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Viene ripetuto spesso sia che il fattore umano è la principale vulnerabilità nel dominio cyber sia che bastano poche e semplici misure per essere protetti. Sarebbero bastate, probabilmente, a Sir Keir Starmer, da luglio primo ministro britannico, finito nel mirino di hacker russi quando era leader dell’opposizione. Lo raccontano Patrick Maguire e Gabriel Pogrund del quotidiano The Times nel libro “Get In” (Vintage Publishing).

Starmer è stato avvisato dai servizi di sicurezza che il suo account email personale era stato compromesso da presunti hacker russi prima della sua ascesa al potere. All’epoca, leader dell’opposizione, Starmer ricevette una notifica dalla sua capo ufficio, Jill Cuthbertson, che aveva diffuso un avviso a tutto lo staff, ordinando di non inviargli email sotto nessuna circostanza. Il National Cyber Security Centre britannico aveva incoraggiato l’uso dell’autenticazione a due fattori già anni prima dell’incidente.

Il Times ha riferito lunedì che, sebbene non vi siano prove che le e-mail personali di Starmer siano state pubblicate, i servizi segreti del Paese non potevano garantire che le informazioni sensibili fossero rimaste al sicuro.

“Non è chiaro perché l’allora leader dell’opposizione non l’avesse implementata prima”, ha commentato Alexander Martin, esperto di Recorded Future News. A seguito del presunto attacco, Starmer ha cambiato il suo indirizzo email personale e ha attivato l’autenticazione a due fattori per proteggere il nuovo account.

Si tratta di un fenomeno molto diffuso anche perché molto economico. Un recente rapporto di McAfee ha rivelato che gli hacker possono creare attacchi email altamente sofisticati, grazie all’intelligenza artificiale, in soli 10 minuti e al costo di soli 5 dollari. Attacchi che, secondo la società, “non sono solo scambi di volti di celebrità o meme divertenti; sono truffe sofisticate progettate per separare le persone dai loro soldi”.

Da tempo Londra è nel mirino di Mosca, in particolare alla luce del sostegno britannico a Kyiv. Durante la corsa alla successione di Boris Johnson come leader del Partito conservatore, anche il telefono cellulare di Liz Truss è stato presumibilmente hackerato da un gruppo ritenuto al servizio della Russia di Vladimir Putin. Gli hacker avrebbero avuto accesso a informazioni sensibili, tra cui discussioni con funzionari stranieri sulla guerra in Ucraina e dettagli sulle forniture di armi. Anche l’account di posta elettronica di Sir Richard Dearlove, ex capo del Secret Intelligence Service (MI6), è stato preso di mira da hacker russi. E pure quello del commentatore di sinistra Paul Mason, che stava informalmente consigliando John Healey, allora ministro della Difesa ombra e oggi ministro della Difesa, sulla politica industriale.

Hacker russi in azione. Il caso Starmer e l’importanza dell’autenticazione a due fattori

Il primo ministro britannico è stato avvisato dai servizi di sicurezza che il suo account email personale è stato compromesso da presunti hacker russi quando era leader dell’opposizione. L’incidente mette in evidenza la crescente sofisticazione delle minacce informatiche e la necessità di misure di sicurezza più robuste

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