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Al momento ci sono più difficoltà che porte aperte per il premier francese Michel Barnier, in carica da meno di tre mesi, che non riesce a trovare una quadra sul bilancio e rischia di andare incontro ad una crisi politica (e finanziaria) entro fine anno. Troppo labile il pertugio in cui sperava di far passare misure draconiane per ottenere una manovra in linea con le richieste Ue e soprattutto in grado di ottenere l’appoggio degli alleati. Alla sua destra i lepeniani di Bardella potrebbero decidere di accelerare la crisi e far mancare i voti decisivi. A quel punto si innescherebbe un meccanismo abbastanza raro nel Paese, con un esercizio provvisorio e l’esigenza di un nuovo esecutivo (dal momento che per nuove urne occorrono per legge 12 mesi dalle precedenti).

Verso la sfiducia?

Attualmente la maggioranza assoluta non c’è nella coalizione che sostiene l’ex commissario europeo scelto da Emmenuel Macron per bypassare lo stallo seguito alle scorse elezioni politiche: il governo è supportato dai centristi di Macron e dai conservatori, che insieme detengono più seggi del Nuovo Fronte Popolare, coalizzatosi al secondo turno per impedire il successo del gruppo di Marine Le Pen. Per cui, secondo quanto fatto trapelare da molti deputati, già la prossima settimana potrebbe essere presentata da parte di RN una mozione di sfiducia sul bilancio della Previdenza Sociale. In quel caso basterebbe che i lepeniani votassero con le opposizioni per far andare sotto il governo, a meno che i socialisti non andassero in soccorso di Barnier per evitare la crisi. Ma al di là dei numeri del prossimo voto, è sotto gli occhi di tutti la contingenza di una fase di stallo che attraversa il paese, con il rischio di conseguenze sulla stabilità dell’eurozona.

Conseguenze sull’eurozona

I dati francesi sono difficili da maneggiare: il bilancio fortemente improntato sull’austerità con un taglio netto nell’ordine dei 60 miliardi, è alla base delle tensioni politiche, a cui si sommano i crescenti costi di prestito sovrano che sono aumentati drasticamente, raggiungendo il premio più alto rispetto ai titoli tedeschi dalla crisi del debito dell’eurozona nel 2012 ad oggi. Subito le azioni della borsa di Parigi sono crollate. Ma senza i tagli previsti da Barnier, l’indebitamento francese potrebbe toccare il doppio del limite del 3% previsto dal patto di stabilità e crescita dell’Ue.

Il quadro di una eventuale crisi francese sarebbe aggravato dallo status quo che in primis investe i conti della Germania. Quella che un tempo era l’economia-locomotiva dell’intera eurozona sta affrontando una crisi sistemica molto grave, dovuta al secondo anno consecutivo caratterizzato dalla crescita zero, dalle prospettive date da un calo produttivo del 3% per il terzo anno consecutivo, dall’ incertezza delle risposte del governo che non hanno soddisfatto i ceti produttivi e con l’incognita rappresentata dal pericolo dazi del presidente americano Donald Trump. Dopo gli annunci di licenziamenti da parte di Volkswagen, Ford e Audi, anche Bosch ha deciso un taglio da 5.500 posti di lavoro a partire dal 2027, la maggior parte dei quali in fabbriche tedesche.

L’allarme della Bce

“In un contesto volatile, le vulnerabilità alla stabilità finanziaria restano elevate”, ha osservato pochi giorni fa la Financial Stability Review della Bce, a dimostrazione di una situazione difficilissima. Inoltre il report sottolinea che dalla pubblicazione dell’ultimo numero della Financial Stability Review, i risultati elettorali a livello europeo e nazionale, in particolare in Francia, hanno riacceso le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito sovrano. “Le maggiori incertezze politiche e le preoccupazioni del mercato sulle loro implicazioni per la sostenibilità del debito hanno portato ad un ampliamento di alcuni spread sovrani per alcuni paesi dell’area dell’euro con alti livelli di debito, sebbene per ora con limitate ricadute transfrontaliere. Contemporaneamente, la tendenza a lungo termine di crescente frammentazione politica osservata negli ultimi tre decenni ha reso più difficile formare coalizioni di governo stabili”. I casi di Parigi e Berlino sono direttamente chiamati in causa. Addirittura alcuni analisti si spingono a prevedere che una eventuale crisi francese potrebbe provocare una crisi del debito in stile greco.

Le previsioni degli investitori

Il momento complessivo per le istituzioni comunitarie è denso di sfide e non permette sbavature: è dato da alcuni dossier molto delicati da gestire, come i primi passi della nuova commissione europea e contingenze che rispondono al nome di guerre, automotive, rapporti con la nuova amministrazione Usa. Immaginare di procedere (senza intoppi) con due blocchi in crisi come quello francese e tedesco è già difficile sulla carta, per questa ragione si sta diffondendo una certa preoccupazione tra gli investitori internazionali che potrebbero puntare su altri paesi caratterizzati da una maggiore stabilità, come l’Italia che dialoga con colossi come Blackrock.

Consiglio europeo, MICHEL BARNIER CAPO NEGOZIATORE BREXIT

Bilancio a rischio e crisi di governo, tempesta perfetta in Francia?

Bilancio appeso a un filo e RN che può staccare la spina. Alcuni analisti si spingono a prevedere che una eventuale crisi francese potrebbe provocare una crisi del debito in stile greco. Immaginare di procedere (senza intoppi) con due blocchi in crisi come quello francese e tedesco è già difficile sulla carta, per questa ragione si sta diffondendo una certa preoccupazione tra gli investitori internazionali che potrebbero puntare su altri Paesi caratterizzati da una maggiore stabilità, come l’Italia

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