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Nel sottosuolo e al largo delle coste italiane si trovano importanti giacimenti di idrocarburi. Secondo stime di esperti, la Penisola sarebbe infatti al primo posto per riserve di petrolio in Europa, esclusi i grandi produttori del Mare del Nord (Norvegia e UK), mentre nel gas si attesterebbe in quarta posizione per riserve e solo in sesta per produzione.

Risorse che però spesso non vengono sfruttate a causa dell’opposizione delle comunità locali e degli stessi amministratori, preoccupati per le proteste (esemplare il progetto della piattaforma petrolifera Ombrina Mare, che Medoilgas Italia sta sviluppando al largo delle coste abruzzesi, ma che non riesce a concludere a causa di veti incrociati).

Problemi ai quali il governo Renzi vorrebbe ovviare con un provvedimento sulle attività di estrazione a mare attualmente in discussione ed approvazione presso i due rami del Parlamento. Una direzione di marcia precisa per poter aumentare la produzione di idrocarburi in Italia, come ha detto senza mezzi termini il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi.

Permangono i malumori e gli allarmi di alcune forze politiche presenti nell’emiciclo, che sono però messi in discussione da un report, redatto da addetti ai lavori, che circola in Parlamento.

Nel testo vengono smontate punto per punto, dati alla mano, alcune delle critiche affermazioni più ricorrenti nelle proposte di legge “antagonistiche” e “veteroambientaliste” in Parlamento e relative al settore oil&gas, con particolare attenzione all’off-shore.

Ad esempio: la produzione di idrocarburi è davvero un processo altamente inquinante?

Secondo il report assolutamente no, dal momento che i costi esterni ambientali calcolati da ECBA Project in relazione alle emissioni in atmosfera dell’economia nazionale nel 2012 ammontano a 48,3 miliardi di euro. Di questi solo una minima parte è riconducibile alla produzione di idrocarburi.

Ad un livello più disaggregato (sotto il grafico con i risultati pubblicati nel 2013 nel 2013 da Nuova Energia), spiccano i costi esterni dell’agricoltura, allevamento e caccia (10,8 miliardi), quelli dovuti al veicolo di trasporto delle famiglie (7,8 miliardi), degli impianti di riscaldamento delle stesse (7,2 miliardi) e dell’industria manifatturiera (7,1 miliardi). Elevati anche i costi esterni dei servizi di trasporto e logistica (3,9 miliardi), del settore dell’energia elettrica e del gas (3,7 miliardi), e del commercio (3,1 miliardi).

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