Il commento di Umberto Minopoli, manager e saggista

Stefano Parisi ha già cambiato molto nella politica italiana. Ha contribuito al “miracolo Milano”: la più importante città italiana. Con il meraviglioso confronto ParisiSala Milano ha fatto da contraltare, moderno e auspicabile, all’affondamento caciaro e provinciale dell’immagine della politica ( di tutti ) nella capitale. Di sinistra, destra e centro. E ci ha fatto capire che si può sognare un’Italia bipolare, dove la combriccola circense dei 5 Stelle torni ad essere uno spettacolo marginale, dove il populismo, l’incompetenza, il senilismo retorico di vecchi burocrati pensionabili, lo sfascismo, la comica politica e il trogloditismo intellettuale non sono la regola.

In secondo luogo, Parisi ha cambiato già, in prospettiva, l’immagine del centrodestra che ha finalmente, in un’area politica che è una galleria di elefanti e vecchi orrori, il potenziale leader giusto di un centrodestra moderno: equilibrato, lontano da ogni estremismo, dinamico, non professionista della politica, preparato, giovane e affidabile.

In terzo luogo ha già dato l’immagine del cambiamento di agenda del centrodestra moderato: riformista, per la crescita e l’innovazione. Ridurre le tasse per la crescita e crescere per ridurre il ricorso alle tasse: un classico e assolutamente naturale programma di centrodestra. Che in Italia è una rivoluzione.

In quarto luogo Parisi ha già cambiato l’immagine politica del centrodestra: da un caravanserraglio di elefanti e leader mezze calzette, tenute su da un anziano signore col suo patrimonio, ad un’area che allude a diventare secondo partito della nazione, potenziale alternativa non sfascista ( come lo è invece, cari signori della minoranza Pd, l’alternativa dei 5 Stelle) al centrosinistra di Renzi. Sarebbe, una competizione Renzi-Parisi, la più auspicabile e fresca delle competizioni: veramente una nuova Italia.

Due partiti della Nazione. E non dovremmo, in quel caso, nemmeno avere preoccupazioni, Presidente Emerito, per una legge elettorale che tendesse a creare due schieramenti in competizione. Cioè l’utopia, l’isola che non c’è ma che ancora, forse, potrebbe esserci. Per il bene dell’Italia.

Faccio gli auguri a Stefano e alla sua Convention. Oggi sono un convinto elettore del centrosinistra e del Pd. Sogno un’Italia in cui persone come Parisi cambino gli altri schieramenti e mi mettano in crisi nella scelta elettorale: come dovrebbe essere sempre in una democrazia vera, moderna e pragmatica. Dove un voto ad un partito non è per sempre e la scelta di cambiare voto non è traumatica. Ma un comportamento maturo. Forza Stefano!

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