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CARBONE ADDIO?
La Cina detiene il 13% delle riserve di carbone del mondo, e il 47% della produzione mondiale. Molti operatori cinesi nelle miniere di carbone si sono opposti al metano, temendo che il pompaggio di sabbia e sostanze chimiche nei pozzetti per liberare il gas potrebbe avere l’effetto indesiderato di condurre gas nelle loro miniere. Il governo cinese ha negoziato con gli operatori delle miniere e dei villaggi in Shouyang, a 220 km a sud ovest di Pechino, di autorizzare un grande progetto di metano guidato dalla Far East Energy Corporation, con sede a Houston.

GLI SFORZI DI PECHINO
La produzione di gas in Cina è troppo lenta nonostante gli sforzi aggressivi di Pechino per renderlo finanziariamente attraente per le imprese del settore energetico. Una criticità che il governo intende risolvere nel breve periodo al fine di dare una vera e propria inversione di tendenza alla propria politica energetica. Anche se non mancato punti di difficoltà.

LE DIFFICOLTA’
Vi sono molti dubbi circa la capacità della Cina di estrarre gas naturale sufficiente per soddisfare il proprio fabbisogno al posto dell’ultra inquinante carbone. Nonostante significativi investimenti e un deciso sostegno da parte del governo, la produzione di gas naturale della Cina sta crescendo a un ritmo più lento rispetto la sua economia. La produzione di gas naturale è aumentata solo del 6% lo scorso anno e del 4,4% nel 2012.

PUNTO CRITICO
A questo punto e dopo una serie di valutazioni analitiche, il governo cinese sembra aver finalmente metabolizzato il proprio deficit. Wu Xinxiong, numero uno della National Energy Administration of China, ha inaspettatamente ammesso (considerata la nota riservatezza degli alti funzionari di Pechino) che l’obiettivo della Cina per la produzione nazionale di gas naturale nel 2020 sarà solo 30 miliardi di metri cubi di gas shale e altri 30 miliardi di metri cubi di gas giacimento di carbone. Ma due anni fa i numeri del il National Energy Administration erano altri: da 60 a 100 miliardi di metri cubi di gas shale nel 2020.

LA CONGIUNTURA
Il gas naturale è assolutamente necessario, questo è un dato di partenza su cui secondo molti analisti il governo ha deciso di metabolizzare senza ripensamenti. Per cui Pechino prevede di “mandare in pensione” quattro centrali elettriche a carbone entro la fine di quest’anno e sostituirle con centrali a gas nel tentativo di ridurre l’inquinamento atmosferico. Il nodo però è che la Cina non ha abbastanza gas per una conversione di più ampia scala delle centrali a gas. A ciò si aggiunga che il programma relativo all’energia nucleare ha subìto un netto rallentamento dopo l’incidente giapponese di Fukushima. Inoltre i tentativi messi in piedi al fine di espandere l’energia idroelettrica hanno incontrato preoccupazioni ambientali, nonché l’enorme costo del reinsediamento di cittadini provenienti da altre aree in occasione della costruzione di dighe. Di contro l’energia solare ed eolica accusano una rapida crescita, ma con numeri fino ad oggi insignificanti per un’economia assetata di energia come quella di Pechino.

La Cina rincorre gli Usa a tutto gas

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