Salvatore Romeo era il vero capo di gabinetto. Raffaele Marra aveva la qualifica di vice capo di gabinetto ma in quei 45 giorni non ho mai avuto il piacere di condividere con lui alcuna decisione: riferiva direttamente alla sindaco“. Aveva detto che avrebbe spiegato i motivi della sua fuoriuscita dal Campidoglio e così è stato. A pochi giorni di distanza dalle sue dimissioni – e da quelle del suo grande sponsor e alleato Marcello Minenna l’ex capo di gabinetto di Virginia Raggi, il magistrato Carla Romana Raineri, ha affidato a un’intervista al Corriere della Sera la sua versione dei fatti.

LA RICOSTRUZIONE DI RAINERI

Una ricostruzione, quella del magistrato, che ruota tutta intorno al ruolo che in Campidoglio è stato affidato a Romeo e Marra, rispettivamente capo della segreteria e vice capo di gabinetto del sindaco di Roma: insieme al vicesindaco Daniele Frongia, i consiglieri più fidati di Raggi, a cui la prima cittadina si dice si rivolga per risolvere la maggior parte delle questioni. “Faceva gestire tutto a loro due“, ha commentato con il Corriere Raineri.  Ma chi sono Salvatore Romeo e Raffaele Marra e perché sono diventati due figure così importanti all’interno dell’amministrazione pentastellata della città eterna?

L’ASCESA

Sono entrambi dipendenti del Campidoglio, ma con una qualifica diversa – Romeo è un funzionario, Marra un dirigente – quando incontrano Virginia Raggi, da poco eletta in Campidoglio come consigliere capitolino d’opposizione. Com’è naturale che sia, i rappresentanti a cinquestelle iniziano a cercare qualcuno con cui dialogare all’interno dell’amministrazione comunale, qualcuno che possa fornire loro approfondimenti e chiarimenti. Si tratta appunto di Romeo – esperto in particolar modo di aziende partecipate – e di Marra, da poco rientrato a Palazzo Senatorio (dov’era entrato con Gianni Alemanno sindaco) dopo alcuni anni tra varie amministrazioni pubbliche compresa la Regione Lazio di Renata Polverini. I rapporti di fiducia col passare dei mesi e degli anni si fanno sempre più stretti: a giugno Raggi diventa sindaco di Roma e tra i primi a cui pensa per completare la sua squadra ci sono loro, Romeo e Marra.

IL RUOLO DI ROMEO  

A Romeo – che entra in Campidoglio nel 1999 e che da subito inizia a occuparsi di partecipate – Raggi affida il ruolo di capo della sua segreteria. Sono i giorni delle polemiche sul suo stipendio – che si triplica e che passa da 37.000 12o.000 euro annui – e sulla procedura adottata per giungere alla sua nomina. Romeo si mette in aspettativa dal Comune di Roma per poi essere riassunto dallo stesso Comune con un contratto a tempo determinato. “Romeo era già dipendente del Campidoglio e non poteva essere posto in aspettativa e nel contempo assunto dal medesimo ente locale. La sindaco non si è data pace ed ha reclutato una task force per trovare soluzioni in senso favorevole“, ha spiegato ieri al Corriere della Sera Carla Romana Raineri.

ROMEO DOPO LA TEMPESTA

Dopo il terremoto che ha condotto alle dimissioni di Raineri e Minennae che si è arricchito anche della vicenda che coinvolge l’assessore all’Ambiente Paola Muraro – anche per Romeo la situazione è cambiata. Prima il suo stipendio non era minimamente in discussione, mentre adesso sarà diminuito. “Il mio compenso verrà ridotto“, ha detto qualche giorno fa al Corriere della Sera intervistato da Ernesto Menicucci. Poi ha provato a dare la sua spiegazione sul doppio addio Minenna-Raineri, con un battuta su cui hanno ironizzato in molti: “Ci sono stati degli errori formali dovuti magari alla necessità di fare in fretta, che era agosto, che fa caldo…“.

L’IMPORTANZA DI MARRA

Altrettanto strategico per Raggi è il ruolo di Marra, l’uomo a cui fin da subito il sindaco ha affidato l’incarico di vice capo di gabinetto. Numero due di Frongia prima e Raineri dopo, Marra avrebbe dovuto essere destinato ad altro incarico già da diverse settimana. Subito dopo la sua nomina, una parte del MoVimento – Beppe Grillo incluso – contestò quella scelta: troppo marcata la sua provenienza dagli ambienti del centrodestra alemanniano per non far sorgere nella base grillina dubbi e domande. Nonostante le apparenti rassicurazioni di Raggi, Marra è però rimasto al suo posto, a dimostrazione della stima e della fiducia che lo legano alla prima cittadina (qui il pezzo-ritratto di Marra pubblicato da Formiche.net).

IL DESTINO DI MARRA

Non è detto, però, che le cose continuino ad andare di questo passo: nelle ultime ore le voci che parlano di un suo definitivo allontanamento dalla stanza dei bottoni del Campidoglio hanno, infatti, iniziato a rincorrersi. Marra è accusato di aver scritto personalmente la richiesta di parere rivolta all’Anac sulla nomina di Raineri: un’istanza – raccontano in molti – redatto in modo da non poter che produrre un parere negativo. Per com’è stata formulata l’istanza – affermano i dietrologi – Raffaele Cantone non avrebbe potuto far altro che decidere come ha fatto. E le conseguenze si sono viste. Tre dimissioni in un colpo solo: oltre a Raineri e Minenna, anche il numero uno di Ama Alessandro Solidoro, mentre è da imputare ad altre ragioni il passo indietro – maturato lo stesso giorno, giovedì primo settembre – di Armando Brandolese e Marco Rettighieri, rispettivamente ex amministratore unico ed ex direttore generale di Atac.

L’ULTIMATUM DI BERDINI

Ricostruzione di cui si dice convinto l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini che i rumors degli ultimi giorni danno fortemente in bilico a causa di tutte le bufere che si sono abbattute sulla giunta Raggi: “Questa idea di mandare una lettera all’Anac sulla Raineri, poco condivisa da me, evidentemente è stata pensata da qualcuno. Non è possibile che ci sia qualcuno che pensa a scorciatoie con le lettere a Cantone, se questa persona è ricorsa a questa scorciatoia, Raggi ha il dovere di richiamarlo all’ordine e trasferirlo ad altre e più modeste mansioni“. Parole di fuoco cui Berdini ne ha fatte seguire altre sempre durissime: “Parlo di Raffaele Marra, i nomi vanno fatti perché in Campidoglio parlano le oche, parlano i muri e quando vai lì si scopre che chi manda queste lettere scellerate è Marra – ha aggiunto – Chi è autore di un gesto così eversivo della cosa pubblica credo debba essere messo nelle condizioni di non nuocere. Se è vero che è lui l’ispiratore della lettera, deve fare un passo indietro“. L’assessore all’Urbanistica, dunque, sulla via delle dimissioni? E’ lo stesso diretto interessato a rispondere: “No no, bisogna mantenere molto fredda la tensione, però ci sono problemi giganteschi sul tappeto, questo è innegabile per qualsiasi persona di buonsenso. Ci saranno discussioni, è certo che c’è un malessere profondo che va affrontato dal punto di vista dell’etica della cosa pubblica. Se si parte da lì c’è nuova fase, altrimenti cambia tutto“.

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