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Anche Mosca dispone di un “suo Starlink” in Ucraina. La costellazione satellitare russa Rassvet, sviluppata dall’azienda russa Bureau 1440 (parte della holding Iks), sarebbe ormai in grado di offrire almeno due finestre di comunicazione quotidiane sul territorio ucraino, ciascuna della durata superiore a un’ora, rafforzando significativamente le capacità di comando e controllo delle forze armate russe. La prima tranche composta da sedici satelliti è stata lanciata il 23 marzo 2026 (con qualche mese di ritardo rispetto al previsto) dal cosmodromo militare di Plesetsk, nella Russia nord-occidentale. Dei sedici inviati in orbita, dodici hanno già raggiunto la quota operativa di circa 550 chilometri, tre stanno completando la salita orbitale mentre uno sarebbe andato perduto, probabilmente a causa di un difetto di fabbricazione. Il programma ha registrato un ulteriore progresso il 19 luglio 2026, quando la Russia ha lanciato un secondo gruppo di sedici satelliti Rassvet-3, ancora una volta dal cosmodromo di Plesetsk. Interessante notare come l’operazione sia stata preceduta da una campagna di disinformazione (secondo i principi della maskirovka) in cui le autorità russe hanno diffuso per giorni avvisi aeronautici e marittimi modificati ripetutamente, rendendo difficile per gli osservatori occidentali individuare la data effettiva del lancio, la traiettoria del vettore e il carico trasportato.

Secondo il ricercatore olandese Bart Hendrickx, specializzato nel programma spaziale militare russo, questa particolare segretezza sarebbe stata motivata dalla crescente minaccia rappresentata dagli attacchi dei droni ucraini contro il cosmodromo di Plesetsk. Già durante il primo lancio di marzo, infatti, il direttore generale di Roscosmos Dmitry Bakanov aveva dichiarato che le forze ucraine avevano tentato di colpire la base, senza però riuscire a interrompere la missione.

L’efficacia del sistema Rassvet è però ancora limitato. L’esperto di comunicazioni satellitari Volodymyr Stepanets afferma chela configurazione raggiunta consenta già una copertura sufficientemente densa da assicurare collegamenti affidabili due volte al giorno (anche se i sorvoli sull’Ucraina avvengono con una frequenza maggiore, a intervalli di circa novanta minuti). Non tutti i passaggi garantiscono però un collegamento stabile, che può essere fornito con certezza soltanto quando i satelliti raggiungono angolazione rispetto all’orizzonte così elevata tale da permettere comunicazioni continuative. Le analisi delle traiettorie orbitali indicano che la costellazione attraversa l’area di visibilità dell’Ucraina circa quattro volte al giorno, ma solo due o tre di questi passaggi risultano realmente utilizzabili. Ogni finestra operativa dura tra sessanta e novanta minuti, un tempo sufficiente per supportare collegamenti dati ad alta capacità.

Dal punto di vista militare, ciò potrebbe tradursi nella possibilità di impiegare terminali satellitari per controllare droni navali, velivoli senza pilota d’attacco e da ricognizione, oltre a migliorare il coordinamento di sistemi d’arma a lungo raggio, sulla scia di quanto fatto da Kyiv. Tra le piattaforme che potrebbero beneficiare di quetsa copertura ci sono le versioni “russificate” dei droni iraniani Shahed, note come Geran-2, Geran-3 e Geran-4, ma anche i droni navali di superficie che Mosca sta sviluppando in questi mesi.

I terminali sviluppati da Bureau 1440 presentano caratteristiche simili a quelle di Starlink. Misurano circa sessanta centimetri per lato, pesano meno di quindici chilogrammi e possono raggiungere velocità di trasmissione fino a un gigabit al secondo. Utilizzano antenne a scansione elettronica attiva (phased array), capaci di individuare automaticamente il satellite e mantenere il collegamento senza ricorrere a sistemi meccanici di puntamento. Secondo fonti open source, lo sviluppo del terminale sarebbe ormai completato e la produzione in serie potrebbe iniziare a breve, accelerandone l’adozione da parte delle forze armate russe.

Sul piano strategico, la costellazione è ancora lontana dagli obiettivi finali annunciati da Mosca. Bureau 1440 prevede di avviare i servizi commerciali nel 2027 e ha indicato un piano che punta a raggiungere 250 satelliti entro il prossimo anno, 730 entro il 2030 e oltre 900 entro il 2035. Per rispettare questo calendario sarebbe necessario lanciare circa sedici satelliti ogni mese, un ritmo molto superiore a quello osservato finora. Tra il primo e il secondo lotto, infatti, sono trascorsi quasi quattro mesi. Se però questa cadenza venisse mantenuta, la Russia potrebbe comunque schierare una quarta serie di satelliti entro la primavera del 2027 e arrivare a garantire una copertura continua sull’Ucraina già entro l’estate dello stesso anno.

La risposta russa a Starlink prende forma sopra l'Ucraina. A che punto è Rassvet

Rassvet offre oggi una copertura limitata ma già sufficiente a sostenere operazioni militari avanzate. E se il programma manterrà il ritmo di sviluppo previsto, Mosca potrebbe assicurare comunicazioni satellitari permanenti sull’Ucraina già nel 2027

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