Cosa farà la task force di Palazzo Chigi per il tracciamento digitale

Cosa farà la task force di Palazzo Chigi per il tracciamento digitale
La squadra sarà coordinata dal professor Walter Ricciardi insieme ad esperti del ministero dell’Innovazione e della Sanità. Obiettivo è tracciare in modo digitale i pazienti affetti da Covid-19 e gli asintomatici per circoscrivere i focolai come fatto a Seul

Meglio tardi che mai. Palazzo Chigi è pronta a mettere in campo una task force che cercherà di utilizzare i Big Data per mappare e tracciare i casi di Covid-19 nel nostro Paese. La struttura sarà coordinata dal professor Walter Ricciardi insieme ad esperti del ministero dell’Innovazione e della Sanità. Una task force che nasce proprio per dare seguito all’articolo 76 del Decreto Cura Italia, approvato lo scorso 17 marzo e che prevede che “la presidenza del Consiglio dei ministri o il ministro delegato nominino un contingente di esperti per studiare soluzioni innovative, tecnologiche e di digitalizzazione al fine di contrastare e contenere il diffondersi del coronavirus”.

L’obiettivo del gruppo di lavoro è di replicare, nel limite del possibile, quanto già fatto, con successo, nella Corea del Sud dove per contrastare il diffondersi dell’epidemia stanno utilizzando da oltre un mese tecnologie digitali per il contact tracing attraverso i telefonini in modo da ricostruire la catena di contatti e prevenire le trasmissioni di contagio. Tutto questo grazie alla geo-referenziazione dei casi di contagio e alla identificazione dei singoli focolai su mappe molto precise che permettono così di controllare il fattore di riproduzione.

Anche in Italia un pool di studiosi, data scientist, ingegneri, avvocati ed economisti aveva proposto sia alla Regione Lombardia che al governo, di prendere esempio da questa esperienza per contenere l’epidemia. Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente della Sda Bocconi, Alfonso Fuggetta, docente al Politecnico di Milano e presidente di Cefriel, gruppo fondato da Università e aziende per l’innovazione tecnologica ma anche l’economista Fabio Sabatini della Sapienza di Roma da diverse settimane hanno insistito sui social e non solo su un “modello” che ha come finalità quello di ridurre i rischi collettivi, utilizzando i Big Data per salvare vite umane, migliorando la ricostruzione della catena trasmissiva e per ridurre gli impatti sociali, ricordando che in Corea del Sud, dove la mappatura è stata tempestiva, il lockdown è stato più limitato.

Si tratta in pratica di mettere a sistema le informazioni digitali da diverse fonti (ad esempio: reti cellulari, Gps dei veicoli, transazioni di carte di credito) per consentire interventi più efficaci da parte delle autorità sanitarie e maggiore consapevolezza per i cittadini, fino a creare un vero e proprio “passaporto digitale” che andrebbe così a sostituire l’autocertificazione del ministero dell’Interno che ci consente di uscire da casa in questi giorni per “comprovate necessità”.

“Due esempi, presi dalle esperienze internazionali: uno riguarda la domanda e l’altro l’offerta – ha spiegato l’economista Carnevale Maffè – il primo mira alle informazioni disponibili ai cittadini, anche su smartphone, sulle possibili zone di contagio, con dati anonimi, orientando così comportamenti responsabili. L’altro riguarda l’allocazione di risorse scarse: dalla capacità di effettuare tamponi in modo mirato, agli interventi di sanitizzazione, al monitoraggio delle quarantene”.

Che le nuove tecnologie superano anche il problema della privacy, lo stanno sostenendo anche i virologi, come Roberto Burioni per il quale “non è il momento di fisime sulla privacy, c’è la vita dei cittadini in gioco. Usiamo al meglio la tecnologia che abbiamo per tracciare gli infettati e impedire i contagi. Subito”.

D’altra parte le nuove disposizioni del governo hanno introdotto un’apertura eccezionale alla possibilità per la Protezione Civile di trattare dati personali, anche sensibilissimi, per la gestione dell’emergenza sanitaria. Queste applicazioni, scaricate sugli smartphone dei cittadini, consentiranno alle autorità pubbliche coinvolte nel sistema di Protezione Civile (enti locali, Regioni, forze dell’ordine, strutture sanitarie) di monitorare gli spostamenti e i contatti di persone contagiate o a rischio contagio. E anche la quarantena a cui tutti gli italiani sono costretti per prevenire la diffusione del contagio potrebbe essere presto un ricordo lontano.

ultima modifica: 2020-03-23T14:20:18+00:00 da Giancarlo Salemi

 

 

 

 

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