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La visita ufficiale della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Oman, prevista per domani a Muscat, è molto più di un appuntamento bilaterale. È il segno di un nuovo posizionamento dell’Italia nel Golfo, che sceglie la neutralità costruttiva dell’Oman come chiave d’accesso a una regione in profondo mutamento. 

Su invito del Sultano Haitham bin Tariq Al Said, Meloni sarà la prima leader straniera accolta dal monarca omanita nel 2026 — un gesto politico che sottolinea il livello di fiducia reciproca e la visione comune su stabilità, dialogo e diversificazione economica. 

Questa visita è di particolare importanza perché è il frutto della partecipazione della Meloni al summit Ue-Gcc del 3 dicembre scorso al quale, dopo 14 anni, si è presentato il Sultano dell’Oman.  È stata quindi quella un’importante occasione di incontro tra il leader omanita e la premier italiana. Voci di corridoio nei palazzi del Golfo sostengono che il Capo di Stato dell’Oman abbia deciso di prendere parte a quel vertice proprio per incontrare la Meloni. Non è un caso quindi che in quell’occasione si è svolto il bilaterale nel quale la nostra presidente del Consiglio ha ricevuto l’invito ufficiale a visitare Muscat. 

Perché quindi tanta attenzione da parte loro verso l’Italia? La risposta è nella nostra economia. L’Italia ha quel modello fatto di piccole e medie imprese che può servire per lo sviluppo economico. Inoltre va considerato che l’Oman ha dazi bassissimi con gli Stati Uniti, al 10 per cento, e questo lo rende competitivo. Allo stesso tempo loro sono molto impegnati nello sviluppo delle energie rinnovabili come l’idrogeno. L’obiettivo è fornire idrogeno verde all’Europa producendo nel proprio Paese. Allo stesso tempo intendono convincerci a produrre acciaio e alluminio su suolo omanita alimentato dall’idrogeno grazie alle loro distese di deserto, usare l’idrogeno per alimentare le acciaierie e poi portare il prodotto in Europa. 

Un altro settore di interesse è quello della sanità. In occasione di questa visita si prevede una grande richiesta di investimenti reciproci in gruppi del settore sanitario. Perché? Andando verso la privatizzazione, la sanità omanita ha bisogno di partner e il nostro know how diventa essenziale.

Infine ha una grossa valenza geopolitica perché Mascate è importante per i suoi rapporti con l’Iran e con gli Houthi dello Yemen. Su questo è molto diverso dagli altri Paesi del Golfo avendo relazioni esclusive con Teheran, tanto è vero che hanno provato ad avviare una mediazione tra Iran e Stati Uniti.

Oltre la diplomazia protocollare: un’alleanza “silenziosa”

Per Mohammed al-Araimi, presidente dell’Associazione dei Giornalisti Omaniti, la visita “non può essere letta come un semplice rito diplomatico, ma come parte di una più ampia operazione di riposizionamento italiano nel Golfo e nel Medio Oriente”. 

Nelle sue dichiarazioni rilasciate a Formiche.net, l’Oman rappresenta per Roma “una piattaforma strategica di equilibrio”: unica tra le monarchie del Golfo a mantenere relazioni aperte e operative con Washington, Teheran, Riyadh, Abu Dhabi e l’Europa. 

“Muscat è diventata un partner indispensabile per qualunque potenza interessata alla stabilità regionale”, osserva ancora al-Araimi. “La sua politica estera non allineata e la capacità di mediazione, dal nucleare iraniano alla crisi del Mar Rosso, fanno dell’Oman un interlocutore naturale per l’Italia di Meloni, che mira a un ruolo autonomo nello scacchiere europeo e mediorientale.” 

Una partnership che cresce lontano dai riflettori

Il legame tra Muscat e Roma si sviluppa lontano dal clamore mediatico. Come spiega il giornalista e analista omanita Ali al-Muqbali, “le relazioni tra i due Paesi si basano su fiducia e cooperazione istituzionale, più che su annunci o simboli. È una partnership strategica silenziosa ma solida, costruita sul rispetto reciproco e su convergenze di lungo periodo”. 

Per al-Muqbali, l’Oman vede nell’Italia “una potenza europea pragmatica, non ideologica, capace di collaborare su basi concrete”; mentre Roma riconosce a Muscat “una politica prevedibile e stabile, che garantisce continuità diplomatica e apertura su più fronti”. 

