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Il rapporto della Commissione Stiglitz uscito qualche giorno fa ha fatto il punto sulla dinamica delle diseguaglianze nel mondo. La globalizzazione, la concorrenza al ribasso sul costo del lavoro e la convergenza condizionata creano un riequilibrio lento ma progressivo tra salari medi nei paesi poveri ed emergenti da una parte e salari medi dei paesi ad alto reddito dall’altra (i nostri sono rimasti al palo negli ultimi trent’anni contro una crescita del 200-300 percento nei paesi dell’Est Europa, per non parlare di Cina ed India). Allo stesso tempo però globalizzazione e convergenza condizionata generano un processo di aumento di diseguaglianza all’interno dei paesi come il nostro tra lavoratori ad alta qualifica e lavoratori a bassa qualifica che incrementa i differenziali salariali per anni di scolarizzazione.

Il rapporto ha però il pregio di porre l’attenzione al problema maggiore che è la diseguaglianza di ricchezza, non di reddito. Per capirla basta fare un semplice ragionamento. I rendimenti medi annui secolari delle azioni sono attorno all’8%. Questo può essere il tasso di crescita di una ricchezza che non ha problemi di liquidità e dunque può essere investita su orizzonti lunghi. I salari reali negli ultimi anni in Italia (anche per quello che abbiamo spiegato sopra) non sono affatto cresciuti, anzi hanno perso valore in termini reali per aver subito l’ondata inflattiva post-Covid causata dall’impennata dei prezzi del gas. Il costo ulteriore dell’inflazione sta nel fiscal drag, ovvero in una parziale crescita nominale dei salari (non reale) che comunque aumenta il prelievo fiscale. Dunque il divario tra chi ha ricchezza e chi non ce l’ha è cresciuto.

In modo molto più macroscopico i guadagni della rivoluzione dell’intelligenza artificiale sono stati attualizzati dai corsi delle azioni nel settore tecnologico e hanno aumentato enormemente la ricchezza di chi controlla una quota importante di capitale di queste imprese. Si è parlato in questi giorni del famoso “stipendio” di mille miliardi (in realtà un premio di stock options) che Musk ha chiesto ai suoi azionisti. Se abbiamo ancora una sensibilità possiamo pensare cosa si potrebbe fare con questi mille miliardi o una parte di essi. In Italia ci sono 4 milioni di anziani non autosufficienti e solo la metà di questi percepisce un’indennità di accompagnamento. Abbiamo più di 5 milioni di persone sotto la soglia di povertà.

Ed è per questo che si torna a parlare di patrimoniale e che 7 italiani su 10 sono favorevoli ad un prelievo attorno al 2% sulle maggiori ricchezze dell0 0.5% dei cittadini più affluenti del nostro paese. Conosciamo le obiezioni. La ricchezza è mobile e sfugge. I dati empirici sui paesi nei quali le patrimoniali sono applicate ci dicono che il fenomeno è limitato e il gettito importante. In un mondo dove le diseguaglianze indeboliscono la fiducia nelle istituzioni, alimentano rabbia sociale, populismi e complottismi, in un futuro nel quale i processi di creazione e distruzione di posti di lavoro generati dall’intelligenza artificiale saranno imponenti, la distribuzione del reddito sarà la questione politica numero uno. Esistono le politiche ex ante (garantire accesso universale ad istruzione e sanità) e quelle ex post (redistribuzione fiscale di redditi e patrimoni).

Impossibile spacciare la riforma fiscale della legge di bilancio per un processo redistributivo. Per sua natura il beneficio di una riduzione del 2% del prelievo su uno scaglione intermedio beneficia più i maggiori percettori di reddito che quelli minori. Eppure il governo quando ha bisogno di risorse piccole patrimoniali le fa, come ricorda Mikhail Mashleinikov esperto fiscale di Oxfam, aumentando le aliquote dell’imposta sul valore degli immobili detenuti all’estero (Ivie) e dell’imposta sui valori delle attività finanziarie estere (Ivafe) nei paradisi fiscali.

Lo ha fatto imponendo l’aggiornamento delle risultanze catastali per chi ha usufruito del Superbonus, con il corrispondente aumento del prelievo immobiliare che su quelle risultanze si basa. Gli studi sulla felicità dicono l’ovvio. Dare mille euro ad una persona sotto la soglia di povertà genera molta più felicità che darli ad Elon Musk. E rende felice, ricca di senso e generativa anche la vita di chi dona se il donatore è individuale. Saremmo in grado nel prossimo futuro di fare scelte che aumentano la felicità aggregata ed evitano l’esplosione di conflitti sociali?

Diseguaglianze e patrimoniale al tempo di Elon Musk. L'analisi di Becchetti

Dare mille euro ad una persona sotto la soglia di povertà genera molta più felicità che darli ad Elon Musk. E rende felice, ricca di senso e generativa anche la vita di chi dona se il donatore è individuale. Saremmo in grado nel prossimo futuro di fare scelte che aumentano la felicità aggregata ed evitano l’esplosione di conflitti sociali? Il commento di Leonardo Becchetti

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