Skip to main content

La Svezia ferma un’operazione dell’Svr. Così Mosca cercava di influenzare Stoccolma

La sicurezza svedese ha interrotto un’operazione diretta dall’intelligence estera russa che puntava a raccogliere informazioni sul processo decisionale di Stoccolma e a utilizzarle per attività di influenza. Coinvolti ufficiali dell’Svr sotto copertura diplomatica e un agente reclutato in un Paese terzo. Il caso conferma l’attenzione di Mosca per la Svezia, entrata nella Nato nel 2024 e tra i principali sostenitori europei dell’Ucraina

La Germania rifà i servizi segreti come con la Difesa. Ecco perché

Come Berlino sta trasformando il Bnd e il BfV da apparati conoscitivi a strumenti operativi, replicando nell’intelligence la stessa rottura storica già compiuta con il riarmo della Bundeswehr. L’analisi di Alberto Pagani, docente a contratto di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna ed esperto di intelligence e guerra cognitiva

Come costruire una cultura della sicurezza tra le nuove generazioni. Scrive Bardazzi

Di Andrea Bardazzi

Le iniziative dell’intelligence verso i giovani non mancano, ma resta scoperta la fascia dei giovani adulti. La sfida non è comunicare di più, bensì rendere la sicurezza nazionale oggetto di interesse culturale e personale. La riflessione di Andrea Bardazzi, presidente della Sezione giovani della Socint

Droni e sabotaggi, la Germania nel mirino della minaccia ibrida

Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt avverte che la Germania è bersaglio “quotidiano” di operazioni ibride. Il caso del drone con esplosivo a Lipsia-Halle, snodo logistico per Dhl e per il trasporto strategico Nato, riporta al centro il dossier sulla vulnerabilità delle infrastrutture europee e sulle operazioni ostili attribuite a Mosca

Guerra cognitiva, tutti gli errori da non ripetere. L'analisi di Pagani

Qualunque architettura italiana di difesa dalla guerra cognitiva deve fare i conti con il fatto che le stesse forze chiamate, da maggioranza o da opposizione, a legiferare sulla materia hanno in tempi recenti coltivato canali di prossimità politica, dichiarazioni pubbliche o linee narrative sovrapponibili a quelle degli attori esteri che quella normativa dovrebbe contrastare. È un problema che nessun’altra grande democrazia europea affronta nella stessa misura. L’analisi di Alberto Pagani,
docente a contratto di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna ed esperto di intelligence e guerra cognitiva

Cosa c'entra Mosca con la crisi di Ceuta? L'analisi del Gruppo 411

Un’analisi attribuisce a reti di account legati alla propaganda del Cremlino un ruolo nell’amplificazione delle narrazioni anti-immigrazione durante la crisi di Ceuta, parte di un ecosistema ormai stabile e pronto ad attivarsi a ogni crisi europea (e non solo)

La sicurezza in Italia. Sei chiavi di lettura dal rapporto annuale del Copasir

Oltre ai dossier geopolitici tradizionali, con particolare attenzione alle attività di Russia, Cina e Iran nei diversi teatri di competizione strategica e nelle operazioni di influenza e proiezione ibrida, il documento evidenzia come cybersicurezza, intelligenza artificiale, infrastrutture critiche, industria della difesa e guerra ibrida siano ormai entrati stabilmente nell’agenda della sicurezza nazionale

Il doppio allarme di Lipsia riporta la guerra ibrida nel cuore della Germania

I fatti dell’aereoporto di Lipsia, dal ritrovamento di un quadricottero con esplosivo al successivo impatto in volo di un aereo cargo, riaccendono i timori tedeschi per la sicurezza delle infrastrutture critiche

Ceuta, quando l'esodo dei migranti diventa strategia di Stato. L'analisi di Pagani

L’ondata di Ceuta dell’agosto 2026, con decine di migliaia di attraversamenti in pochi giorni, riporta al centro il tema della migrazione ingegnerizzata come arma della guerra ibrida. Dalla deportazione coloniale al Mariel Boatlift fino ai casi di Marocco, Bielorussia e Russia, gli Stati hanno imparato a trasformare i flussi umani in leve di pressione geopolitica

La classifica dei Servizi conferma l'importanza della cultura dell’intelligence. Il commento di Caligiuri

Non ritengo valido giudicare la qualità e l’importanza dei Servizi di sicurezza basandosi su un articolo di giornale. Quando ciò accade, l’intelligence rischia di trasformarsi in argomento per leoni da tastiera o in terreno di scontro politico, ambito da cui i Servizi dovrebbero rimanere al riparo, se non per l’indispensabile e puntuale controllo. L’articolo su L’Express fa tuttavia scaturire una necessità fondamentale: l’esigenza di rafforzare nel nostro Paese la diffusione della cultura dell’intelligence. Il commento di Mario Caligiuri, presidente della Società italiana di intelligence e direttore del master in Intelligence (Università della Calabria)

×

Iscriviti alla newsletter