Trivelle, a Ravenna la risposta del mondo dell’energia. Il commento di de Pascale

Trivelle, a Ravenna la risposta del mondo dell’energia. Il commento di de Pascale
Conversazione con il sindaco di Ravenna ed esponente Pd vicino al neosegretario Zingaretti: "Il provvedimento sulle trivelle è profondamente sbagliato. Ma c'è anche un tema di relazioni tra il governo e il Paese: inconcepibile che non ci abbiano neppure risposto". Domani la manifestazione nazionale nel capoluogo romagnolo con sindacati e associazioni di categoria

Il governo blocca la ricerca di idrocarburi e il mondo dell’energia risponde. A partire da Ravenna, ormai sempre più capitale italiana del settore, dove domani si svolgerà la manifestazione nazionale indetta dai sindacati e dalle principali associazioni di categoria, da Confindustria alla Cna passando per Confartigianato, Legacoop, Confcooperative, Agci, Confcommercio e Confimi Industria. Una mobilitazione dal nome semplice ma evocativo – “Per l’energia italiana, accendiamo il buonsenso” – che ha avuto il forte imprimatur delle istituzioni locali, come conferma il patrocinio del comune e della provincia di Ravenna.  “Al di là del merito del provvedimento sulle trivelle, che è profondamente sbagliato, c’è un tema di relazioni tra il governo e il Paese: è impensabile e inaccettabile che da tre mesi ci sia un territorio che in maniera coesa e compatta chiede di essere ricevuto e ascoltato senza che nessuno si degni neppure di rispondere”, ha commentato il primo cittadino del capoluogo romagnolo Michele de Pascale in questa conversazione con Formiche.net, nella quale ha sottolineato come in gioco ci sia molto di più del destino economico di una parte, seppur così importante, del Paese: “È una grande questione nazionale: siamo passati dal non avere una strategia energetica nazionale ad averne una pessima. Ed è grave, gravissimo. Nessuno nella pratica sostiene che si possa fare a meno del gas, semplicemente in modo demagogico non si vuol far vedere che lo si estrae. E si preferisce andare a prenderlo altrove per trasportarlo poi in Italia”. Una scelta che, secondo l’esponente del Partito Democratico vicino al neosegretario Nicola Zingaretti, è destinata a incidere pesantemente su imprese e famiglie: “Le bollette le paghiamo tutti. Il problema non è solo di questo settore: siamo la seconda manifattura d’Europa, ma abbiamo i costi dell’energia tra i più alti del mondo”.

De Pascale, perché in fin dei conti, a vostro avviso, è soprattutto una questione di buonsenso?

Perché, fuori dall’ideologia, le cose sono molto più semplici di quanto non le voglia far apparire qualcuno. In Italia serve una grande alleanza tra produzione di energie rinnovabili e sfruttamento delle risorse minerarie: solo attraverso questo mix meno potremo importare meno dall’estero ed essere meno succubi delle grandi potenze mondiali. Chi vuole contrapporre le rinnovabili alle attività estrattive commette un errore strategico: semplicemente sta spostando miliardi di euro di investimenti in altre zone del mondo.

Ma lei pensa davvero che il governo possa fare un passo indietro rispetto alla moratoria di 18 mesi decisa con il decreto Semplificazioni ormai diventato legge?

La moratoria è fino a 18 mesi. Quindi se domani pomeriggio il governo facesse uscire le linee guida sul Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee il problema sarebbe risolto. Non è neppure necessario un ulteriore intervento del Parlamento, basterebbe dar seguito all’approvazione del piano.

Difficile pensare che possa accadere però. L’interlocuzione con l’esecutivo sembra piuttosto difficoltosa. Oppure no?

Ho scritto personalmente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e al sottosegretario Giancarlo Giorgetti. E in calce alla lettera c’erano le firme di tutte le categorie e i sindacati che sostengono la nostra battaglia.

E dal governo come hanno reagito?

In nessun modo direi. Non ci hanno proprio risposto. Inconcepibile.

E infatti domani sarete in piazza del Popolo a Ravenna per provare a farvi ascoltare. La colpisce che questa manifestazione sia sostenuta insieme da sindacati e associazioni imprenditoriali? Dopo la manifestazione di Roma di qualche settimana fa sta diventando un’abitudine…

In Emilia-Romagna c’è da sempre l’idea che si possano costruire strategie in grado di consentire allo stesso tempo alle imprese di crescere e ai lavoratori di aumentare i propri diritti e le proprie tutele: è l’identità di questa terra.

Ma questa volta c’è un tema ulteriore, l’ambiente, che secondo i No Triv rischierebbe di essere danneggiato dalla prosecuzione delle attività di ricerca di idrocarburi. Come risponde?

La sintesi che noi proponiamo tiene insieme non solo le aziende e il lavoro ma anche la difesa dell’ambiente. Un punto di equilibrio tra le esigenze delle imprese e dei lavoratori e le necessità di oggi e di domani. Perchè con la transizione energetica puntiamo a difendere anche i diritti delle prossime generazioni. Ma quella che si sta realizzando in Italia non c’entra nulla con la transizione energetica.

In che modo è possibile arrivare a questa sintesi secondo lei?

Esiste un ambientalismo del sì, una coscienza ambientale che non è dire no a tutto ma al contrario dire di sì a quegli investimenti infrastrutturali che sono in grado di tenere insieme sviluppo, crescita e migliori performance ambientali. La Tav toglie camion dalle strade, estrarre in Italia vuol dire risparmiare il 30% del gas rispetto a quello che consumi se lo devi importare. Utilizzare il gas vuol dire dismettere il carbone. L’idea che il pianeta lo salvi bloccando tutto è follia: bisogna investire in ricerca e in tecnologia, riconvertire i comparti industriali. Quello che propone il Movimento 5 Stelle è mettere la testa sotto la sabbia senza produrre alcun beneficio per le performance ambientali.

Quindi il problema da questo punto di vista è soprattutto il MoVimento 5 Stelle?

Le politiche industriali – o sarebbe meglio dire anti-industriali – di questo governo sono di prerogativa quasi esclusiva del movimento. Basta guardare semplicemente la composizione dell’esecutivo: i cinquestelle hanno lo Sviluppo economico, il Lavoro e le Infrastrutture.

In questo senso il Pd si candida a diventare il partito che rappresenta in Italia le istanze dell’industria e dello sviluppo?

Parlo da esponente politico e non da sindaco: la manifestazione non è di parte, ma è sostenuta da persone con orientamenti diversissimi. Credo ci sia un enorme spazio politico per chi vuole coniugare crescita e rispetto dell’ambiente: Nicola Zingaretti ha dedicato la sua vittoria a Greta Thunberg che ha posto a livello mondiale il tema della difesa del pianete e il giorno dopo è andato a visitare i cantieri della Tav. Questo vuol dire fare politica con buon senso e visione.

ultima modifica: 2019-03-15T10:00:35+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

 

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