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Nel 2015 ci decideremo ad affrontare il nodo del debito sovrano? L’anti-vigilia di Natale, al Ministero dell’Economia e delle Finanze è stata tenuta una conferenza stampa di cui hanno dato notizia unicamente alcune testate specialistiche. Nel corso dell’incontro, è stato sottolineato come il costo del debito sia ai minimi storici (nel 2014 il costo medio è stato l’1,35%) e che in queste circostanze si può delineare una strategia di allungamento delle scadenze e di emissione di titoli pluriennali in dollari Usa. In breve,spirava aria ottimista, forse anche a ragione dell’imminenza delle Feste. Non vogliamo essere coloro che portano via le bottiglie di champagne quando la festa diventa un po’ troppo allegra, tuttavia, da un lato la forte espansione dell’economia americana e, da un altro, la situazione della Grecia (e non solo) inducono a pensare che i tassi raso-terra potrebbero ben presto appartenere al passato.

Al clima finanziario internazionale (che potrebbe presto mutare rotta), si aggiungono specifiche interamente italiane: come verrà presa nel resto d’Europa una legge di stabilità piena di quelle che ormai lo stesso Governo definisce ‘marchette’? perché il Rapporto sulle Privatizzazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze non viene pubblicato da un paio d’anni e l’ultima privatizzazione portata a termine pare essere quella dell’ente ufficiali in congedo? Si può pensare ad un ulteriore aumento del risparmio delle famiglie – un’analisi ancora inedita del Centro Studi Impresa Lavoro documenta che è giunto a 3800 miliardi di euro – per sorreggere l’Himalaya del debito pubblico.

Nel consueto convegno ad inviti di fine anno, la Banca d’Italia ha sviscerato il problema in alcuni lavori che verranno pubblicati tra qualche mese:ad esempio, L’impatto macro-economico della crisi del debito sovrano: un’analisi contro fattuale per l’economia italiana di F. Busetti e P. Cova, Come gli shock finanziari ed il rischio sovrano plasmano l’output potenziale in Italia di V. Aprigliano e A. Conti, La crisi del debito sovrano e l’output potenziale dell’Italia di A. Gerali , A. Locarno, A. Notarpietro, M. Pisani .

Non è questa la sede per riassumere lavori con un forte contenuto tecnico, e scritti per lettori specialisti. Tuttavia, è importante sottolineare come il fardello del debito sovrano sia una delle determinanti potenziali della perdita di output potenziale subita dall’Italia negli ultimi anni. Di converso, se non vogliamo restare l’ultima ruota del malconcio carro europeo, qualcosa deve essere fatto per ridurre il peso del debito.

Il programma di privatizzazioni delineato negli ultimi giorni (Ferrovie dello Stato, Stm, quote di Enel ed Eni) possono essere un buon avvio ma non avranno implicazioni di rilievo se non si disbosca il ‘socialismo’ municipale e regionale (8.000 partecipate di cui 1.500 strutturalmente in perdita) e non si adotta una dei programmi organici tra i numerosi tratteggiati negli ultimi anni.

Il 2015 sarà l'anno buono per intaccare finalmente il debito pubblico?

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