Energia e infrastrutture: il cuore della cooperazione

La dimensione economica della visita ruota attorno alla Vision 2040 omanita, il piano di diversificazione che mira a ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e a sviluppare settori avanzati: energia verde, logistica, industria, turismo e manifattura. 

L’Italia, già partner di rilievo per tecnologie e macchinari nel settore Oil & Gas, intende rafforzare la cooperazione sull’idrogeno verde, dove l’Oman punta a produrre 1 milione di tonnellate annue entro il 2030. Possibili dunque nuove joint venture e partecipazioni italiane in corridoi energetici come Oman–Paesi Bassi–Germania, oltre a progetti LNG e di efficienza industriale. 

Tra i dossier principali, anche infrastrutture e portualità — da Sohar a Duqm e Salalah — nodi centrali nelle rotte verso l’Oceano Indiano e l’Africa orientale, mercati chiave per le imprese italiane. 

Una visione comune per la stabilità

Sul piano geopolitico, Roma e Muscat condividono una convinzione: la centralità del dialogo sul confronto e la priorità della stabilità statale sulla frammentazione regionale. È una linea che accomuna la visione di Meloni e quella del Sultano Haitham — valorizzare la diplomazia omanita come strumento di equilibrio in dossier complessi come Iran, Yemen, Gaza e Mar Rosso.

Come osserva al-Araimi, “in un mondo sempre più polarizzato, Oman e Italia convergono su un principio semplice ma potente: parlare con tutti, senza schierarsi ciecamente. Per questo, la visita di Meloni non è una tappa momentanea, ma l’inizio di una fase strategica nuova, destinata a durare nel tempo”. 

Verso una partnership di lungo periodo

Il futuro delle relazioni tra Roma e Muscat sembra destinato ad articolarsi su tre piani: 

  1. Economico, con la transizione energetica e le tecnologie industriali come motori di crescita reciproca. 
  2. Politico, potenziando il coordinamento diplomatico nei dossier regionali. 
  3. Strategico, con l’Oman come cerniera tra Golfo, Oceano Indiano e Africa — aree centrali per l’espansione mediterranea dell’Italia.

In fondo, conclude al-Muqbali, “investire oggi nella relazione Italia–Oman significa costruire un capitale di fiducia e stabilità in un mondo in rapido mutamento. Muscat e Roma guardano alla stessa direzione: un ordine regionale fondato sul dialogo, la previsione e lo sviluppo sostenibile”. 

La stampa omanita in inglese dedica in queste ore una copertura sobria alla visita della premier Meloni a Muscat, enfatizzando il suo ruolo come prima leader straniera accolta dal Sultano Haitham bin Tarik nel 2026. I media locali, come Muscat Daily e canali social affiliati, confermano l’invito ufficiale e i colloqui su cooperazione politica, economica e strategica. Muscat Daily sottolinea lo slancio crescente nelle relazioni Oman-Italia e l’impegno comune su questioni regionali e internazionali.

The Arabian Stories e Arabian Daily ribadiscono l’importanza strategica della visita, con focus su partnership politica ed economica, in linea con la Vision 2040 omanita. Mohammed al-Araimi, presidente dell’Associazione Giornalisti Omaniti, intervistato da agenzie come Italpress (rilanciato localmente), la definisce una “mossa strategica” per l’equilibrio nel Golfo, lodando la neutralità omanita. Times of Oman richiama incontri passati per contestualizzare la continuità. Copertura limitata rispetto a media italiani, ma in crescita su piattaforme digitali omanite.

La stampa omanita in lingua araba tratta la visita con un approccio istituzionale e positivo, focalizzandosi su cooperazione bilaterale e ruolo mediatore dell’Oman. Testate come Alarab.co.uk e Alyooom.com annunciano l’evento come tappa strategica in un contesto di tensioni regionali. Se il primo si limita a riportare l’annuncio di Palazzo Chigi il secondo offre una “lettura strategica” della visita, legandola a trasformazioni regionali, sicurezza energetica e sfide nel Medio Oriente. La stampa in arabo contestualizza la visita nel quadro della diplomazia omanita attiva globalmente. Il tono resta sobrio e ottimista, senza critiche, con rilanci su social che confermano l’importanza dell’arrivo della Meloni come prima ospite straniera 2026.

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