purtroppo é l’unica cosa che il mondo annovererà, perché le immagini di Brigitte Bardot si sono talmente fissate nella memoria di intere generazioni che quando la si rivede é come se gli anni non siano mai passati, come se quelle visioni siano capaci di riportarci a quei momenti e far dimenticare tutto il resto.

Una magia insita anche nel nome: Brigitte Bardot, che ogni volta che viene pronunciato evoca e trasfigura bellezza e sensualità.

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