L'articolo di Simona Sotgiu

Per i dirigenti fannulloni la festa è finita. Parla chiaro il neo assessore al Bilancio della giunta Raggi Raffaele De Dominicis, ex procuratore generale della Corte dei conti del Lazio, professore di Economia delle amministrazioni pubbliche, che si occuperà dei conti della capitale dopo le dimissioni di Marcello Minenna. Non ci sono problemi irrisolvibili, spiega De Dominicis, “ci sono, probabilmente, situazioni debitorie. Ma ciò che bisogna fare è capire cosa in tutti questi anni non ha funzionato. Poi agiremo di conseguenza”. Alle spalle una carriera fatta di inchieste su vicende che hanno intaccato (e non poco) i conti della città di Roma: Roma Capitale, Metro C e poi gli attacchi alle agenzie di rating che, nel 2011 e 2012, declassarono l’Italia “senza tener conto del patrimonio artistico italiano”.

Ecco idee e gesta dell’assessore Raffaele De Dominicis.

L’INCHIESTA SULLA METRO C

Con 45 varianti e circa 253 milioni di euro di danno erariale per lo Stato (secondo il pm della Corte dei conti Paolo Crea), quella della Metro C è una partita aperta dal 2007 che ancora non sembra avvicinarsi a una conclusione. Era stato proprio De Dominicis a marzo – allora procuratore generale della sezione della Corte dei Conti della Regione Lazio – all’apertura dell’anno giudiziario 2016, a fare una ricostruzione su responsabilità e inadempienze da parte “di tutti gli attori coinvolti” nei lavori per la linea C della metropolitana, ossia Roma Capitale, Roma Metropolitane e Metro C, che hanno giocato, secondo l’allora procuratore, “una partita anomala, illegale e rovinosa per tutti”, come spiegato da Formiche.net in un approfondimento dello scorso maggio.

“LA FESTA È FINITA”

Svestiti gli abiti di procuratore, come assessore al Bilancio De Dominicis avverte: “Convocherò i dirigenti nel settore di competenza e dirò loro chiaramente che con me la festa è finita – spiega dalle pagine del Fatto Quotidiano -. Io sono un procuratore, ma anche un professore universitario. Vado in giunta con la competenza che ho. Adesso le cose sono cambiate: chi non lavora, verrà cacciato. Su questo non si scherza”. Il suo primo impegno? De Dominicis lo ripete anche a Repubblica: “Chiamerò a rapporto i dirigenti. Devono rimboccarsi le maniche. Nessuna omissione. Se ci sono problemi, non esiterò a far rispettare le regole. L’ufficio finanziario è il cuore del Comune”.

OLIMPIADI SÌ

“Se me lo chiederanno, dirò che si debbono fare. Sono un’opportunità per la città e un evento di interesse nazionale”. L’opinione del neo assessore sulla candidatura di Roma come sede olimpica per il 2024 è chiara e – forse – non troppo in linea con quelli dei vertici del Movimento 5 stelle e della stessa Raggi, che non vedono con favore la candidatura della Capitale per ospitare i giochi. L’incontro tra la sindaca e il presidente del Coni, Giovanni Malagò, per discutere delle Olimpiadi 2024 si terrà dopo il 17 settembre, una volta concluse le paralimpiadi che si tengono in questi giorni a Rio.

IL CONTATTO TRA RAGGI E DE DOMINICIS

A mettere in contatto la sindaca con l’ex procuratore è stato un amico comune: “L’avvocato Sammarco – spiega De Dominicis al Corriere della Sera -, mi ha chiesto la disponibilità e io ho ritenuto di dovermi mettere a disposizione”. Per lo studio Sammarco, Raggi ha lavorato dal 2007 (come risulta dal CV presente sul sito del Comune di Roma) fino – almeno – a febbraio 2016, come riportato da La Stampa.

L’AMICIZIA CON MARCO PANNELLA

“Io sono un tecnico. Ho accettato questo incarico di assessore al Bilancio per spirito di servizio per Roma, una città che se lo merita. Ma soprattutto ho accettato con uno spirito assolutamente laico”. L’unico precedente politico di Raffaele De Dominicis è con Marco Pannella, leader dei Radicali, “con il quale ero amico”. “Sono tornato dalla pensione per dare il mio contributo. Non sono un vecchietto” e poi spiega le ragioni di successo dei cinque stelle: “Il M5S ha successo perché non ha dei precedenti politici condizionanti. Se poi troverò intenti sotterranei… non fanno per me”.

