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Il curioso scenario politico italiano mi ricorda l’Odissea e il premier Matteo Renzi ha più di una caratteristica che lo avvicina a Ulisse. Mi sono fatto l’idea che la sua vita politica (per quell’altra gli auguro la sorte di Matusalemme) durerà almeno vent’anni più o meno perigliosi. Quando però lo vedo all’opera più che Odisseo mi ricorda Peter Parker, velocissimo Spiderman intento a tessere una ragnatela intelligente. Allo stesso modo l’origine toscana evocherebbe un Sassicaia o un Solaia, ma poi quando lo vedo tra la gente con quel piglio da piacione a 360 gradi lo associo al lampredotto, squisito esempio di quinto quarto capace di attrarre i fiorentini d’ogni lignaggio (e non solo loro).

Il nostro Peter Parker brilla per rapidità d’azione, intuizione e decisione: tre pregi quasi scomparsi dalla politica italiana persa tra lentezze mortali, rendite di posizione e tentennamenti. Renzi invece riesce ad associare all’intelligenza quella spregiudicatezza che il cinismo trasforma in decisionismo. Per carità, l’uomo ha dei principi e dei valori, ma li declina in modo feroce con ben chiaro un fine (Machiavelli approverebbe). Renzi è giunto alla ribalta in uno dei momenti peggiori (e forse anche per questo) della politica italiana e oltre a qualche semplificazione un po’ grossier ha portato molti lati positivi. Prima di tutto ha intaccato quel velo di ipocrisia che una certa sinistra ha subdolamente stabilizzato nel nostro Paese, rompendo apodittiche convenzioni spiegando che servono invece innovazione e risultati e riaprendo uno spiraglio ascensionale (la rottamazione) oltre la paralisi dei poteri forti (spesso immemori di antichi meriti e intenti piuttosto a perpetrare antichi vizi). Allo stesso modo ha messo alla berlina un certo conservatorismo moderato socialmente spesso sordo e qualche volta antistorico.

Renzi ha almeno ventilato (e molto meno praticato) la necessità di una meritocrazia capace di offrire il meglio al Paese ed ha affrontato quella classe burocratica che da tempo paralizza e penalizza le scelte di governo. Del resto rapidità e decisione gli permettono di mettere fuorigioco furbizie da politicanti senza personalità, ricatti  di posizione e ipocrisie consolidate. Con qualche esondazione ha anche spronato alcune Istituzioni fondamento della convivenza democratica, dalla magistratura al sindacato, a superare la cristallizzazione di antichi meriti per dare il meglio di sé ad un Paese in crisi. Renzi è riuscito a svegliare questo Paese dall’accidia dell’abitudine a scelte di comodo verso opzioni se non giuste almeno utili. Certo lo fa con un’arroganza che sicuramente non lo avvicina a De Gasperi o con un utilitarismo che non ricorda Fanfani (capace di essere sgradevolmente coerente), ma dopo Di Pietro e oggi con Grillo nell’attuale scenario rappresenta un’opzione politicamente almeno fondata.

Con furbizia Renzi distribuisce le carte, mescolando poco il mazzo, cercando di favorire i suoi o scegliendosi gli avversari più comodi ben conscio che spregiudicatamente strumentalizzerà o affosserà chiunque gli si parerà davanti. La grande intelligenza di Renzi è quella di mettere spesso fuorigioco i potenziali nemici dando spazio a yesmen o dando potere ad avversari senza gli attributi per ostacolarlo. Del resto l’uomo vuole essere amato dal popolo non dalla casta e può favorire i fedelissimi incurante delle critiche di quella casta che negli ultimi ventanni ha sfornato qualche parente intelligente e troppi amici degli amici di buone maniere, studi prestigiosi, ottime frequentazioni e QI da fossa delle Marianne.

In questo Paese dove dobbiamo preoccuparci perfino dell’inglese dell’EXPO Renzi affronta uno sforzo titanico. Oltre allo scarso senso civico che troppo spesso affiora, il Premier deve affrontare una mentalità consolidata che non prevede l’assunzione di responsabilità, che mostra spesso una giustizia lenta e lacunosa e un substrato fertile per furberie e scorciatoie. In questo deve stare attento alla sua abilissima gestione dei media dove rischia una sovraesposizione che ha superato di gran lunga il Berlusconi dei tempi d’oro e dove cominciano ad affiorare promesse non mantenute e qualche approccio superficiale. Molto dipenderà dalla capacità di emendarsi da quello che ha affossato Enrico Letta che affidandosi troppo spesso ad amici incapaci è andato in crisi di risultati. Inoltre sicuramente Mattarella è uomo pacato ma non malleabile e Renzi, non godendo della lettiana ragnatela di sostegno in Europa, deve fronteggiare una UE spesso contraddittoria e dalle abitudini non sempre nobili. Da ultimo sarà fondamentale il rapporto con la Chiesa che oggi con forza rifiuta molte degenerazioni della secolarizzazione per riappropriarsi della propria autorità morale.

Forse a Renzi manca (per ora) la capacità di indicare un grande progetto culturale di prosperità e solidarietà cui far tendere le coscienze degli Italiani perché l’etica rimane fondamento della politica.

Matteo Renzi, Peter Parker e il lampredotto

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