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Sono stata, negli anni ’80, uno dei tanti assistenti fotografi di Elisabetta Catalano. Nella sua casa-studio a Roma ho incontrato lo sguardo di Uto Ughi, di Serena Grandi, allora lanciatissima attrice, o quello della redazione del programma televisivo Italia Sera con Badaloni ed una giovanissima Maria Teresa Ruta; con lei sono stata da altri personaggi, nelle loro case, come dal giornalista Jas Gawronski.

Di lei ricordo il  sorriso asciutto e il suo portare lo sguardo sempre altrove, ricordo che non faceva alcuno sconto a nessuno, men che meno a me, che allora cominciavo, ero una sua assistente e dovevo correre!

Di lei ricordo che un giorno  mi passò “un suggerimento” che aveva avuto a sua volta da una grande fotografa che consisteva nel mettere in evidenza, soprattutto nelle donne, il collo. Diceva che una bella donna, comunque doveva avere un collo lungo; ciò a priori le conferiva visivamente “eleganza”. Ancor oggi mi spendo volentieri quel consiglio.

Di lei ricordo i manifesti e le locandine appese alle pareti di eventi a cui avevano partecipato i suoi personaggi ritratti. Ricordo i pranzi tra un servizio e l’altro, tutti intorno al tavolo, in cucina, dove ci passavamo cibo e commenti sul servizio in corso o quello prossimo a cui lei avrebbe partecipato.

Mi piaceva quello studio in un palazzo all’ultimo piano di Piazza Santi Apostoli, su più livelli e con una cupola,  che nella mia immaginazione, quasi toccava il cielo di Roma. Mi piaceva l’aria particolare che si respirava in quella casa e pensavo che avrei voluto conoscerla prima, negli anni ’70, quando il fermento intellettuale doveva essere ancora maggiore e sui  suoi divani sedevano  personaggi come Arbasino Moravia e giovani attrici promettenti come Stefania Sandrelli. Molte sue fotografie testimoniano quel periodo.

Elisabetta Catalano, riservatissima, non parlava mai della sua vita ed io cercavo di conoscerla attraverso i suoi tanti silenzi ed i suoi scatti. Era un mito allora, veniva paragonata ad Avedon, e lo è ancor oggi anche se la moderna fotografia forse non le ha lasciato lo spazio necessario per riproporre i suoi sguardi intensi e le eleganti immagini.

E’ passata in sordina la notizia della sua morte avvenuta qualche giorno fa, a causa di altri eventi gravi che si sono susseguiti nel giro di poche ore. Ma di lei rimangono i pensieri trasformati in sguardi posati  sul volto delle persone che si sono fermate nel suo studio e si sono lasciate contemplare dalla curiosità della sua anima.

Scritto da Teresa Mancini / BYCAM

Elisabetta Catalano sito web ufficiale www.elisabettacatalano.it

Ricordando Elisabetta Catalano

Sono stata, negli anni '80, uno dei tanti assistenti fotografi di Elisabetta Catalano. Nella sua casa-studio a Roma ho incontrato lo sguardo di Uto Ughi, di Serena Grandi, allora lanciatissima attrice, o quello della redazione del programma televisivo Italia Sera con Badaloni ed una giovanissima Maria Teresa Ruta; con lei sono stata da altri personaggi, nelle loro case, come dal…

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