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La difficoltà americana nel ricostituire le scorte di missili e munizioni sta spingendo il settore finanziario oltre il ruolo consueto di prestatore e consulente. JPMorgan Chase userà 10 miliardi di dollari del proprio capitale per acquistare partecipazioni in aziende considerate essenziali per la sicurezza nazionale e l’autosufficienza economica, con l’obiettivo indicato da Jamie Dimon, ceo dell’azienda, di portare in seguito la dotazione ad almeno 20 miliardi.

L’iniziativa nasce anche dai limiti dell’industria della difesa. Durante una visita a uno stabilimento di L3Harris in Alabama, i vertici dell’azienda hanno spiegato che ordini pubblici discontinui rendono difficile finanziare una produzione su larga scala. Il capitale privato viene così chiamato a sostenere investimenti che la sola domanda pubblica non riesce a rendere continuativi.

Un programma da 1.500 miliardi

Il fondo è parte della Security and Resiliency Initiative, con cui JPMorgan punta entro il 2035 a 1.500 miliardi di dollari tra finanziamenti, consulenze e operazioni nei settori della difesa, dei minerali critici, dell’intelligenza artificiale, della tecnologia e della farmaceutica. Circa mille miliardi sarebbero comunque rientrati nell’attività ordinaria della banca. Il nuovo obiettivo indica quindi una maggiore disponibilità verso operazioni complesse o rischiose.

Finora il programma ha finanziato operazioni per 150 miliardi e il fondo ha investito 2 miliardi. Tra gli interventi figurano Perpetua Resources, Shield AI e Databricks. JPMorgan ha inoltre affiancato L3Harris nell’operazione che ha portato il Pentagono a investire un miliardo di dollari nella sua attività missilistica.

Il ritorno del merchant banking

La strategia richiama il merchant banking, quando le grandi banche investivano direttamente nelle imprese industriali. Quel modello era stato ridimensionato dopo le crisi finanziarie e l’inasprimento delle regole, ma un contesto più permissivo ha riaperto lo spazio per operazioni potenzialmente più redditizie e allo stesso tempo più rischiose.

La convergenza con la politica industriale dell’amministrazione Trump è evidente. Il governo ha assunto partecipazioni in aziende strategiche e cerca di accelerare la produzione di armamenti e materiali critici. Dimon ha negato che il programma serva a ottenere favori politici, pur dicendo di sperare che l’amministrazione “lo apprezzi”.

Capitale privato e sicurezza nazionale

L’iniziativa rafforza il ruolo del capitale privato nel sostegno agli obiettivi industriali e strategici degli Stati Uniti. Il programma ha già generato nuovi ricavi per JPMorgan e amplia gli strumenti disponibili per finanziare imprese attive nella difesa, nei minerali critici, nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie considerate essenziali.

Peter Scher, già responsabile delle relazioni governative e della filantropia della banca, ha spiegato che le amministrazioni stanno valutando come “sfruttare il settore privato per raggiungere obiettivi tradizionalmente perseguiti dal governo”. Doug Petno, co-president di JPMorgan Chase, ha aggiunto che la risposta ricevuta ha rafforzato la convinzione che “esista un bisogno reale di questo lavoro” e che la banca abbia “un ruolo importante da svolgere”.

La sicurezza nazionale diventa così un’area di investimento diretto per una grande banca sistemica, con l’obiettivo di convogliare maggiori risorse verso la capacità produttiva, le infrastrutture industriali e le tecnologie strategiche.

JPMorgan mette capitale nella base industriale della difesa americana

JPMorgan sta spingendo il capitale privato dentro un terreno che finora era rimasto soprattutto pubblico, quello della sicurezza nazionale e della capacità industriale strategica. Il programma nasce dalla difficoltà americana nel ricostituire scorte, finanziare produzione continua e sostenere filiere considerate essenziali, e mostra come difesa, tecnologia e autonomia economica stiano diventando sempre più anche una materia da grande finanza

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