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La composizione dei gabinetti del Presidente della Commissione europea e dei 27 Commissari europei è quasi terminata e i funzionari italiani a Bruxelles commentano delusi: “Ancora una volta abbiamo assistito alla ascesa del potentato tedesco”. Infatti l’Italia, Paese fondatore della UE, messa sullo stesso piano di un Paese piccolo come Malta, che al pari dell’Italia ha un solo capo di gabinetto.

Ancora una volta è la Germania di Angela Merkel a fare la parte del “leone“, infatti i tedeschi ne portano a casa 4, a cominciare da Martin Selmayr che dirige quello del Presidente Jean-Claude Juncker. Il nostro unico capo di gabinetto si chiama Stefano Manservisi (aveva già diretto il team di Prodi) ed è ora a capo della squadra dell’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini.

Gli eurocrati italiani si augurano che, nei prossimi 5 anni, Manservisi riesca a far recuperare postazioni ai connazionali, almeno nel servizio di sua competenza, considerando che gli italiani a capo delle cosiddette ambasciate della Ue sono 13, ma solo una è importante: la Turchia, le altre sono di secondo piano. Ci sono pochi italiani anche nei Gabinetti e, la maggior parte di quelli che ci sono, rivendicano la loro assoluta independenza dalle logiche politiche, ribadendo che hanno conquistato la posizione per meriti sul campo, senza sponsor.

Lo schema “germanofilo”, oltre che alla Commissione europea, prevale anche all’Europarlamento dove i tedeschi e tedescofili occupano posizioni strategiche: il Presidente Martin Schulz e il segretario generale del PE Klaus Welle, e il Presidente e il segretario generale del PPE Manfred Weber e Martin Kamp. Sono tedeschi anche la maggior parte dei coordinatori delle commissioni parlamentari, perché mentre le varie delegazioni si affannano per acquisire incarichi da 1°, 2°,3° Vice Presidente, i tedeschi badano al sodo e ottengono i coordinatori.

I coordinatori sono eurodeputati che nelle commissioni parlamentari di competenza elaborano le liste di voto, attribuiscono i rapporti legislativi, insomma possiamo dire che “suddividono e controllano“ il lavoro degli altri deputati. Anche la posizione italiana al Consiglio della Unione europea rischia di essere ulteriormente penalizzata con l’arrivo, il 1° dicembre, del nuovo Presidente della UE Donald Tusk che parla tedesco come la Merkel, che si è molto prodigata per la sua designazione.

I funzionari italiani a Bruxelles lamentano la mancanza di un sistema Paese concreto, un vero e proprio coordinamento nazionale che si muova in modo strutturato per acquisire caselle di comando burocratiche. Per contare nella Ue non basta la rappresentanza politica, ma servono i funzionari posizionati nelle Direzioni Generali in modo da tutelare e promuovere il sistema Paese. Invertire la tendenza richiederà del tempo e occorrerà una vera strategia a Roma e a Bruxelles, ma l’alternativa è che senza una rete Paese i funzionari italiani si affilieranno agli stranieri (come è successo fino ad ora per alcuni di quelli che hanno fatto carriera) cercando di guadagnare qualche posizione.

Adesso sta al Premier Renzi e a Lady PESC Mogherini raccogliere la sfida.

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