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La cornice tracciata dal premier Matteo Renzi e dal ministro Federica Guidi durante l’ultimo Consiglio dei ministri che ha varato la strategia per la banda ultra larga per centrare gli obiettivi dell’Agenda europea non può prescindere dal futuro di Metroweb. E’ una delle considerazioni dell’economista Stefano da Empoli, presidente di I-Com e docente nell’Università Roma Tre.

I PUNTI POSITIVI

Il giudizio dell’economista sul piano è positivo sotto vari aspetti: “Innanzitutto per aver ragionato insieme sulla domanda e sull’offerta, cosa mai fatta negli ultimi anni nel settore delle telecomunicazioni e per aver recuperato una cabina di regia che dovrebbe essere, o fare capo, a Palazzo Chigi”, dice da Empoli in una conversazione con Formiche.net. E alle critiche giunte al piano del governo risponde definendolo “il migliore sforzo” a sua memoria mai fatto da un governo su banda larga e dintorni. E soprattutto “un buon compromesso rispetto alle versioni della strategia circolate nei giorni precedenti”.

LE CRITICITA’

La cornice iniziale va nella giusta direzione, osserva da Empoli, ma alcune criticità tecniche e burocratiche e un dossier in stallo rischiano di compromettere la realizzazione del piano del governo.
“Ancora oggi ci sono degli ostacoli di carattere burocratico che limitano la realizzazione da parte degli operatori del settore degli interventi a favore della digitalizzazione del Paese. Mi riferisco alla normativa relativa ai limiti elettromagnetici, ma anche alla disciplina contenuta nel Decreto del Ministero dello sviluppo economico noto come “Decreto Scavi”, che impone ancora l’utilizzo di tecniche e materiali obsoleti per gli scavi, tali da rendere insostenibili i costi di intervento per gli operatori”.

IL NODO METROWEB

Ma tra i fattori in grado di condizionare fortemente lo sviluppo delle reti in Italia Da Empoli inserisce il dossier Metroweb.
A Metroweb, la società controllata dal fondi di investimenti F2I (partecipato dalle banche e con una quota del 53%) e dalla Cassa depositi e prestiti tramite il Fondo strategico, si deve l’unica rete diffusa in fibra ottica a Milano. Ed è proprio su Metroweb che si è concentrata l’attenzione del governo con l’obiettivo di farne una grande società mista pubblico-privata, con l’azionariato aperto agli investimenti in fibra dei grandi operatori telefonici: “Vogliamo partecipare attraverso aumenti di capitale con una quota rilevante nel veicolo che sarà individuato, in una partnership pubblico-privato, in cui nessun operatore, né noi né altri, dovrà avere la maggioranza, e con la presenza di un soggetto “terzo”, come la Cassa depositi e prestiti, in un ruolo di guida e di garanzia”, ha detto recentemente l’ad di Vodafone Aldo Bisio. Favorevole anche Wind, mentre Fastweb è già azionista di Metroweb Milano.
Sempre ostile invece all’ipotesi del condominio è Telecom, interessata ad investire, ma a patto di detenere la maggioranza del 51%.

LE ULTIME DA GIACOMELLI

“Credo che ci siano ancora margini per un accordo”, ha detto oggi a Il Sole 24 ore il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, parlando della possibilità di raggiungere un’intesa con Telecom Italia su Metroweb. Il sottosegretario ha parlato di una rete “unitaria, neutra ed aperta a collaborazioni e sinergie di tutti gli operatori interessati”, definendola come “condizione ideale”. E a suo avviso non sarebbe necessaria la costituzione di una newco: “Il veicolo può essere Metroweb”, ha risposto al Sole.

UN FRENO PER GLI INVESTIMENTI

“È dovere delle istituzioni assicurare velocemente una stabilità nel settore – osserva in merito da Empoli -. Pena il ritardo e l’incertezza degli investimenti”.
E il futuro di Metroweb incide non poco sul modello di investimento da adottare: “Un conto è avere una Metroweb sposata con un solo operatore, un conto è che diventi condivisa da tutti gli operatori”, spiega il presidente di I-Com, che aggiunge: “Nonostante il recupero nel 2014 degli investimenti sia sul fisso che sul mobile, tali incertezze rischiano di ritardare gli obiettivi ambiziosi di alcuni operatori”.

PERICOLO SCAMPATO

Il dibattito dei giorni precedenti al varo della strategia del governo si è focalizzato sull’indebitamento di Telecom Italia e su una possibilità che ha fatto infuriare l’ex monopolista, ovvero la definizione di un termine entro il quale procedere alla definitiva dismissione della rete in fibra di rame, quella sulla quale attualmente transita la gran parte delle connessioni, ad esclusivo vantaggio della fibra ottica. Elementi però che non hanno trovato spazio né nelle bozze del decreto, né nell’ordine del giorno del consiglio dei ministri.
“C’è stata una buona mediazione rispetto ai timori dello swich off del rame circolati nei giorni precedenti e che avrebbe potuto rivelarsi piuttosto sgradevole – commenta da Empoli -. Essere scampati a questa possibilità ha risolto sicuramente uno degli elementi di incertezza che tuttora permangono”.

FIBRA VS RAME

Il governo nella versione definitiva del documento ha deciso di lasciare quindi agli operatori la scelta della tecnologia più efficace.

“Il rame può essere velocizzato ma ha dei limiti maggiori rispetto alla fibra. Laddove è possibile, quindi, è bene procedere con la fibra, che certamente rappresenta la tecnologia del futuro”, spiega l’economista.

“Ma bisogna ragionare con le risorse che abbiamo a disposizione e i limiti insiti al nostro Paese. Per centrare gli obiettivi richiesti dall’Europa si dovrà quindi inevitabilmente optare per l’utilizzo di un mix di tecnologie”.

FONDI INCERTI

Il piano di investimenti pubblici si baserà anche sulle risorse del Piano Juncker, secondo l’esecutivo.
“Viste le incertezze del Piano Juncker per rilanciare l’economia europea, averlo evocato tra gli investimenti per la banda larga non appare prudente . Se mai tale piano vedrà la luce, ho qualche dubbio sulla copertura finanziaria necessaria”, commenta da Empoli.

I TERMINI

L’ultimo indice elaborato dalla Commissione europea sul grado di digitalizzazione dell’Italia, ci colloca quartultimi nella classifica a ventotto davanti a Grecia, Bulgaria e Romania, penultimi se il giudizio si restringe a connettività e accesso alla rete.
“La strategia del governo dovrà trasformarsi in piano operativo entro sei mesi. Non si può andare oltre se vogliamo recuperare il gap con il resto dell’Europa”, conclude il presidente di I-Com.

Metroweb e banda larga devono andare a braccetto. Parla da Empoli (I-Com)

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