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Tutta colpa del fascino di Matteo Renzi. Neanche fosse Brad Pitt o George Clooney, il presidente del Consiglio italiano ha incassato questo fine settimana due accuse che si può solo immaginare quali effetti avranno avuto sul suo già strabordante ego. Le si potrebbe sintetizzare con “eccesso di fascino”. A lanciarle due personalità opposte, accomunate dalle origini pugliesi.

Sabato dall’assemblea nazionale di una Sel mai così malmessa, Nichi Vendola ha detto: basta chiacchiere, sono Renzi e il suo fascino ad aver provocato la frattura nel partito a sinistra del Pd. E ha promosso il dialogo con i pochi democrat anti-renziani rimasti, Pippo Civati in primis.

Ieri, con una lettera aperta al presidente di Forza Italia Berlusconi, è stato Raffaele Fitto a suonare la sveglia contro la sirena del presidente del Consiglio: “Sembriamo ipnotizzati da Renzi”, scrive l’ex governatore pugliese che invita il suo partito a una discussione più approfondita sulle riforme e a una maggiore autonomia rispetto al premier.

Degli effetti di calamita Renzi, Formiche.net aveva già indagato. L’energia e la forza del segretario Pd hanno monopolizzato il dibattito politico, le discussioni interne ai partiti si sono ridotte a essere pro o contro la sua azione riformatrice, portatori del cambiamento o “gufi”.
Una dopo l’altra sono cadute, dilaniate dai dissidi tra renziani e non, Scelta civica, Popolari per l’Italia e Sel. Dubbi anche nel principale alleato dei democrat al governo, Ncd, oltre agli interrogativi che già mesi fa Forza Italia si poneva, per voce (fuorionda) di Giovanni Toti, riguardo all’“abbraccio mortale” con il presidente del Consiglio.

Oggi con gli Sos di Vendola e Fitto si va al gradino successivo. Non solo si evidenzia la fascinazione renziana della politica, ma si sottolineano anche quali nefasti effetti essa abbia e si invita a reagire. Resta adesso da capire se i politici “ipnotizzati” da Renzi reagiranno, o preferiranno “un destino da dame di compagnia”, per usare l’espressione di Daniele Capezzone su Formiche.net.

Le convergenze parallele di Fitto e Vendola su Renzi

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