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Cyber Tyre made in Georgia. Così Pirelli accantona la Cina e mira agli Usa

Con l’azionista Sinochem reso innocuo grazie all’intervento del governo a mezzo golden power, ora la Bicocca è pronta a rafforzare la produzione dei pneumatici intelligenti in terra americana. Tutti i dettagli

Il G7 vuole un board per le terre rare. La mossa anti-Cina

I Paesi più industrializzati del mondo, stufi del monopolio cinese sui minerali critici, starebbero negoziando la creazione di un organismo deputato all’approvvigionamento e alla salvaguardia delle forniture di materie prime, indipendentemente dagli umori del Dragone. E anche la Francia si attrezza

Sull'energia l'Europa è ancora divisa. Cosa è successo all'Ecofin

Eurogruppo ed Ecofin sanciscono le due visioni europee diverse della crisi energetica, che secondo il Fmi può impattare fino a 2.200 euro a famiglia. L’Italia chiede lo sganciamento degli aiuti all’economia dal Patto di stabilità, al pari della Difesa. Ma per Bruxelles non se ne parla. Per il momento

Comprare per sabotare. Il vero volto degli investimenti cinesi

I capitali del Dragone che da almeno due decenni piombano puntualmente sulle industrie occidentali, molto raramente migliorano il quadro clinico delle imprese acquisite. Le quali perdono in margini e capacità di generare reddito. Motivo? Pechino compra per drenare innovazione e brevetti, portandosi tutto a casa propria. Il report del National bureau of economic research

Sull'energia i governi facciano la loro parte. Daniel Gros spiega come

L’Europa non è in recessione e dunque non ci sono i presupposti per sospendere le regole sui bilanci nazionali. I dazi sulle auto c’entrano poco con la politica commerciale americana. L’Italia, per fortuna, non ha molto da perderci, al contrario della Germania. Intervista a Daniel Gros, economista tedesco, direttore dell’Institute for European policymaking presso la Bocconi

Stati Uniti, Venezuela e Golfo. Come cambia il mercato del petrolio

Due mesi di chiusura dello stretto di Hormuz hanno provocato uno smottamento delle forniture, ridisegnando la topografia degli idrocarburi. Ora il Sud est asiatico compra greggio da Usa, Libia, Brunei e molti altri. Mentre il Venezuela a tranzione americana torna al centro della scena energetica dopo vent’anni di oblio

Più petrolio per tutti. La risposta dell'Opec+ agli Emirati

A partire dal prossimo mese, sette Paesi del cartello in formato allargato aumenteranno la produzione di greggio di quasi 200 mila barili al giorno, nel tentativo di sgonfiarne il prezzo. Ma gli emiri non stanno a guardare e annunciano investimenti per 55 miliardi

Da Google a Nvidia, tutti gli accordi del Pentagono con i colossi dell'AI

Dopo la rottura con Anthropic e dopo essersi assicurato già la collaborazione di Open AI, Google e Space X, il Pentagono imbarca anche Amazon, Microsoft, Nvidia e l’emergente Reflection, per modernizzare e velocizzare la propria capacità di intervento

Dall’uscita degli Emirati dall’Opec alla crisi di Hormuz. Lo scenario energetico visto da Pelanda

Abu Dhabi soffriva da molto tempo le imposizioni dell’Arabia Saudita in senso all’organizzazione dei Paesi produttori. E poi, con l’India a corto di petrolio, per gli emiri si sono create grandi opportunità commerciali. Gli Stati Uniti? L’indebolimento del cartello potrebbe fare il gioco di Washington. Intervista all’economista e saggista, Carlo Pelanda

Perché il Primo Maggio non può più essere solo memoria. Scrive Bonanni

Il Primo Maggio non può fermarsi alla memoria. Tra fragilità strutturali, transizioni globali e nuove tensioni sociali, il lavoro chiede visione, responsabilità condivise e un patto capace di orientare il futuro, oltre misure contingenti e ritualità. Il commento di Raffaele Bonanni

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