LA POLEMICA SULLE AGENZIE DI RATING

A febbraio 2014 De Dominicis si era fatto notare per aver notificato alle agenzie di rating, tramite la Corte dei Conti, l’avvio di un’indagine per ingiusto declassamento dell’Italia nel 2011 e 2012 “ipotizzando un danno erariale superiore a 117 miliardi di euro”. Secondo De Dominicis la Corte dei conti ha giurisdizione su terzi “qualora abbiano leso un interesse erariale”, riportavano il 5 febbraio fonti di agenzia. Il giorno dopo, il 6 febbraio 2014, l’allora procuratore rilasciava un’intervista al Corriere della Sera per spiegare l’inchiesta: “Guardi che se lo sprid sta calando…’. Lo spread, intende – correggeva il giornalista del Corriere della Sera Lorenzo Salvia -. ‘Sì, insomma, se scende è perché dopo che noi ci siamo mossi quelli si sono dati una calmata con i down ground’. I downgrade. ‘Ecco, quelli. E poi anche Obama li ha chiamati a rispondere. Voglio dire: se non avessi lanciato il mio sasso nello stagno non sarebbe mica successo. Non le pare?'”. Sul tema è tornato oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica: “Da procuratore accusò le agenzie di rating di aver declassato l’Italia senza tenere conto del suo patrimonio artistico. Un unicum. ‘Ho difeso l’economia pubblica – ha spiegato de Dominicis -. Come quando ho preso di petto Morgan Stanley sui derivati del Tesoro”.

LA QUERELLE SUI DERIVATI DEL TESORO

Gli ultimi atti firmati a luglio dall’allora procuratore De Dominicis riguardano, invece, alcuni inviti a dedurre “per quella storia dei derivati fatti con il Tesoro” da Morgan Stanley. “Questa volta a far scattare la sua indagine – si legge nella ricostruzione del 5 agosto sul Corriere della Sera – sono stati i contratti derivati stipulati dal Tesoro con Morgan Stanley tra il ‘99 ed il 2005, che secondo De Dominicis hanno causato allo Stato una perdita miliardaria”. E se Mongan Stanley “avrebbe agito scorrettamente e in malafede”, sostiene De Dominicis, il Tesoro non avrebbe dovuto concedere la possibilità di rescindere unilateralmente i contratti come invece fece. Questa inchiesta, secondo l’ex procuratore, darà i suoi frutti come quella contro le agenzie di rating che, seppure archiviata, portò al risultato, con la minaccia della citazione per il recupero dei danni, di “aver profondamente incrinato, e forse definitivamente spezzato il rapporto veramente diabolico tra i giudizi di rating sui titoli di Stato e l’incremento dello spread”.

HOBBY E PASSIONI

Il neo assessore, oltre la carriera giuridica, ha anche l’hobby della scrittura. Il libro “Mai meno di due, mai più di tre” è diviso in tre parti: “La parte più originale è la testimonianza, attraverso piccoli racconti scritti in chiave ironica, di un’esperienza umana maturata nei paesi della provincia meridionale”, ha spiegato lo stesso De Dominicis, “poi c’è un gruppo di brevi articoli scritti per vari giornali, sempre in chiave sociologica e di costume. Infine il corpo del libro, un piccolo saggio, che dal titolo stesso propone un accostamento paradossale: Giulio Andreotti, Paolo Conte e Tinto Brass“. Nello spiegare la scelta dei tre personaggi, De Dominicis sottolinea che “sono tre persone che dal mio punto di vista, ognuno nel proprio campo, hanno dominato il ‘900: Giulio Andreotti per la politica, Paolo Conte per la musica e il jazz, Tinto Brass per la parte più caratteristica della cinematografia”. I tre personaggi sarebbero accomunati da tre elementi: “L’ottimismo, quello che ci vuole per svolgere un’attività ad alto livello; l’ironia, si servono di questo strumento come mezzo di comunicazione; l’essere tutti e tre paesaggisti, nel senso che utilizzano l’ambiente circostante e la loro esperienza per comunicare i propri sentimenti e i propri pensieri”.

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