Non solo Huawei. Il Senato Usa accende un faro sull’app cinese TikTok

Non solo Huawei. Il Senato Usa accende un faro sull’app cinese TikTok
Nello scontro – ormai globale – tra Usa e Cina sul piano tecnologico e di sicurezza, entrano con prepotenza i social media e, in particolare, uno dei fenomeni del momento: TikTok

Non solo Huawei e 5G. Nello scontro – ormai globale – tra Usa e Cina sul piano tecnologico e di sicurezza, entrano con prepotenza i social media e, in particolare, uno dei fenomeni del momento: TikTok.

LE RICHIESTE AMERICANE

Due senatori degli Stati Uniti hanno chiesto al governo di studiare i rischi per la sicurezza nazionale, eventualmente posti dall’applicazione video cinese, popolarissima tra i più giovani, sostenendo che potrebbe lasciare gli utenti americani vulnerabili allo spionaggio di Pechino, potrebbe censurare contenuti sgraditi al governo cinese (ad esempio riferimenti agli Uiguri o a piazza Tienanmen) e, persino, essere strumento per influenzare le prossime elezioni presidenziali (come avvenuto, secondo i servizi di sicurezza americani, con le interferenze russe della scorsa tornata).
TikTok, lanciato nel settembre 2016, conta oggi circa 500 milioni di utenti in tutto il mondo ed il suo utilizzo è letteralmente esploso negli ultimi due anni. Intuitiva e facile da gestire, l’app offre una piattaforma per produrre e pubblicare video sincronizzati e clip musicali con effetti fino a 60 secondi. Ma, secondo i politici d’oltreoceano, non sarebbe esente da rischi.

LA LETTERA DEI SENATORI

In una lettera indirizzata al direttore ad interim dell’intelligence nazionale Joseph Maguire, il leader democratico del Senato Chuck Schumer e il senatore repubblicano Tom Cotton hanno suggerito che il proprietario di TikTok, ByteDance, potrebbe essere costretto a condividere le informazioni sugli utenti con l’intelligence cinese, in virtù dell’articolo di legge che obbliga tutte le imprese della Repubblica Popolare, anche all’estero, a collaborare se richiesto con la madrepatria. E ciò, potrebbe offrire ai servizi cinesi una ‘backdoor’ (letteralmente una porta di servizio) sugli smartphone e sui computer degli utenti, oltre ad assicurare dati personali talvolta sensibili.

LA DIFESA DI TIKTOK (E LA REPLICA USA)

Dal canto suo, in una dichiarazione pubblicata sul suo sito web, TikTok ha cercato di prendere le distanze dalla Repubblica Popolare, dicendo di non essere influenzata “da nessun governo straniero, compreso il governo cinese”. I centri dati della società, ha evidenziato, sono situati al di fuori della Cina e nessuno dei suoi dati “è soggetto alla legge cinese”. Parole che non hanno convinto i senatori, che se da un lato hanno riconosciuto che l’applicazione non funziona in Cina, dove ByteDance offre l’app DouYin simile ma separata, e che i dati utente di TikTok sono conservati negli Stati Uniti, dall’altro hanno detto che “ByteDance è ancora tenuto a rispettare le leggi della Cina”. E ciò, dal punto di vista americano, costituisce un problema di non poco conto.

IL RUOLO DELLA CINA

Ad agitare gli Stati Uniti, come testimonia un report realizzato dal think tank Usa Brookings Institution, è soprattutto il fatto che i cyber attacchi cedono sempre più il passo a nuove forme di guerra ibrida che alcuni Stati starebbero mettendo a punto partendo dallo sviluppo di tecnologie come l’intelligenza artificiale, automazione e machine learning, combinato a un sapiente utilizzo di big data.
Quando si parla di operazioni d’intelligence che fanno leva sull’uso di informazioni, il pensiero va subito a Mosca, che in questo ambito è nota non solo per la ‘disinformatia’ di sovietica memoria, ma anche per le più recenti accuse americane di aver tentato di influenzare le ultime elezioni presidenziali. In realtà, hanno evidenziato in un interessante commento Laura Rosenberger e Zack Cooper – rispettivamente direttore e co-direttore dell’iniziativa Alliance for Securing Democracy portata avanti dal think tank German Marshall Fund of the United States – sarebbe tempo che Washington si concentrasse in modo sistematico sulle campagne messe in atto da un rivale ben più ingombrante e strategico: la Cina.

LE APP MADE IN CHINA

Di qui il recente interesse di Washington sulla tutela dei dati, riguardante in particolare la crescente diffusione di app cinesi. È notizia di febbraio – riportata dalla Cnn – che, secondo un provvedimento della Federal Trade Commission, proprio TikTok avrebbe raccolto informazioni personali dei minori di tredici anni senza il consenso dei genitori. Per questo le era stata comminata una multa di 5,7 milioni di dollari. Ma il tema, al quale ha dedicato un’analisi Claudia Biancotti, economista della Banca d’Italia e attualmente visiting fellow presso il Peterson Institute for International Economics, potrebbe avere conseguenze ancora peggiori. La ricercatrice ha infatti rilevato come l’applicazione stia diventando molto popolare non solo tra i più giovani, ma persino tra le forze armate statunitensi. E questo porrebbe un sostanziale problema di sicurezza. Le app social raccolgono infatti molti dati sugli utenti: tali informazioni, nelle mani del governo cinese, potrebbero secondo la studiosa essere utilizzate per perfezionare il software e renderlo più facilmente sorvegliabile da Pechino. Con l’aiuto di questi social media le autorità cinesi potrebbero inoltre riconoscere meglio i volti occidentali o estrarre informazioni sulle attività militari. E in virtù di ciò, questo rappresenta, secondo gli esperti, un altro fronte tecnologico che dovrà senz’altro essere monitorato con grande attenzione.

ultima modifica: 2019-10-25T12:40:15+00:00 da Michele Pierri

 

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: