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Il negoziato in Ucraina riparte dalla Svizzera. Il segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale ucraino Rustem Umerov ha infatti confermato che i colloqui saranno ripresi nell’ambito del World Economic Forum, uno dei principali (se non il principale) appuntamento economico globale, apertosi oggi nella località di Davos.

Non che fino ad ora fossero bloccate. Umerov ha riferito che lui e altri alti rappresentanti di Kyiv hanno trascorso due giorni (17 e 18 gennaio) negli Stati Uniti per consultazioni con le controparti americane. Gli incontri hanno coinvolto, tra gli altri, l’inviato speciale Steve Witkoff, il genero del presidente statunitense Jared Kushner, il segretario dell’Esercito Dan Driscoll e il funzionario della Casa Bianca Josh Gruenbaum; dall’altra parte, la delegazione ucraina era composta (oltre che da Umerov) dal capo dell’Ufficio del Presidente Kyrylo Budanov e da David Arakhamia, leader parlamentare del partito Servitore del Popolo (lo stesso del presidente Volodymyr Zelensky). In questo frangente i colloqui si sono concentrati su sviluppo economico, piano di prosperità e garanzie di sicurezza per l’Ucraina, con particolare attenzione ai meccanismi pratici di attuazione e di enforcement. I funzionari ucraini hanno inoltre aggiornato i partner statunitensi sui recenti attacchi russi contro le infrastrutture energetiche del Paese. Secondo quanto dichiarato da Umerov, le due parti hanno concordato di “continuare il lavoro a livello di team nella prossima fase delle consultazioni a Davos.

Sempre dagli Stati Uniti arriva anche la notizia che BlackRock, la più grande società di gestione patrimoniale al mondo, andrà a giocare un ruolo centrale nel “prosperity plan” da 800 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Ucraina, con l’incarico di aiutare a strutturare fondi e priorità di investimento, con un forte accento su settori ad alto rendimento come energia, infrastrutture, tecnologia e risorse minerarie.

Un coinvolgimento che solleva forti perplessità in Ucraina e, soprattutto, in Europa. In passato la società aveva già fallito nel tentativo di raccogliere capitali su larga scala per la ricostruzione, incontrando resistenze da parte dei governi europei, preoccupati che fondi pubblici finissero sotto il controllo di un gestore privato statunitense. Poiché l’Europa è destinata a sostenere la parte principale dei costi, riemergono timori su trasparenza, governance e possibili conflitti di interesse, nonché sul rischio che settori profittevoli vengano privilegiati a scapito di bisogni pubblici essenziali.

Nel frattempo qualcosa si è mosso anche in Europa. Il 18 gennaio la cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi” ha tenuto una riunione online a livello di capi di Stato maggiore delle forze armate per discutere le garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Il comandante in capo Oleksandr Syrskyi ha affermato che la Russia non mostra alcuna volontà di porre fine al conflitto e continua il “terrorismo” contro i civili, citando in particolare gli attacchi alle infrastrutture energetiche durante l’inverno. Syrskyi ha sottolineato la necessità di rafforzare ulteriormente la pressione delle sanzioni su Mosca affinché il costo della guerra diventi insostenibile, evidenziando anche l’importanza di una cooperazione più profonda per potenziare la capacità industriale della difesa e le capacità militari in Europa.

Il negoziato ucraino riparte dalla Svizzera. L'annuncio di Umerov

Il negoziato sulla guerra in Ucraina entra in una nuova fase e si sposta a Davos, dove sicurezza, ricostruzione ed economia si intrecciano sempre più strettamente. Tra il ruolo crescente degli Stati Uniti, l’ingresso di BlackRock nel piano da 800 miliardi e le perplessità europee, il futuro di Kyiv appare sospeso tra deterrenza militare e finanza globale

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